Editoriale del Direttore 9 May 2019 19:48 CEST

Quel “normale” e irresponsabile falò dell’odio

Periferie e rabbia

La gelida primavera delle nostre banlieu si gonfia di esasperazione. Mentre sulfurei strateghi dell’odio col cranio rasato soffiano sul fuoco del risentimento, allestendo falò che attirano le falene di chi pensa di essere stato privato di un diritto e determina per loro lo stesso destino: quando arrivano troppo vicino alle fiamme, si bruciano.

L’abbaglio di saper discernere ragioni e torti, assegnando agli “italiani” sfrattati tutte le prime e lasciando ai rom legittimi assegnatari l’universo dei secondi, produce un corto circuito nel quale va in tilt il vero e unico criterio che si può e deve seguire: far proprie e rispettare le regole dello Stato di diritto.

Quelli a cui il Comune riconosce il diritto di avere un appartamento, non possono entrarci dopo essere stato costretti ad un percorso di guerriglia urbana. Chi sente di essere stato privato di una legittima attribuzione ha gli strumenti che la legge assegna per far valere le proprie ragioni. Bene ha fatto il sindaco Raggi: e non si curi delle critiche inverosimili di Luigi Di Maio.

Andando più a fondo, guai a fare spallucce dinanzi alla rabbia che cova nelle periferie e in chi ci vive. Guai a girare la testa, ritenendolo “normale”, di fronte al clima di violenza e intimidazione che viene alimentato irresponsabilmente e delinquenzialmente da chi cerca solo lo scontro. Le immagini di minacce verso giovani mamme rom, che tutta Italia ha visto, sono indecenti e indegne di un Paese civile: è sperabile che le forze dell’ordine che hanno svolto senza incertezze il loro dovere sappiano identificare i responsabili.

A noi, a tutti quelli che le stesse immagini hanno visto comodamente seduti nei salotti di casa propria, spetta il sussulto dell’indignazione non fine a sé stessa. I fatti di Casalbruciato riguardano e interrogano la coscienza di ognuno. Se il falò dell’intolleranza continuerà a bruciare, cauterizzerà chi abita nelle periferie e chi nel centro; chi protesta e chi subisce; chi butta benzina e chi prova a spegnere le fiamme. La violenza genera violenza. Chi fa finta di non capirlo o, peggio, non vuole, sarà la prima vittima.

 

 

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