Commenti & Analisi 17 Apr 2019 08:38 CEST

Caro collega, l’Ucpi si batte per i diritti: fallo anche tu

“Scioperare”? No, le nostre sono astensioni indette secondo le regole. Sono una delle fasi di una battaglia condotta con tanti altri mezzi. Senza la quale, le leggi sulla giustizia sarebbero peggiori

Caro Avvocato Coden, una breve premessa: noi avvocati, ahinoi, non scioperiamo; noi ci asteniamo da ogni attività penale, per tutelare i diritti dei cittadini, anche di quelli inconsapevoli.

Basterebbe questo, oltre alla storia quasi trentennale dell’Unione e ai nostri scopi statutari, per capire che la nostra associazione non ha una natura sindacale.

L’Unione delle Camere penali ha solo ed esclusivamente natura politica ( nel senso più alto del termine, di questi tempi è meglio chiarirlo). Dispiace che Lei non metta la sua esperienza e la sua sapienza a disposizione della Camera penale di Pordenone e di tutta l’Ucpi, partecipando come iscritto alla vita di una Camera penale molto orgogliosa e molto attiva nell’Unione. La vita associativa consente di condividere l’esperienza, l’entusiasmo, la passione, la conoscenza, di tutti gli avvocati di ogni età, che con grande umiltà si mettono al servizio dei colleghi. È questa la ragione della vita associativa.

Le astensioni non sono un atto politico a sé, ma il momento di un percorso politico. La storia dell’Unione insegna che è stato sempre questo il percorso: confronto, anche scontro, ricerca se possibile della sintesi, e poi eventualmente astensione, oppure direttamente astensione, per denunciare una compromissione dei diritti in atto. I risultati delle astensioni del 2018 ( anche del 2017) sono molteplici, e non tutti visibili sui giornali, ma rintracciabili nel raffronto tra i testi di legge iniziali e quelli poi approvati. Se si vuol comprendere l’esito delle battaglie politiche non si può isolare il risultato finale del processo legislativo, come se fosse una partita di calcio, ma si deve guardare alle regole dettate dal legislatore prima dell’inizio della partita e a quelle poi approvate alla fine. Quanto all’azione politica dei penalisti di Lucca – che non sono usi ad “inscenare” nulla ( le sarà sfuggito un po’ il polpastrello) –, credo che la stessa abbia ottenuto un notevole risultato. Era una azione di denuncia all’opinione pubblica locale, del resto molto efficace se è arrivata fino a Pordenone, contro una distorsione, spesso contra legem, rispetto alla quale l’azione politica dell’Ucpi è fortissima. Da anni l’Unione ha un proprio osservatorio sull’informazione giudiziaria, che ha prima redatto un libro bianco, e ora prosegue con una serie di attività di studio e di proposta, note sia ad una buona parte dell’opinione pubblica, sia a tutti gli operatori del settore, giornalisti compresi.

Quanto al problema carcere, l’attività di denuncia, di studio e di proposta dell’Unione, attraverso il proprio Osservatorio Carcere, è incessante e di altissimo profilo. Recentemente c’è stato un incontro con il Ministro Bonafede ed il direttore del D. A. P. proprio sul grave tema del sovraffollamento. Vorrei ricordarle, in merito alla mancata approvazione della riforma penitenziaria da parte del precedente esecutivo, che l’Unione all’epoca non era al governo, non lo è nemmeno ora e mai lo sarà. Quindi dovrebbero risponderle sia il precedente governo sia l’attuale. Quanto alle “mitiche” astensioni degli anni Novanta, Le ricordo che dal 2002 in poi è stato introdotto un codice di autoregolamentazione, la cui violazione comporta sanzioni economiche pesantissime per un’associazione le cui finanze si reggono solo sulle quote sociali. L’Unione si è sempre mossa nel rispetto del suddetto codice, anche con le astensioni in serie da Lei citate. Certo, potremmo agire in violazione del codice, con astensioni sine die pagando le gravose sanzioni economiche. Dobbiamo prima però costituire un fondo con contributi singoli, volontari e significativi. Se vuole contribuire, oltre che con la prosa anche con le finanze, potremmo fornirle l’iban per il pagamento.

Le ragioni di ogni astensione sono chiaramente indicate nelle articolate delibere. Le posso assicurare che l’astensione non è il solo mezzo di battaglia politica, e che l’incidenza sugli uffici giudiziari è tale che due di questi uffici hanno interessato la Corte costituzionale sulle astensioni proclamate dall’Unione, ricevendo dalla Corte stessa due pronunce che hanno ribadito il diritto degli avvocati ad astenersi. Quanto alle iniziative politiche, scientifiche e mediatiche, la invito a leggere i giornali e a guardare la tv, oltre a partecipare a qualcuno dei numerosi convegni di altissimo valore scientifico in corso ( possono partecipare anche coloro che non sono relatori, se ritengono). Non è accettabile la sua idea di rifiutare la difesa d’ufficio come forma di protesta, e mi sorprende che provenga da un avvocato con tanti anni di toga sulle spalle. Con tale rifiuto si creerebbe un danno a tanti cittadini, spesso poveri, che hanno solo l’avvocato a difendere i loro diritti.

Concludo invitandola ad iscriversi alla Camera penale di Pordenone, così da semplice iscritto potrà contribuire con la sua esperienza alla battaglia per la tutela dei diritti di tutti i cittadini, magari anche imparando qualcosa dai colleghi più giovani.

* avvocato penalista, responsabile Comunicazione dell’Unione Camere penali italiane

 

 

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