Analisi 14 Apr 2019 10:52 CEST

Il sollievo di Fede: né “prostituto” né corrotto e nemmeno mafioso

 

Può tirare un sospiro di sollievo Emilio Fede, condannato in via definitiva a quattro anni e sette mesi di carcere per i reati di favoreggiamento e tentata induzione alla prostituzione. Se potrà respirare a casa propria lo deve alla sua età ( in giugno saranno 88), a qualche patologia legata all’anagrafe, alla saggezza della procura generale di Milano, ma soprattutto al fatto di non essere mafioso né terrorista e in particolare di non esser stato condannato per reati contro la Pubblica Amministrazione. In questo caso avrebbe fatto la fine di Roberto Formigoni, che viene “rieducato” da qualche mese nel carcere di Bollate mentre il ministro Di Maio e i suoi colleghi gridano “bye bye corrotti”.

Per il nuovo corso del “governo del cambiamento” infatti, i reati “politici” ( corruzione, piuttosto che peculato ) sono equiparati, in una visione moralistica di vendetta sociale, a quelli di criminalità organizzata. E hanno carattere “ostativo” rispetto alla possibilità di sospendere l’esecuzione della pena, per esempio per l’età del condannato. Carcere a ogni costo, quindi. Dalla certezza del diritto alla certezza della galera.

Dunque Emilio Fede potrà andare agli arresti domiciliari. Che non è galera, ma pur sempre privazione della libertà. Finalizzata alla rieducazione, si suppone. O, come diceva Foucault, “la singolare pretesa di rinchiudere per correggere”. Potrà meditare l’ex direttore del Tg4, e promettere a se stesso e alla società che mai più andrà a cena a casa di Silvio Berlusconi e mai più cercherà di indurre qualche ragazza ad andare a letto con l’ex presidente del Consiglio. Il che è abbastanza singolare, e immaginiamo Fede che ridacchia tra sé mentre fa il suo fioretto. Perché non c’è bisogno di andare a cena a Arcore per sapere che un uomo di potere è sempre accerchiato di belle ragazze, specie se queste vogliono far carriera in tv e se lui è proprietario di un grande gruppo nelle telecomunicazioni. Qualcuno può credere che ci fosse bisogno dell’” induzione” di Fede per trovare qualche fidanzata a Berlusconi?

Questo processo, nelle sue versioni uno, bis e ter non avrebbe mai dovuto esser celebrato in una società liberale dove i rapporti tra adulti consenzienti sarebbero solo fatti privati. Certo, a qualche cena ha anche partecipato una ragazza cui mancavano pochi mesi per raggiungere la maggiore età. Ma una sentenza definitiva ha sancito che Silvio Berlusconi non conosceva la vera età di Ruby, poiché la ragazza dimostrava qualche anno di più. E allora? Che cosa è che oggi impedisce a un rispettabile signore quasi novantenne di uscire di casa, andare al bar preferito, fermarsi all’edicola e poi passeggiare? Oppure partecipare a qualche talk cui viene costantemente invitato, o anche viaggiare?

Se Emilio Fede dovrà andare agli arresti domiciliari, se è stato condannato, è perché la residenza di Arcore è stata considerata da una magistratura più in tonaca che in toga una sorta di bordello a luci rosse. I rapporti consensuali tra adulti sono diventati prestazioni professionali tra prostitute e clienti. Anzi, il cliente, quell’imprudente Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, che riteneva, sbagliando, di essere un uomo libero anche di fare le stesse sciocchezze di tutti gli altri uomini.

C’è un fattore culturale dietro tutto ciò. La confusione, prima di tutto tra la mantenuta, cioè la ragazza cui l’uomo elargisce regali, anche in denaro, perché gli fa piacere farlo e perché se lo può permettere, e la prostituta, che è una libera professionista con una tariffa per le sue prestazioni, e che pagherebbe anche le tasse se il Parlamento si decidesse a regolamentare il settore. Se tutto è prostituzione, se le ragazze che hanno frequentato Arcore sperando di averne qualche vantaggio di carriera sono tutte puttane, allora lo è anche chi fa un matrimonio di interesse, chi sposa il miliardario o si fa comunque da lui mantenere. Dovrebbero comunque essere tutti fatti privati e non è mai un bel momento quando lo Stato si intrufola tra le lenzuola dei cittadini. E soprattutto non è un bel momento quando il diritto penale, invece di indirizzarsi verso l’accertamento delle responsabilità individuali nella commissione dei reati, si arroga il compito di lottare contro i fenomeni sociali, siano essi la mafia o il terrorismo. O la corruzione, equiparata da una recente ( in gran parte incostituzionale ) legge detta appunto “spazzacorrotti”. O infine, addirittura, la prostituzione. Ma sì, togliamo la libertà a Emilio Fede, così nessuna donna venderà più il suo corpo e nessun uomo sarà più disponibile a comprarlo.

 

 

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