Sembra un film dell’orrore

Li chiamano pirati. Schierano contro di loro la Marina militare di due paesi. Dove è finito il buonsenso? Siamo di fronte a una vera e propria crisi di civiltà

Salvini li chiama pirati. Non è necessariamente un termine spregiativo.

A me, ad esempio, piace il termine pirata.

Temo però che il ministro dell’Interno non lo abbia pronunciato con simpatia. Ha usato questa definizione per giustificare la mobilitazione militare contro i pirati.

Chi sarebbero i pirati?

108 persone fuggite da un lager libico e che ora cercano salvezza in Europa. Inutilmente.

Perché sia Malta che l’Italia hanno messo in allarme le proprie marine militari, quasi in una azione di guerra.

Vogliono rispedirli in Libia.

Non voglio dire che il dirottamento della nave sia un gesto bello, o da condividere, o da giustificare. So anch’io che è proibito. E so che – se per caso i migranti hanno usato violenza – hanno commesso un reato. Però resto basito quando vedo che c’è un establishment politico europeo che trovandosi di fronte a 108 africani che sono riusciti a fuggire dagli sgherri in Libia, non sa fare altro che dire: tornate in Libia e fatevi massacrare.

Succedono, queste cose, nei film dell’orrore, in genere. E creano sdegno, rabbia, emozione. Non dovrebbero succedere nella politica della modernissima Europa, e se invece avvengono vuol dire che ci troviamo di fronte a un problema politico gigantesco, anzi a un vero e proprio problema di civiltà che non sarà facile risolvere. E’ il buonsenso che viene distorto e piegato a ragioni incomprensibili. Come è successo altre volte nella storia del nostro continente, anche molto, molto tragicamente.

Nessuno, dieci anni fa, avrebbe perdonato, a una qualunque autorità politica, una simile e inutile ferocia. E nessuna autorità politica avrebbe neppure preso in considerazione l’ipotesi di restituire alle guardie della Libia 108 povere persone.

La verità è che la vera colpa dell’Europa, dalla quale difficilmente potrà giustificarsi di fronte alla storia, è quella di avere lasciato l’Italia sola. Da tutti i punti di vista. E di averle delegato il compito di poliziotto del Mediterraneo. Sapendo benissimo che quella di oggi non è l’Europa di Prodi o di Berlusconi, che nelle loro differenze profonde mantenevano comunque una bussola civile. E’ l’Italia governata da una compagine dominata da una fortissima componente xenofoba. E che conduce una politica di contrasto all’immigrazione ispirata da una forte idea xenofoba. Di questo non bisogna chiedere contro solo a Salvini, che non ha mai nascosto il suo pensiero su questi temi. O a Di Maio che non si oppone a Salvini. Bisogna chiedere conto a Juncker, alla Merkel, a Macron, a Sanchez. Non possono fare le anime belle, e pronunciare parole, magari, di accoglienza, e poi delegare a Salvini il governo del Mediterraneo. L’Europa, se esiste, non può non avere una sua politica dell’accoglienza e una sua politica del soccorso. Deve affermare la sua autorità. Se questi 108 disperati che stavano affogando in mare saranno riconsegnati alla Libia sarà un delitto da mettere sul conto dell’intera Europa.

Dopodiché c’è la magistratura italiana, che è tra le principali responsabili della piega che hanno preso le cose nell’ultimo anno, perché è stata la protagonista del blocco dei soccorsi, la quale ora si riscatta indagando Matteo Salvini ogni due o tre mesi. E’ pura burocrazia. E tentativo di affermare la propria superiorità sulla politica. Non c’è altro. Salvini può essere fermato solo dall’opposizione politica, e dall’Europa, non da giudici che inventano reati inesistenti. Salvini non è un “colpevole di reati” è solo il protagonista di una politica sciagurata. Che si è avvalsa del contributo dei magistrati che hanno cancellato le Ong. Indagarlo è assurdo.

 

 

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