Ricordate Scelba? Un signore…

C’era una volta un esponente arcigno della destra democristiana che si chiamava Mario Scelba. Era odiato dalle sinistre. Era ministro dell’Interno ma le sinistre dicevano che era ministro di polizia. Era odiato dai sindacati, dagli operai, dagli studenti. Erano gli anni nei quali lo scontro politico e sociale, in Italia, era violentissimo.

Scelba aveva la mano dura, molto dura. Però non si sarebbe mai sognato di dire: “arrestateli tutti”. Lui sapeva che il ministro dell’Interno può anche essere feroce, ma non è suo compito spiccare i mandati di cattura. Un ministro dell’Interno che grida “arrestateli tutti”, in regime democratico, è una novità assoluta. Su questo giornale abbiamo criticato in modo molto aspro il comportamento della magistratura che voleva processare Salvini come un gangster, accusandolo di sequestro di persona. Così come abbiamo criticato la magistratura che ha messo sotto accusa in modo strampalato il sindaco di Riace, colpevole di fare accoglienza e integrazione e di avere rilanciato la cittadina calabrese che amministrava. E abbiamo criticato il famoso Procuratore di Catania che aprì varie inchieste sulle Ong (spingendo il governo di centrosinistra a ripulire il Mediterraneo dalle Ong e a lasciare i profughi senza soccorsi), per poi chiudere le inchieste senza poter contestare nessun reato.

Detto questo non si può non dire che il comportamento di Salvini è sconcertante. Ci sono tre aspetti inquietanti, in tutta questa vicenda, che in parte confliggono tra loro. Il primo è la durezza incomprensibile con la quale settori anche molto diversi tra loro della magistratura e del mondo politico si sono scagliati contro le Ong che negli anni scorsi hanno salvato alcune migliaia di vite umane al prezzo di grandi sacrifici. Il secondo è il tentativo della magistratura di prevaricare la politica e di contestarne l’autonomia delle scelte (anche delle scelte meno condivisibili o più sciagurate). Il terzo (ed è una novità) è il tentativo della politica di prevaricare la magistratura.

Matteo Salvini è un po’ il punto di incontro – il testimone vivente – di queste tre – diciamo così – degenerazioni. Lui è vittima dell’invasione di campo della magistratura in politica, e lui è protagonista dell’invasione di campo della politica sul terreno della magistratura (ordina arresti, indica i reati, stabilisce come si applicano le leggi). Lo ha fatto ieri chiedendo arresti illegali (e anche questa è una novità assoluta nella storia del ceto politico) lo aveva fatto recentemente chiedendo la liberazione di un detenuto condannato a cinque anni per tentato omicidio di un uomo immobilizzato e poi fucilato. E infine è sicuramente uno dei protagonisti del fronte ampio anti-ong che accomuna amplissimi settori del potere e dell’establishment (politici di sinistra e di destra, magistrati di sinistra e di destra, giornalisti di sinistra e di destra).

In questa vicenda dei migranti i Cinque Stelle si sono tenuti ai margini. Probabilmente anche preoccupati per la reazione di alcuni settori – forse minoritari ma importanti – del loro elettorato. Il problema è che si rischia, nel governo, di saldare due diversi giustizialismi, e le conseguenze di questa saldatura potrebbero essere pesantissime. Cioè il giustizialismo della Lega contro i poveri (uso questo termine con un po’ di approssimazione, ma credo si capisca cosa intendo) e il giustizialismo dei 5Stelle, e di settori Pd, contro i ricchi, o contro i politici, o contro gli intellettuali. Se si congiungono queste due tendenze il rischio è quello di una vera e propria involuzione autoritaria.

L’altro giorno sentivo in Tv un autorevole e giovane esponente di Forza Italia rivolgersi alla Lega invitandola ad abbandonare i 5 Stelle e a unirsi al vecchio centrodestra per riformare la giustizia. Già, ma mettere una riforma della giustizia in mano a uno che grida “arrestateli tutti”, o “devono marcire in carcere”, sembra, a chiunque abbia anche solo vaghe idee liberali, una cosa ragionevole?

Non dico queste cose per fare polemica ma per cercare di ragionare. Sui temi della giustizia il clima in Italia è pessimo. C’è una spinta giustizialista che non si era mai vista, neppure ai tempi dei “Girotondi”. Allora (all’inizio di questo secolo) il giustizialismo era essenzialmente una forma di anti- berlusconismo (figlio dell’anti- craxismo), ora si è molto allargato, è diventato una ideologia, forse l’unica vera ideologia vincente in questo paese. E procede in modo amplissimo, coniugando la furia contro gli immigrati e le Ong con quella contro Berlusconi, accusato di nuove malefatte, omicidi, furti, avvelenamenti, uso della tecnologia nucleare da guerra, scassi e altro. E’ impossibile fronteggiare questa ondata “dividendola”. Cioè concentrandosi solo contro uno dei suoi aspetti: per esempio chiedendo Diritto a favore di Berlusconi, o di Salvini (caso Diciotti), o di Formigoni (che ha subìto una condanna folle e senza prove) e in cambio abbassando la voce quando le vittime del giustizialismo sono i migranti o Luca Casarini. Ed è impossibile anche il contrario: non c’è nessun modo per difendere i migranti e chiedere per loro Stato di Diritto, negando poi lo Stato di Diritto per i potenti, e sollecitando leggi speciali contro di loro.

Esistono in Italia una destra liberale e una sinistra liberale. Sono piccole, non fortissime, ma esistono. Solo devono convincersi che per ottenere qualche risultato devono unire le forze, rinunciare alle faziosità, mettere i principi davanti agli interessi politici del momento. Io dico che bisogna schierarsi in modo fermo e coraggioso a difesa di Luca Casarini, Roberto Formigoni, i migranti sulla Diciottii e quelli sulla Mediterranea, Silvio Berlusconi e persino Matteo Salvini (quello vittima, dico, non quello “sbirro”). Nelle celle delle prigioni e sulle navi dei profughi c’è la stessa ansia e la stessa richiesta di diritto e di libertà. Identiche.

P. S. Scherzavo su Scelba. Quando era ministro dell’Interno lui, molte manifestazioni popolari furono attaccate dalla polizia e ci furono molti morti. Fu lui che inventò il neologismo “culturame” per liquidare gli intellettuali. Salvini è ancora parecchio lontano, per fortuna.Solo che “promette bene”…

 

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