carcere 14 Feb 2019 11:04 CET

Non ci son più giudici a Berlino…

Ho provato in tutti i modi a entrare nella mente del magistrato che ha deciso di negare a Giuseppe Morabito la possibilità di andare a trovare il suo bambino in ospedale.

Non ci sono riuscito.

Il bambino ha quattro anni. Sì: quattro. Deve sottoporsi ad un intervento al cuore. È vero, è un intervento semplice, non ci sono rischi di morte.

Ma il bambino ha quattro anni, è piccolo piccolo, ha chiesto di poter vedere il suo papà. Il suo papà è in cella. Non è stato condannato in via definitiva, quindi – a norma di legge e di buonsenso – è anche innocente.

Comunque non è accusato di omicidio, di stupro, di strage, di sequestro di persona, di terrorismo. E’ accusato di far parte di un’associazione di spacciatori di marijuana. Non è pericoloso, non è violento, non ha mai fatto male a nessuno.

Il Pm, cioè il magistrato che sostiene l’accusa contro di lui e che lo ha fatto arrestare ha detto – come è logico – che nulla osta a concedergli un permesso. Morabito non chiedeva i domiciliari: chiedeva due ore. Due ore sotto scorta per salutare il bambino. Rischi per la sicurezza pubblica zero virgola zero.

Il magistrato della quinta sezione della Corte d’appello di Milano ha detto di no. Perché? perché il bambino non rischia la vita.

Ecco, adesso provateci voi a fare quello che ho tentato io. Provare ad entrare nella mente di questo magistrato. Come ha ragionato? Sa cos’è un bambino? sa cos’è un padre? Sa cos’è la giustizia? Che idea ha del diritto, del buonsenso, dell’umanità? Se trovare una spiegazione, scrivetemela. E scrivetemi cosa provereste a farvi giudicare da lui.

 

 

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