Politica 5 Feb 2019 09:38 CET

Salvini e Di Maio roteano le Durlindane Liti e ultimatum, ma la crisi non conviene

È una surroga, anzi una strattonatura. Quindi bisogna chiedere scusa. Ma è del tipo che aiuta a capire di più e meglio di tanti discorsi. Prendiamo le parole pronunciate da Sergio Mattarella riguardo Maduro, Guaidò e la posizione italiana. «La situazione del Venezuela – ammonisce il presidente – richiede senso di responsabilità e chiarezza su una linea condivisa con tutti i nostri alleati e i nostri partner della Ue. Non ci può essere incertezza né esitazione». Le parole del capo dello Stato arrivano dopo che i principali Paesi europei hanno riconosciuto la presidenza Guaidò e rigettato Maduro: non sono dunque possibili equivoci o fraintendimenti. Dov’è la strattonatura? Proviamo a sostituire la parola Venezuela con Italia: cosa abbiamo? Mutatis mutandis, la fotografia piuttosto nitida di quel che è accaduto nel braccio di ferro con Bruxelles riguardo la legge di Bilancio. E cosa sta succedendo nelle Cancellerie del Vecchio continente rispetto ai comportamenti della maggioranza gialloverde e del governo Conte. La situazione è al tempo stesso semplice e paradossale. M5S e Lega nelle elezioni politiche hanno ottenuto consensi copiosi. Si sono presentati su fronti opposti ma, numeri alla mano e moral suasion a pieno regime, hanno accettato di stringere un accordo per governare in tandem uno dei Paesi più avanzati e importanti del mondo.

Solo che invece di governare preferiscono litigare. Gli italiani – che continuano a sostenere in modo forte e uniforme i sottoscrittori del Contratto – si aspettano che Di Maio e Salvini, ciascuno facendo salva la propria identità e la propria visione delle cose, stabiliscano di percorrere un tratto di strada in parallelo, puntando a risolvere i tanti problemi che soffocano lo sviluppo e il benessere degli italiani.

Al contrario, e pur scontando una situazione politica ultra favorevole visto che non ci sono maggioranze alternative a quella attuale i partiti di opposizione “ufficiali” continuano a vivere uno stato di grande debolezza e incertezza, assistono ad un litigio perenne e insistito sui principali temi d’azione governativa; dopo essere stati costretti a ridimensionare brutalmente obiettivi e ambizioni a causa dello stop imposto dalla Commissione, pena l’apertura di un procedimento di infrazione per debito eccessivo. Il paradosso sta nel fatto che mentre litigano furiosamente su capitoli fondamentali dalla Tav alla richiesta di messa in stato d’accusa di Salvini; dalla legittima difesa alla politica estera – con modalità tanto insistite quanto a tratti infantili, senza risparmiarsi da parte dei luogotenenti vari né contumelie né volgarità, sia il leader del Carroccio che quello pentastellato si affrettano in tempo reale a dire che non ci sarà alcuna crisi ( pur evocandola sottovoce e brandendola come una Durlindana contro l’altro) e che il governo non rischia.

Benissimo. Ma allora che senso ha questo gigantesco wrestilng, tanto furioso quanto, pare, farlocco e privo di conseguenze? Sia Salvini che Di Maio sanno che per motivi vari nessuno dei due può permettersi di rompere l’alleanza: il costo politico sarebbe enorme. Ma allora perché tanto sfoggio di veemenza ultimatoria che poi non trova mai sbocco se non nel “solito” vertice a tre con Conte, alla fine del quale si assicura che tutto va bene madama la marchesa?

La risposta è molteplice. Come più volte rilevato, i gialloverdi svolgono tutte le parti in commedia, sono maggioranza e opposizione al tempo stesso. Nel M5S ( meno nella Lega) il copione va in scena addirittura dentro al partito. Inoltre poiché il Contratto di governo non opera una sintesi delle varie questioni ma si limita a giustapporle in un magma spesso indistinto, ciascuno dei due partner si sente in dovere di riferirsi e di tutelare solo il suo elettorato. Infine su tutto fa premio la campagna elettorale fatta di comunicazione e propaganda. Il risultato è un cammino a sghimbescio, un procedere sincopato pieno zeppo di strappi e ricuciture. Molti sostengono che un simile balletto finirà con le Europee. Probabile, ma affatto scontato. E’ possibile che si continui con il registro attuale, una sorta di giro infinito sulle montagne russe. Le categorie “chiarezza e senso di responsabilità” evocate da Mattarella sono come i fiocchi di neve che cadono cadono e mai attecchiscono. Per alcuni è un bene, per altri un male. E si va avanti così.

 

 

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