Salute 17 Jan 2019 14:05 CET

Aborto: associazioni, ritardo relazione annuale è anomalia, Grillo risponda

Depositata ieri interrogazione urgente a prima firma Emma Bonino

Roma, 17 gen. (AdnKronos Salute) – La relazione al Parlamento sulla legge sull’interruzione volontaria della gravidanza del ministro della Salute è in ritardo di 11 mesi – come denunciato, in un’interrogazione urgente al ministro Giulia Grillo, depositata ieri, a prima firma Emma Bonino – è un “incidente anomalo, che ripropone con urgenza una serie di domande irrisolte: sono stati presi provvedimenti per affrontare le criticità emerse in passato? Perché il metodo farmacologico è così poco applicato, a fronte dei dati ricavati dalle statistiche ufficiali di altri Paesi? Perché la contraccezione non è gratuita nel nostro Paese, mentre lo è l’interruzione della gravidanza?”. E’ quanto dichiarano le ginecologhe Mirella Parachini, vice segretario dell’Associazione Luca Coscioni, e Anna Pompili di Amica (Associazione medici italiani contraccezione e aborto), con l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Coscioni.
“Chiediamo alla ministra Giulia Grillo – aggiungono – di mostrare un segnale di discontinuità col passato, dando risposta a queste domande. Chiediamo un piano di interventi mirati, per garantire la gratuità della contraccezione, unica vera prevenzione del ricorso all’aborto; consentire anche alle ragazze minori l’accesso alla contraccezione di emergenza senza obbligo di prescrizione; migliorare l’accesso alla Ivg farmacologica, permettendo il regime ambulatoriale e ‘at home’, come avviene nel resto del mondo o il regime di ‘day hospital’, eliminando finalmente la raccomandazione del regime di ricovero ordinario; sollecitare Aifa ad ampliare l’Ivg farmacologica del I trimestre da 49 a almeno 63 giorni (Fda americana prevede il regime ‘at home’ fino a 70 giorni)”.
Secondo la legge 194, infatti – ricordano le associazioni – il ministro della Salute deve riferire al Parlamento entro febbraio sullo stato di applicazione della legge nell’anno precedente; oltre all’analisi completa sull’applicazione della norma, la relazione dovrebbe essere uno strumento – fino a oggi disatteso – per individuare le criticità e approntare interventi concreti di miglioramento, al fine di assicurare il diritto alla salute alle cittadine italiane senza disparità e disuguaglianze.