Analisi 15 Jan 2019 13:07 CET

Non si può mai gioire, se una persona finisce in prigione

E’ una questione di civiltà

Caro direttore, dunque l’arresto di un latitante costituisce una “bella notizia”. Ed è una “bella giornata” quella in cui si apprende che il latitante in questione potrà finalmente scontare la sua pena in un carcere italiano. E così si gioisce, si fa festa, perché la pretesa punitiva dello Stato ha modo ora di realizzarsi.

Ma è semplicemente vergognoso.

È vergognoso che pressoché tutti abbiano partecipato a questo coro ignobile; che quasi tutti abbiano sentito l’esigenza di dichiararsi felici perché un uomo va in galera.

Semmai alla notizia di un arresto si potrebbe essere presi da sollievo se si trattasse di soggetto attualmente pericoloso. Perché in tal modo, e cioè affidato alle cure di giustizia, non sarebbe più in grado di nuocere. Ma sollievo, al più: non gioia, non festa, non tripudio. In questo caro Paese, invece, in questo Paese cristiano, è già tanto se non si invitano formalmente i cittadini, magari capitanati da un ministro in divisa da secondino, ad accogliere l’” assassino” con urli e corde da forca agitate a reclamare giustizia.

Una persona non dico buona, ma appena civile, non si fa far bella la giornata dalla notizia di un arresto. E non dichiara soddisfazione se un uomo si appresta a subire la prigione.

Tanto meno lo fa in nome delle vittime, perché le vittime hanno semmai diritto di vedere applicata la legge dello Stato: uno Stato che esercita il suo potere repressivo e punitivo con silenziosa decenza, non per il tramite delle immonde sceneggiate di suoi rappresentanti che si mettono a capo della turba che chiede sangue.

Il dolore e il senso di ingiustizia delle vittime non dovrebbero essere evocati da nessuno.

Nessuno dovrebbe valersene a promozione di sé. Nessuno dovrebbe impugnarli per giustificare gioiosamente la pena del carcere. Perché il carcere può forse essere necessario, ma in ogni caso costituisce e produce infelicità: e l’infelicità altrui non dovrebbe dare felicità a nessuno.

Come si vede, non nomino nemmeno la persona di cui si tratta. Né faccio riferimento alle responsabilità che gli sono state attribuite. Perché tutto questo non c’entra nulla.

Potrebbe trattarsi di chiunque, e le responsabilità in questione potrebbero essere le più pesanti e inequivocabilmente accertate. Resterebbe in ogni caso indegno questo trionfo di manifestazioni infoiate, questa corsa a presenziare sulla scena dell’esecuzione assediata dal popolo perbene finalmente protetto da un governo che tiene le cose in ordine.

Tutte bruttissime notizie che non riporta nessuno.

 

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