Come si chiama? Caccia alle streghe

EDITORIALE

Conoscete Salem? È una cittadina degli Stati Uniti di circa 40 mila abitanti. Si trova nel Massachusetts, cioè nel Nord, in quello che si chiama New England. Sta sul mare, è una cittadina antica, molto bella. Oggi si riempie di turisti alla fine di ottobre, vanno lì per festeggiare Halloween, la festa dei morti viventi. I bambini si divertono molto.

Poco meno di 400 anni fa, a metà del ‘ 600, a Salem fu istituito un tribunale del popolo. Servì a stabilire la verità. Perché a Salem in quel tempo circolavano voci strane, quelle che oggi chiameremmo “post– verità”. La gente diceva che il paese fosse infestato di streghe. E per le strade ( Facebook allora non esisteva) molte vecchie megere erano accusate proprio di praticare la stregoneria. Il tribunale del popolo servì a stabilire quali di queste accuse fossero vere e quali false. Risultarono quasi tutte vere e centinaia di persone furono imprigionate e poi decine di donne ( insomma: di streghe) furono messe a morte. Qualcuna fu bruciata viva, per stare più sicuri.

Avete mai sentito parlare di caccia alle streghe? Beh, tutto iniziò lì, nel New England. L’ultima idea di Grillo? Si chiama caccia alle streghe

Beppe Grillo, che è persona istruita e curiosa, deve aver avuto l’idea del suo nuovo tribunale del popolo proprio perché si è ricordato la storia di Salem, dove le cose funzionarono piuttosto bene, tanto che la stregoneria fu estirpata. Oggi non ci sono più streghe a Salem. Col tribunale di Grillo, coi giudici estratti a sorte ai quali viene concessa l’autorità di stabilire cosa è vero e cosa è falso negli articoli che vengono pubblicati sui giornali, si potrebbe ripetere l’operazione. E così eviteremmo il rischio che i giornali scrivano stupidaggini, o che i giornalisti preparino articoli di testa loro, senza controlli, senza vidimazione. Nel Movimento Cinque Stelle questo non avviene. Chi crede di poter fare di testa sua viene espulso su due piedi e gli si chiede anche di pagare i danni…

D’accordo, forse pecchiamo di superficialità: prendere a ridere l’uscita di ieri di Beppe Grillo potrebbe essere una leggerezza grave. I dati elettorali e i sondaggi ci dicono che oggi Grillo è il capo del più forte partito politico italiano, e non è cosa saggia ridere di lui. A pre- scindere dal rischio di finire alla gogna, come ha minacciato di fare coi direttori dei giornali che non gli piacciono.

Il fatto è che ieri avevamo commesso, seppure con qualche cautela, l’errore opposto. Avevamo preso sul serio la proposta di Grillo di aprire una nuova fase garantista del movimento Cinque Stelle. Avevamo immaginato che la sua dichiarazione, che rovesciava il vecchio impianto giustizialista (“se ti becchi un avviso di garanzia devi dimetterti su due piedi, anzi sarebbe meglio se ti dimettessi prima ancora che l’avviso arrivi”) e stabiliva che anche gli indiziati, e persino i condannati, potessero, a certe condizioni, continuare a fare politica, non fosse la follia di un momento, e neppure fosse un espediente per salvare Virginia Raggi, ma che si trattasse invece di una strategia politica, volta a insediare il movimento Cinque Stelle non più ai margini ma al centro dello scontro politico che nei prossimi mesi deciderà chi e come governerà in Italia.

Avevamo ragione ieri a prenderlo sul serio, o oggi a riderci su?

Probabilmente avevamo torto ieri e anche oggi. Inutile cercare nel movimento grillino un “centro di gravità permanente”. La vera strategia di Grillo è una strategia alla “carta”, prende e lascia continuamente, va alla giornata. La scelta garantista era sicuramente una idea che sta dentro le novità del quadro politico. La fine della stessa idea del governo del presidente, del maggioritarismo, modifica tutti i termini della lotta politica. Berlusconi se ne è già accorto da tempo, e ha virato verso il sostegno a una legge elettorale proporzionale, funzionale al parlamentarismo puro e alle politiche delle alleanze. Il Pd, che è sempre stato un partito lento, nonostante lo “sprintismo” di Renzi, fatica ad accorgersene, e continua a immaginare la sua lotta interna come se fossimo ancora al tempo dell’Italicum ( forse l’unico che ha capito che le cose sono cambiate è Gentiloni). Grillo anche, che è un tipo svelto, se ne è accorto e sta preparando una svolta che gli permetta di entrare in Parlamento nonostante la condanna a suo carico per un delitto di tanti anni fa. E pensa a una svolta che svincoli gli eletti del movimento da un codice “morale”, perché questo codice morale sarà pure utile per fare propaganda ma rischia di paralizzare ( grazie all’interventismo a tutto campo del partito dei Pm) ogni possibilità di governare. E il M5S governa Roma, Torino e varie altre città. La sua però non è una svolta ideologica ma una svolta puramente tattica. E’ sbagliato parlare di strategia ( come anche noi, in un momento di entusiasmo abbiamo fatto) quando si ragiona sul grillismo: il grillismo è tattica pura, grande tattica.

E dentro un quadro tattico sta anche la controsvolta di oggi. Grillo ( soprattutto a nome del suo amico Travaglio) non può permettere che si sviluppi un offensiva pubblica contro le “balle”, quelle che ora si chiamano “post– verità”. Perché una offensiva di questo tipo favorirebbe, ovviamente, l’establishment, e danneggerebbe ogni movimento populista, perché la post– verità è il carburante del populismo, che, in genere, non è in grado di controllare i grandi mezzi di informazione, e dunque deve trovare altri strumenti per combattere ad armi pari con nemici molto più potenti.

E oltretutto la svolta garantista del giorno prima aveva lasciato senza fiato gran parte del suo movimento, e in particolare le persone più esposte sul versante della comunicazione ( ad esempio, appunto, “Il Fatto Quotidiano”, che infatti ieri aveva titolato in prima pagina con grande imbarazzo e nascondendo la svolta: «5Stelle: ” via i condannati, gli indagati caso per caso”».

Quella di oggi è una correzione che Grillo non poteva evitare. Sta dentro la sua “tattica”. Speriamo solo che resti un’idea di giornata, come in genere succede alle idee di Grillo, perché di Salem, diciamo così, ci è bastata quella del 600…

 

 

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