Interviste 14 Dec 2016 11:48 CET

Matteoli: «Verdini è rimasto fuori per indebolire il governo»

“Con un esecutivo sempre in ambasce al Senato, Matteo Renzi più staccare la spina quando vuole, dando un bel «stai sereno» al premier Paolo Gentiloni”

«Opposizione dura, seria e compatta». Altero Matteoli, senatore di Forza Italia con una lunga storia parlamentare alle spalle ed ex ministro delle Infrastrutture, guarda alla situazione del centro- destra e nel futuro vede un’unico orizzonte: la coalizione. E sul nuovo governo non ha dubbi: «Verdini è fuori per volere di Renzi. Solo così può tenere Gentiloni sotto scacco» .

Senatore, il governo Gentiloni si è appena insediato. E’ presto per prendere le misure?

Guardi, a mio modo di vedere questa crisi è finita piuttosto malamente. L’esito è stato un governo Gentiloni che non è altro che una fotocopia di quello di Renzi, quando noi di Forza Italia, durante le consultazioni, avevamo chiesto un’unica cosa: la discontinuità.

In effetti, rispetto al governo Renzi, sono cambiati solo alcuni tasselli…

Nella sostanza non è cambiato nulla. Tant’è che oggi, quando si è presentato alla Camera, Gentiloni ha scelto di rivendicare in toto l’esperienza del governo precedente. Un’esperienza di 1000 giorni, nei quali il premier Renzi non è stato capace di risolvere nemmeno un problema del Paese.

Opposizione, quindi?

Ovvio che sì. Non ci sono alternative ad un’opposizione dura, seria e compatta.

Nessuno spazio, dunque, nemmeno per accordi su singoli provvedimenti?

Trovare condivisione e votare insieme su singoli provvedimenti è sempre possibile, ma ciò non inficia in alcun modo la nostra scelta di essere un’opposizione severa.

Uno di questi provvedimenti potrebbe essere la legge elettorale. Attualmente si sente spesso richiamare il Mattarellum, si può già immagina- re qualche soluzione possibile?

Partiamo da un presupposto, invece che da modelli: la legge elettorale è una di quelle norme destinate a cambiare spesso e non esiste una ricetta che vada bene per tutte le stagioni politiche. L’unico punto che deve sempre rimanere fermo è che si tratta di un provvedimento che, per antonomasia, va condiviso tra maggioranza e opposizione.

E quindi siete pronti a dialogare?

Quindi, io spero che si apra un tavolo di confronto serio, per scrivere una legge che tenga conto delle posizioni di tutti e che non sia costruidel ta con furbizia per favorire qualcuno.

A sentirla parlare, sembra che il voto subito non sia la priorità…

Prima si scrive una legge elettorale che metta il Paese in condizione di andare alle urne, poi si va a votare. Sono questi i passaggi necessari di qui ai prossimi mesi, che Forza Italia ha sempre ribadito.

Ipotizziamo che davvero si vada a votare a marzo. Ora, però, il centro- destra è ancora un cantiere, lei come immagina gli schieramenti?

E’ evidente che l’unica soluzione possibile per essere competitivi alle urne è una coalizione, che abbracci a tutto il centro- destra storico, Lega Nord e Fratelli d’Italia compresi.

Eppure la Lega di Salvini ha fatto una bella fuga in avanti, almeno stando alle ultime dichiarazioni del segretario.

Quelle lasciano il tempo che trovano. Anche la Lega sa che l’unica chance per poter ambire al risultato è di correre uniti, dando forma a una coalizione strutturata.

Qualche pezzo della coalizione che sosteneva l’ultimo governo Berlusconi, però, è diventata una stampella del fronte renziano. Vede margini per recuperare qualcuno, nelle compagini di Alfano e Verdini?

Realisticamente, credo che alcuni senatori possano agevolmente rientrare nell’alveo centro- destra. Non tutti, però.

A proposito di Denis Verdini: lei lo conosce bene, come ha letto la decisione di Ala di voltare le spalle al governo Gentiloni? Si è consumata la rottura con Renzi?

Tutt’altro, io credo che quella di Verdini sia una presa di posizione decisa in pieno accordo con Matteo Renzi. E’ stata una mossa che è servita a mandare un messaggio forte al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Quale messaggio?

Renzi non ha gradito gli esiti di queste consultazioni, perché puntava a ottenere un reincarico. Il fastidio di Renzi si è tradotto nell’accordo con Verdini per negare l’appoggio a Gentiloni, senza il quale il nuovo esecutivo è debolissimo in una delle due Camere. Con un governo in ambasce al Senato, Renzi può staccare la spina quando vuole, dando un bel « stai sereno » a Paolo Gentiloni.

E Renzi avrebbe tutto questo ascendente su Verdini?

Beh, che il loro sia un rapporto molto stretto non è certo un segreto.

Lei quindi prevede un governo Gentiloni già quasi con un piede fuori dal portone di palazzo Chigi?

In queste cose nessuno ha la sfera di cristallo. Del resto la politica mi ha insegnato che, di norma, tutto ciò che nasce come provvisorio diventa poi quello che dura più a lungo.

GIULIA MERLO

 

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