Campidoglio e governo nel turbine della propaganda

EDITORIALE

Gentiloni si è presentato alla Camera in un clima infernale. Si è saldato un pezzo abbastanza consistente delle opposizioni ( comprende formazioni ideologicamente lontane tra loro, come la Lega, “ Fratelli d’Italia” e “ 5 Stelle”) che considera sostanzialmente illegittimo il governo e annuncia forme estreme di protesta e di contrasto. Fino ad abbandonare l’aula e abiurare questo Parlamento. Cosa vogliono? Elezioni subito. Perché? Forse perché pensano che sia questo il bene dell’Italia, forse perché ritengono che sia il momento giusto per prendere più voti. Probabilmente per tutte e due le ragioni. Il rischio, per Gentiloni, è che al tiro al piccione organizzato da chi si dichiara opposizione si aggiunga quello dei “ franchi tiratori” del suo schieramento. Campidoglio e governo nel turbine della propaganda

Esiccome il nuovo premier parte con una maggioranza che al Senato è sottilissima, rischia molto.

Rischia molto – paradossalmente – nelle stesse ore, la giunta di Virginia Raggi, e cioè il luogo più alto del potere raggiunto dai “ 5Stelle”. Non sono molti gli assessori famosi nella giunta di Roma. C’è Paolo Berdini, urbanista prestigioso, e c’è Paola Muraro, fino a qualche mese ignota, ma poi balzata alla ribalta per tutta la sua vicenda giudiziaria. Berdini pare che sia a rischio per dissensi politici ( e urbanistici) con Grillo. La Muraro ieri si è dimessa, perché raggiunta da un avviso di garanzia. Diciamola più precisa: è stata affondata da un sostituto Procuratore della Repubblica. Non è una novità. Molti sostituti Procuratori della Repubblica negli ultimi anni hanno affondato molti assessori, anche molti sindaci, diversi deputati, qualche ministro, due o tre governi. E del resto, se la Muraro è al suo posto in Campidoglio, è perché la Raggi aveva vinto le elezioni anticipate dopo che la giunta Marino, regolarmente eletta, era stata affondata dalla Procura della Repubblica ( poi Marino è stato scagionato da tutto, ma troppo tardi).

La novità delle dimissioni di Muraro sta nel fatto che stavolta i grillini sono dall’altra parte della barricata. Non, con la baionetta in canna, a proteggere le spalle ai Pm, ma con la baionetta dei Pm infilzata nel petto. E l’atra novità sta nel fatto che anche il Pd sta dall’altra parte della barricata: ora che i Pm hanno abbattuto una loro nemica, sta dalla parte dei Pm e giura, chiassosamente, sulla colpevolezza della nemica, anche senza conoscere bene le accuse, che sono abbastanza complicate, che vanno provate, e che racchiudono nella solita formula (“ abuso d’ufficio”) che non vuol dire quasi nulla, il dardo che ha già travolto centinaia di amministrazioni.

In Italia, sicuramente, c’è un problema di governo e di cultura di governo. Nel senso che è molto vaga l’idea che chi vince le elezioni e governa, dal momento nel quale assume la sua responsabilità deve smettere i panni del politico ( almeno un poco…) e indossare ( almeno un poco…) quelli dello Statista. Però ho l’impressione che in Italia manchi anche la cultura dell’opposizione. A tutti. Tanto è vero che quelli del Pd, che assumono in genere posizioni responsabili e moderate, perché governano il paese, poi quando sono all’opposizione, come a Roma, si comportano esattamente nello stesso modo dei grillini. Questa tendenza intorbidisce tutto il dibattito pubblico, e rende la lotta politica una cosa rozza e lontana dalle questione vere. Per quale ragione non bisogna lasciare a Gentiloni la possibilità di affrontare la prova del governo, e poi giudicarlo sui singoli provvedimenti, sulle scelte che farà? Per quale ragione non si deve permettere alla Raggi di provare almeno a governare Roma, città infernale, quasi ingovernabile, e si cerca di annientarla su questioni di ceto politico, oppure adoperando come una spingarda l’azione della magistratura? Questa non è lotta politica, è l’imitazione di un videogioco.

Dopodiché, figuratevi se uno non vede le colpe della Raggi e di Gentiloni. Lei non è riuscita, in sei mesi, a mettere in piedi una giunta decente. Lui tra qualche anno dovrà spiegarci come gli è venuto in mente di non lasciare fuori dal governo, per un giro, personaggi come Boschi, Lotti, Madia, Finocchiaro, che sono persone rispettabilissime e piene di qualità e di ingegno, ma che, in questo frangente post– referendum, rappresentano la sconfitta. Restare fuori dal governo non è un’umiliazione, una gogna: alcuni milioni di italiani non hanno mai partecipato a un governo e si sentono benissimo… E’ chiaro che non c’è nessuna questione morale nella presenza di Boschi e Lotti nel governo ( come dice il “ Fatto”, come strepitano i grillini e la Lega) ma c’è una ragionevolissima questione di opportunità. Se si fossero messi dietro la tenda per un po’, Gentiloni sarebbe partito con molto più vento in poppa. Perché non lo ha fatto, visto che certo non può essere stata una svista? Perché glielo ha imposto Renzi? Se è così non è una cosa buona, né per noi italiani ma nemmeno per gli interessi del Pd.

LA NOVITÀ DELLE DIMISSIONI DI MURARO STA NEL FATTO CHE STAVOLTA I GRILLINI SONO DALL’ALTRA PARTE DELLA BARRICATA

 

 

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