Interviste 23 Aug 2016 19:28 CEST

Nolte: «L'islam non è antico ma è una potenza della globalizzazione»

«La coesistenza pacifica tra ebrei e musulmani dovrebbe essere possibile, ma non sarà un’autentica conciliazione. Credo che resteranno nemici, ma spero che non resteranno nemici combattenti»

In esclusiva sulle nostre pagine un'intervista del 2006 – mai pubblicata – ad Ernst Nolte, lo studioso tedesco scomparso all'età di 93 anni qualche giorno fa. Le risposte sono ancora attuali e permettono di conoscere senza paraocchi ideologici la tragicità di alcuni fenomeni storici. L'eredità di Nolte servirà ad altre generazioni di studiosi per approfondire quanto la storia ci ha lasciato e lascia ogni giorno in eredità. Questa intervista è stata rilasciata in esclusiva all'autore nel luglio del 2006 a San Marino, durante l'Università d'Estate organizzata ogni anno nella Repubblica del Titano dall'associazione Identità Europea.Professor Nolte, nel luglio del 1936 iniziava la guerra civile spagnola. In che misura contribuì all'affermazione e rafforzamento dei totalitarismi in Europa?In grande misura, ma non in misura decisiva, perché i grandi totalitarismi si erano già sviluppati. La guerra civile in Spagna fu un'occasione per nazismo e comunismo per dimostrare tutto il convincimento, se si vuole parlare con compiacimento, e tutto il fanatismo, se si vuole parlare criticamente, che avevano già sviluppato. In questo senso la guerra civile spagnola non rappresentò una grossa sorpresa.Papa Benedetto XVI è stato protagonista di due importanti visite. Una nella sinagoga di Colonia nel 2005 e un'altra, nel maggio 2006, ad Auschwitz. Che significato assumono?È una questione delicata. Le due visite possono considerarsi come la fine di un conflitto largamente politico tra ebrei e cristiani. Preme sottolineare che la relazione giudaismo-cristianesimo è dialettica ed ambivalente, caratterizzata da rispetto per la religione più antica: l'ebraismo. Se le autocritiche dei cristiani sono dirette ai fatti contingenti, i peccati per esempio, dei singoli o singoli gruppi, va bene. Ma se risultano, per esempio, in una accentuazione esclusiva del monoteismo e in un ripudio tacito del Dio trinitario, allora si potrebbe parlare di una "giudaizzazione" del cristianesimo. Sono certo che tutti quelli che lavorano per la conciliazione sono coscienti dei possibili risultati.Ad Auschwitz Benedetto XVI si è interrogato sul silenzio divino di fronte allo sterminio ebraico?Questa è una questione di molti ebrei. Alcuni ritengono che Dio non esista, perché se esistesse non sarebbe stato silenzioso verso Auschwitz. Tutto dipende se si accetta la denominazione "popolo eletto", che presume l'esistenza di Dio. Ma se si nega Dio, se si è atei, come gran parte del sionismo, il "popolo eletto" ha un altro significato che potrebbe essere pericoloso.Nel suo libro "Controversie", Lei afferma che "tragicità" e "grandezza" hanno contraddistinto il Novecento. Le sembra che questi due elementi stiano caratterizzando anche l'inizio del XXI secolo?Non ho parlato in generale di grandezza e tragicità del Novecento, ma della "grandezza e tragicità" del bolscevismo da cui emerse un'altra versione di "grandezza e tragicità" che è da attribuire al nazional-socialismo. Ho attribuito queste caratteristiche, in una terza versione, anche al sionismo. Parlare di grandezza e tragicità riguardo a fenomeni dell'inizio del XXI secolo è, comunque, una questione complicata.Con l'emergere sulla scena politica internazionale di alcuni leader politici gli opinionisti sono soliti fare paragoni con personaggi del passato come Hitler, Stalin e Mussolini. Cosa ne pensa?«Non credo che Stalin sarebbe più stigmatizzato con la comparazione con Hitler e viceversa. I due, senza dubbio, sono stati intellettualmente in una relazione essenziale fra i due movimenti, comunismo e nazismo. Io ho sempre accentuato questo aspetto. Ma sono paragoni che oggi non reggono».Beirut è sotto le bombe. Gli attacchi aerei di Israele rappresentano una reazione sproporzionata dopo il rapimento di due soldati israeliani da parte di Hezbollah?Propongo che si faccia un paragone. Si pensi agli episodi di guerriglia tra India e Pakistan per il controllo del contestato Kashmir. Qui, di frequente, ci sono episodi di violenza. L'India o il Pakistan farebbe all'altro contendente quello che sta facendo Israele al Libano?Quanto sono pericolose certe posizioni antisionistiche che si stanno affermando nel mondo islamico?Lo Stato sionista è sempre paragonato dall'Islam agli Stati crociati. Senza dubbio lo Stato sionista fu creato con diversi metodi, a partire da quello finanziario. C'è una spiegazione. Un musulmano che si oppone allo Stato sionista, non Israele, è assolutamente naturale. La conciliazione, la coesistenza pacifica tra ebrei e musulmani dovrebbe essere possibile, ma non sarà un'amicizia, non sarà un'autentica conciliazione. Credo che resteranno nemici, ma spero che non resteranno nemici combattenti con le armi.Resistenza conservativo-rivoluzionaria del Terzo mondo, per lo più rappresentata dall'Islam, e globalizzazione sono due "forze" che si oppongono così come fecero nel XX secolo nazismo e comunismo?Non nello stesso senso. Anche nel XX secolo comunismo e nazismo non erano opposti alla globalizzazione alla stessa maniera. Al contrario, il comunismo si considerava come una forza della globalizzazione. Era contro la globalizzazione capitalistica. Ma oggi noi pensiamo che la globalizzazione che abbiamo davanti agli occhi sia solo capitalistica. Non conosco un'altra globalizzazione e anche l'Islam è contro la globalizzazione commerciale o americana, ma non contro una globalizzazione che unirebbe tutto il mondo sotto l'emblema dell'Islam. È una forza mondiale e vuole essere tale.