Televisione 10 May 2016 11:58 CEST

Gomorra 2: ecco la vendetta (dei Savastano)

Oggi su Sky l’attesa serie tv diretta da Stefano Sollima

Ci eravamo quasi dimenticati come fossero veramente, Ciro Di Marzio, Pietro e Genny Savastano. Troppo imitati, nelle nostre uscite con gli amici o, magnificamente, in Rete, dai The Jackal. Le loro frasi ripetute fino allo stremo, il terrore che diventa comicità surreale, il tormentone che supera l’evocazione di un mondo criminale che si muove tra i classici antichi e Shakespeare.E poi, al Teatro dell’Opera di Roma, ecco l’anteprima. Un luogo straniante, per un prodotto come Gomorra 2. Nobile e maestoso, ma anche duro, impietoso, eccessivo. E ti ritornano subito dentro quei titani fragili che navigano nell’oscurità di una criminalità organizzata e onnipotente, in cui in troppi giocano a fare dio. Ha detto Saviano, durante la conferenza stampa, che il suo interesse maggiore, ai tempi del libro che gli ha cambiato, in tutti i sensi, la vita, era «raccontare quel mondo evitando una facile organizzazione dell’emotività, la divisione tra buoni e cattivi, privilegiando invece le dinamiche del Potere, dimostrare che è connaturato quasi inevitabilmente al crimine, al delitto e al tradimento». E nella serie, forse ancora più che nel film, questo si percepisce, con violenza e sfacciataggine. Se Garrone aveva disegnato i paesaggi del Male, Sollima ci spinge negli specchi che ne riflettono e distorcono l’immagine.Stefano Sollima usa la stessa impostazione di Romanzo Criminale, o almeno così sembra dalle prime due puntate. Lì era regista, qui anche supervisore (dirige i primi 3 episodi), le squadre di sceneggiatori sono diverse, ma se nella prima serie ci ha mostrato un universo cool e feroce, una macchina da guerra con generali carismatici e soldati coraggiosi, con battaglie emozionanti e le macerie morali di un mondo corrotto, ora, secondo lo schema classico della serialità (pensate a Guerre Stellari) spiamo un tratto più personale, quasi intimo. E in particolare, il loro lato (ancora più) oscuro. Questa seconda stagione è fatta di resurrezioni (o born again: Genny è alla sua terza vita e Salvatore Esposito conferma di essere un camaleonte di talento), di padri portati sulle spalle a citare l’Anchise sulla schiena di Enea, di un Icaro ferocissimo che ha troppa voglia di arrivare in cima perché qualcuno possa fermarlo. I tre cardini del racconto ci dicono subito cosa sono disposti a perdere per riuscire ad arrivare. O per tornare e vendicarsi. Il Male, quello che corrode tutto e tutti, non si ferma. Sembra scorrere nelle vene di questi uomini. E donne, perché come sottolinea Francesca Comencini «un elemento di grande novità è una presenza femminile non marginale né strumentale, ma centrale». Lo si capisce dalle prime immagini di Scianel, una Cristina Donadio che già da subito ci ha fatto capire che ci farà tremare i polsi. E c’è ancora un bel punto interrogativo sull’attesissima Cristiana Dell’Anna che della sua Patrizia dice che «è capace degli slanci più belli e di scendere nei recessi più oscuri».Potere: totale, impietoso, devastante. Questo è il centro di tutto, con Shakespeare a fare da riferimento nei rapporti e duelli personali, perché qui i boss fanno molto più male con occhi, parole e gesti che con le pistole. Nelle mani di Cupellini, Giovannesi e Comencini passa un romanzo di trasformazione e una visione alla Ellroy del mondo. Quel che vedremo dal 10 maggio alle 21.10 con le prime due puntate su Sky Atlantic HD e su Sky Cinema 1 HD, per poi accompagnarci ogni martedì, è qualcosa che va oltre l’adattamento del famoso scontro del 2004 tra Spagnoli e Scissionisti. Qui c’è l’ambizione di modificare il senso e l’estetica della criminalità, di fotografarne la modernità: Genny lo dirà al padre: «Sei ancorato al passato e non capisci il futuro». L’impressione, grazie a un lavoro sulle musiche (sempre straordinari i Mokadelic), sulla fotografia e anche sui costumi, è provare a disegnare l’antropologia del capo, di farci sospettare che le ragnatele dei loro affari in fondo non fanno parte della sola camorra, ma di tutti i Sistemi. Quello che da noi si risolve con la corruzione, la prevaricazione subdola, la rottura delle regole in favore delle convenienze e delle ambizioni smodate. In cui non ci sono pistole, ma la crudeltà fa scorrere un altro tipo di sangue. Quando Conte parla di “Stati Uniti di Scampia” non fa solo una battuta ad effetto, ma si tuffa in una metafora tanto atroce quanto evidente. E l’idea e il contributo al soggetto di Saviano – che vedrà su Sky, come ha svelato Nils Hartmann iero, anche il suo ultimo lavoro Zero Zero Zero – è proprio questo, riuscire a ricostruire, con realismo e vivido e lucido pathos, un immaginario. Nella sua cruda verità, ma anche nei suoi elementi tragici.Ma, alla fine di tutto, Gomorra 2 è soprattutto uno straordinario racconto di genere, pieno di ritmo e scritto e diretto con talento, un intrattenimento di qualità che trascina, forse, la serialità italiana a un nuovo livello, più alto e complesso. E non è un caso che questo si sia tradotto nella vendita della serie a 130 paesi.C’è solo una brutta notizia. Nessuno, almeno per le prime due puntate, dirà “du’ frittur”. Per quello ci sono i The Jackal. Che non a caso nel loro cast hanno arruolato anche Roberto Saviano e Salvatore Esposito.