Da qualche parte si strepita per una sentenza di condanna, definita “politica”, poiché la Pubblica Accusa aveva invece chiesto per tre volte l’assoluzione di un imputato “politico”, con qualche carica istituzionale. Sorridendo, mi è tornata alla mente una causa penale di qualche anno fa. Difendevo un perito automobilistico, molto noto nell’ambiente ambrosiano, dall’accusa di falsa perizia.

Lo aveva denunciato un “porschista” deluso dall’esito della relazione peritale, in una causa contro il venditore dell’autovettura, asseritamente difettosa secondo il compratore denunciante, ma priva di difetti, secondo il perito. Il pm aveva chiesto l’archiviazione della denuncia, ma, sull’opposizione del querelante, finimmo davanti al gip, dove il pm insisté nella richiesta di archiviazione. Poi presi la parola io, associandomi alla richiesta della Procura. Il gip ordinò un approfondimento delle indagini. All’esito, tornammo dal gip. 

Il pm insisté per l’archiviazione; poi parlai io, associandomi all’istanza del pm. Il gip dispose l’imputazione coatta e il rinvio a giudizio dell’imputato. All’udienza dibattimentale, in Tribunale, prese la parola il pm e chiese l’assoluzione dell’imputato, mio assistito. A questo punto mi ricordai di un vecchio sketches che circolava da qualche tempo nelle aule giudiziarie e presi la parola. “Sig. giudice, all’udienza preliminare il pm ha chiesto l’archiviazione. Poi ho preso la parola io e mi sono associato all’istanza della Procura. Il gip ha disposto un approfondimento delle indagini. Quando siamo tornati dal gip, il pm ha insistito nella richiesta di archiviazione; poi ho preso la parola io, illustrando la richiesta della Procura, ma il gip ha disposto il rinvio a giudizio. Ora il pm ha chiesto, ancora una volta, l’assoluzione dell’imputato. A questo punto mi taccio, perché non vorrei che fossi io, con le mie parole, a fare condannare il mio assistito”.

Il giudice sgranò gli occhi invitandomi alla discussione: io allora pronunciai la mia appassionata arringa e l’imputato fu assolto. Ma mi é rimasto sempre il dubbio se aveva funzionato l’arringa o lo sketches.

P.S. Francesco Galgano raccontava un episodio accaduto nella Pretura di San Donà di Piave: - signor Pretore, dice l’avvocato, il mio cliente è molto ignorante, non sapeva che il fatto costituiva reato. – Ma avvocato, ammonisce il pretore, ignorantia iuris non excusat. – Il mio cliente, insiste l’avvocato, è così ignorante che non sa nemmeno che ignorantia iuris non excusat. Una simile ignoranza fu dal Pretore giudicata imperdonabile: l’imputato ricevette una condanna esemplare. (Francesco Galgano, “Il rovescio del diritto”, Giuffré Ed., pag. 91).

N.B. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.