Prima pagina 8 Nov 2017 15:16 CET

Troppo facile darlo per finito

Non darei Renzi per finito: se è un leader, si rialza

EDITORIALE

Starei attento a dare per spacciato Matteo Renzi. A me sembra che l’ultimo anno per lui sia stato molto duro, l’annus horribilis: le sconfitte al referendum e in Sicilia non sono incidenti trascurabili. Due batoste. Però il leader politico non è colui che vince tutte le battaglie ( quello è Nembo kid, che però è un personaggio della fantasia…) ma è chi sa gestire vittorie e sconfitte, sa coniugare tattica e strategia, sa tenere ferma la linea e sa correggerla.

Matteo Renzi ha queste doti? E molto giovane, è salito appena da quattro o cinque anni sulla ribalta politica nazionale. Nessuno tra i grandi leader della prima e della seconda repubblica erano arrivati a responsabilità così grandi quando erano giovani come lui. Neppure Craxi, neppure Andreotti. Perciò è presto per giudicarlo.

Ora è chiamato a una sorta di esame di maturità. Ha tutti contro, non ha giornali amici, la televisione politica non lo sostiene o addirittura ( vedi la 7, cioè la più politica tra le reti televisive) gli è dichiaratamente ostile, l’intellettualità si tiene lontana e mostra disprezzo, nella sinistra ha molti nemici, gli elettori non lo hanno trattato bene. In queste condizioni deve cercare di riemergere, molto rapidamente, e condurre una campagna elettorale vincente che lo porti al riscatto in pochi mesi. Se riuscirà in questa operazione si affermerà come leader indiscusso, e potrà aspirare al ruolo di statista. Altrimenti, effettivamente, rischia di finire in seconda fila, o di sparire.

Il problema non è se riuscirà o no a fare il Presidente del Consiglio. Questo non è decisivo ( e non è nemmeno probabile). Il problema invece è se eviterà che il confronto politico si riduca allo scontro tra i populisti e la destra, cioè tra due raggruppamenti entrambi dello schieramento conservatore. Il risultato siciliano lascia intravvedere questa possibilità. Che vorrebbe dire la scomparsa della sinistra, delle sue parole, delle sue idee, dei suoi valori. Più o meno come è successo in Francia, dove l’estrema destra si è trovata a duellare con Macron e i socialisti si sono volatilizzati.

La sfida che Renzi ha davanti a sé è questa: tenere in campo la sinistra e riportarla alla pari con gli altri due contendenti. Per farlo dovrà cucire una saggia politica delle alleanze, superare certe sue fissazioni un po’ personalistiche, ricostruire un programma politico, ragionevole, magari anche moderato, ma che non escluda alcune grandi spinte ideali, proprie del mondo cattolico ( bergoglista) e della sinistra. Senza la sinistra e senza i cattolici progressiti Renzi è perduto.

Che vuol dire tutto questo? Vuol dire navigare contro vento, rischiare, sfidare.

In genere gli analisti politici non tengono mai conto della possibilità che un leader modifichi le condizioni date della battaglia. Gli analisti politici capiscono benissimo l’oggi, ma molto, molto raramente riescono a immaginare il domani e a vederne le variabili possibili. Renzi è una delle variabili possibili. In passato – e anche nel presente, per la verità – altri leader sono riusciti a rovesciare le grandi sconfitte. Successe a Togliatti, che non si fece travolgere dal terremoto del ‘ 48, successe a Fanfani, che era di nuovo presidente del Consiglio 15 anni dopo aver perso rovinosamente il referendum sul divorzio ( che aveva ostinatamente voluto), successe tante volte ad Andreotti, a Moro, successe a Marco Pannella, e – naturalmente, più recentemente – successe a Berlusconi. Che nel ‘ 96, dopo la vittoria di D’Alema e Prodi alle elezioni politiche, fu dato, da tutti, per morto e sepolto. E in molti si candidarono a sostituirlo. Poi, dopo la resurrezione e 15 anni di potere, fu dato per morto di nuovo dopo la liquidazione del suo governo nel 2011, e poi ancora dopo i processi e l’eliminazione fisica dal Senato. Di nuovo in molti si candidarono per sostituirlo alla guida del centrodestra. E invece eccolo qui, è lui che ha fermato Grillo sul famoso “bagnasciuga” siciliano, l’altro ieri, e ora dicono che la sua coalizione può avere il 40 per cento e forse di più alle elezioni politiche.

Non sono sicuro che Renzi riuscirà a compiere la stessa operazione. Francamente, però, non mi stupirei se ci riuscisse.