La Lega garantista alla carta

editoriale

L’origine del moderno giustizialismo italiano sta in quel cappio che fu sventolato in Parlamento da un deputato della Lega. Era il 16 marzo del 1993 (giusto il quindicesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro, il “colosso” della prima repubblica) e l’on. Luca Leone Orsenigo si alzò in piedi è mostrò all’aula una corda legata col nodo scorsoio. Voleva impiccare i politici corrotti. Cioè, quelli accusati dai magistrati di Milano. Giorgio Napolitano, che era presidente della Camera, perse le staffe: «La smetta con queste buffonate», gridò tre volte.E’ vero che si dice che il padre della Lega, e cioè Umberto Bossi, chiamò il giovane Orsenigo e gli fece, in privato, una lavata di capo.

Però l’immagine resta quella. Da allora il giustizialismo dilaga. Ha avuto successo soprattutto a sinistra e nella destra non forzista, ed è molto complicato immaginare la Lega come un partito garantista.Del resto, appena l’altroieri Matteo Salvini ha messo online un auto-video nel quale grida forsennatamente: «arrestando, arrestando, arrestando». Ripete per sette volte questo gerundio. E invita i giudici ad essere severi e a condannare. Si riferisce alla mafia, ai mafiosi. Ma voi sapete che spesso – sempre più spesso – finiscono in prigione per mafia persone che non c’entrano niente, e che aspettano anni per essere assolte. Quando un politico nel giro di un paio di minuti grida per sette volte la parola “arrestando”, ve lo dico per esperienza, è molto improbabile che sia un garantista.Perciò ha fatto un certo effetto la denuncia di Matteo Salvini contro la magistratura che ha ordinato il sequestro di tutti i possibili beni della Lega Nord finchè non si trovano almeno 49 milioni che sarebbero il malloppo che la Lega avrebbe sottratto allo Stato. I giudici, in questo modo, hanno deciso di bloccare qualunque attività economica della Lega.Non mi voglio pronunciare sul merito giudiziario della vicenda. Certo che quando la magistratura prende un provvedimento che rischia di paralizzare l’attività di un partito politico (protetta dall’articolo 49 della Costituzione) specialmente se questo partito è il principale partito di governo, legittimamente spinto al governo da un voto popolare, beh, viene da pensare che quello della magistratura sia un intervento politico. E che rischi di avere conseguenze che contrastano con il normale svolgimento democratico della lotta politica.Non è la prima volta che succede. Silvio Berlusconi è stato il bersaglio preferito della magistratura in questo quarto di secolo. Una volta è stato cacciato dal governo, una volta dal Senato, una volta gli sono stati levati 250 milioni e sono stati consegnati al suo principale avversario in politica e in economia, una volta è stato condannato alla detenzione e poi ai servizi sociali, una volta è stato tenuto fuori dalla campagna elettorale con risultati molto negativi per il suo partito. Ma Berlusconi non è l’unica vittima. Anche Prodi è stato scalzato dal governo dalla magistratura. E il numero di esponenti politici, sindaci, presidenti di Regione, parlamentari, ministri, rasi al suolo dalla magistratura, è altissimo. Qualcuno di loro mentre scrivo sta in prigione e paga con la propria esistenza la subordinazione della politica alla magistratura.

Poi c’è Renzi, mai inquisito, ma abbattuto da una specie di congiura tra alcuni magistrati e alcuni giornali che si sono inventati una campagna di demolizione della sua figura, fondata su carte false.Quindi penso che Salvini abbia le sue ottime ragioni per protestare. E per parlare di decisioni politiche della magistratura.Il problema – come ha sottolineato anche Augusto Minzolini sul “Giornale” – è che Salvini è alleato al governo con il partito che più di tutti gli altri ha sempre sostenuto quella parte della magistratura a cui piace intervenire in politica. E che questa alleanza non sembra del tutto casuale. Si possono chiedere riforme che pongano un freno allo strapotere di settori della magistratura, ma per farlo bisogna decidere che è lo Stato di diritto il pilastro e il cuore della democrazia. E che lo Stato di diritto va rafforzato e non indebolito.Ecco, non si rafforza, per esempio, lo Stato di diritto annunciando che l’Italia è pronta a ridurre il diritto d’asilo, cancellando così l’articolo 10 della Costituzione. Non si rafforza lo stato di diritto riducendo i diritti umani. Né proibendo i soccorsi in mare. Né invocando arresti, arresti, arresti. Né proponendo libertà di sparare ai ladri.Tutto qui. Solidarietà alla Lega vittima. Ma sapendo che in gran parte è vittima di se stessa.