Salute 8 Feb 2019 18:03 CET

Caso Englaro: il papà, ‘chi ci ha attaccato non ha mai chiesto scusa’

‘Per anni siamo stati soli, come randagi che abbaiavano alla luna’

Milano, 8 feb. (AdnKronos Salute) – Beppino Englaro lo ha raccontato a lungo usando sempre la stessa espressione: “Noi genitori di Eluana siamo stati soli per anni. Eravamo come randagi che abbaiavano alla luna”, ricorda all’AdnKronos Salute in occasione di un convegno all’università Statale di Milano, che già nel titolo – ‘Eluana 10 anni dopo’ – richiama la vicenda della donna 38enne di Lecco, morta dopo 17 anni trascorsi in stato vegetativo, a Udine il 9 febbraio del 2009 nella casa di cura dove era stata trasferita per l’avvio del processo di sospensione dell’alimentazione e idratazione artificiali. Per la battaglia lunga e sfibrante condotta in nome della figlia, “noi genitori siamo stati aggetto di attacchi”. Nei momenti clou, quando si avvicinava l’epilogo, le manifestazioni di attivisti erano all’ordine del giorno. Da Milano a Udine, persino davanti alla clinica. In questi 10 anni “nessuno di chi ci ha attaccato ha mai chiesto scusa. Nessuno di loro mi ha mai detto che alla fine ha capito la scelta di Eluana”, dice Englaro.
Era il 1992 quando Eluana, all’età di 21 anni, subisce lesioni cerebrali gravissime in un incidente stradale. Appurata la situazione disperata in cui versava la ragazza, i genitori hanno chiesto subito ai medici la sospensione dei trattamenti che la tenevano in vita, nel rispetto delle convinzioni della figlia da lei più volte espresse. Beppino Englaro a partire dal ’99 decise di intraprendere le vie legali “per difendere la scelta di Eluana”, ribadisce oggi, e per porre fine allo stato vegetativo della figlia, una condizione definita dal padre inconciliabile con quello che era sempre stata Eluana, un “purosangue della libertà”.
“All’inizio eravamo soli – ricorda – E’ stato proprio così e questa solitudine è durata almeno 4 anni”. Del giorno in cui Eluana se n’è andata Beppino Englaro ha stampato nella mente il suono delle parole di Amato De Monte, lo specialista che seguì nei suoi ultimi giorni Eluana Englaro e che ha attuato il protocollo di interruzione dell’idratazione e alimentazione artificiali: “La prima cosa a cui ripenso è la telefonata di De Monte, le sue parole. Siamo entrambi friulani e lui in friulano mi ha detto: ‘La ragazza se ne è andata, l’hai liberata’”.
Quando papà Beppino oggi ripensa alla figlia la prima cosa che gli si materializza davanti è “il suo sorriso radioso, che illuminava le nostre giornate – confida – Lo ripeto sempre a tutti”. Dopo quell’incidente, “non era più lei”. Il convegno all’università Statale di Milano vuole riflettere sull’eredità di Eluana. A promuoverlo Consulta di Bioetica Onlus e Centro Studi Politeia, con il patrocinio dell’ateneo.
“Non a caso – spiega Emilio D’Orazio, direttore di Politeia – Sono state infatti queste due associazioni di studiosi che hanno fornito a partire dal 1995 sostegno scientifico e culturale alle iniziative di Beppino Englaro. Allora la famiglia non trovava risposte. Il primo a fornire supporto medico è stato Carlo Alberto Defanti”, il neurologo che poi l’ha avuta in cura per 13 anni. Altro sostegno assicurato è stato quello giuridico “con Vittorio Angiolini e Franca Alessio”, rispettivamente il legale che ha seguito il lungo iter giudiziario e la curatrice speciale di Eluana. “Esperti che hanno cercato di trovare le migliori vie per far valere la volontà” della donna.
La legge 219 del 2017, scaturita proprio dal dibattito aperto dalla storia di Eluana, “è una legge buona, magari non perfetta – osserva D’Orazio – ma ha messo un punto fondamentale sul consenso informato, l’autodeterminazione, il rifiuto di trattamenti e così via”. Oggi il fine vita resta al centro della riflessione, seppur con temi diversi. “Un’ordinanza della Corte Costituzionale sul caso dj Fabo invita il Parlamento a riempire il vuoto su alcuni aspetti. Ed è aperta una discussione nella società civile. Le nostre associazioni forniranno un contributo, per aiutare il legislatore a cercare di giungere in tempo a formulare una nuova legge in materia. Da una settimana è stato infatti avviato l’iter di discussione di una proposta di legge di derivazione popolare sulla regolazione dell’eutanasia. Su questo dovremo riflettere ora, consci che questi temi erano osteggiati 15 anni fa e oggi il clima culturale del Paese è cambiato, anche i medici sono più sensibili a queste tematiche. Cambiare il diritto e trovare un ceto politico attento è più complicato”.