Libero, l’Anpi e i soldi dello Stato

Il paradosso di “Libero” che chiede che siano tolti i finanziamenti all’Anpi

Libero chiede che siano tolti i finanziamenti dello Stato all’Anpi, perché la sezione di Parma dell’Anpi ha aderito ad una iniziativa negazionista sulle Foibe. L’Anpi di Parma evidentemente ha fatto una grande sciocchezza. Ma anche Libero, spesso, ne fa.

E prende un finanziamento circa 40 volte superiore a quello dell’Anpi… Il giornale “Libero” ( ma anche diversi esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia) chiedono al governo di sospendere i finanziamenti all’Anpi. Cioè all’associazione nazionale dei partigiani. Su questo giornale mi è capitato talvolta di scrivere anche cose molto critiche sull’Anpi. Ricordo di averlo fatto in occasione di una polemica che fu sollevata dall’Anpi di Savona, che si era opposta alla decisione del sindaco di un paese della provincia, Noli, di dedicare una targa alla memoria di una ragazzina di 13 anni uccisa, probabilmente da un gruppo di partigiani sciagurati, pochi giorni dopo la Liberazione, nel 1945. Polemizzai aspramente, e chiesi anche la chiusura dell’Anpi di Savona, che aveva definito questa ragazzina – si chiamava Giuseppina Ghersi – “una brigatista nera e fascista” e aveva giustificato la sua eliminazione. L’Anpi nazionale si dissociò dall’Anpi di Savona ma io giudicai troppo poco drastica quella dissociazione.

Vorrei essere chiaro: non ho una simpatia particolare per l’Anpi, che oggi non raccoglie più i vecchi partigiani che combatterono con coraggio e sacrifici enormi per contribuire alla liberazione dell’Italia dall’orrore nazista e fascista. La grande maggioranza di quei partigiani – che furono guidati da gente come Pertini, Longo, Parri, Mattei – oggi non c’è più. I pochi rimasti hanno superato i novanta anni. Evidentemente l’Anpi è diventata una associazione libera di persone che conservano il mito della Resistenza e vogliono difenderne l’eredità politica e l’onore. Niente di male, naturalmente. La Resistenza è stata uno dei fenomeni politici e militari più gloriosi della storia italiana del novecento, e ha avuto un ruolo fondamentale nella fondazione della Repubblica democratica e nella spettacolare ripresa – economica e civile – del nostro paese, che era stato raso al suolo dal fascismo. Quello che non ho mai sopportato dell’Anpi è la pretesa di essere, quasi per diritto divino, l’unica e insindacabile interprete e custode dei valori e delle idee dell’antifascismo. E anche, spesso, di confondere queste idee grandiose con la semplice retorica e con la rivendicazione di appartenenza e bandiere. Per me l’antifascimo è un’altra cosa: è religione della libertà e della tolleranza. E’ l’opposto dell’odio, del dogma, dell’autoritarismo.

Ora però non capisco proprio perché un’associazione che comunque difende e rappresenta il ricordo della Resistenza debba essere punita, e perché dovrebbero esserle tolti i finanziamenti che riceve, sporadicamente, dallo Stato. La presidente dell’Anpi, Carla Nespolo, ha peraltro spiegato che questi finanziamenti non sono all’Anpi ma solo ad alcune iniziative dell’Anpi, di volta in volta vagliate dal governo. A quanto ammontano? A centomila euro all’anno. Si: avete capito bene: centomila euro, tutto qui. Così riporta ieri Libero in un articolo indignato del suo vice direttore Fausto Carioti, nel quale si chiede, appunto, la revoca dello stanziamento, perché l’Anpi di Parma ha dato il suo placet – molto discusso peraltro ad una iniziativa negazionista sulle Foibe. Io penso che se davvero l’Anpi di Parma ha dato il suo assenso ad una iniziativa negazionista sulle Foibe ha fatto una grandissima sciocchezza. Cosa oltretutto affermata in modo solenne, proprio ieri, dalla presidente nazionale dell’Anpi. Ma cosa c’entrano le sciocchezze dell’Anpi di Parma con la punizione governativa contro una associazione partigiana? Il governo – secondo Libero – ha il compito di punire economicamente chi dice stupidaggini? Cioè – è questo che davvero mi stupisce, proprio perché scritto da Libero – deve stabilire cos’è politically correct e custodire questo politically correct stroncando ogni idea che vada fuori dal tracciato?

La cosa, capirete, stupisce ancora di più proprio perchè Libero di stupidaggini ne scrive parecchie ( come quasi tutti i giornali, del resto, compreso, forse, il nostro) e in genere le rivendica le idiozie che scrive, e di politically correct non vuole sentirne parlare: eppure anche Libero, in quanto giornale di cooperativa, riceve un bel finanziamento dalla Stato ( circa quaranta volte superiore a quello ricevuto dall’Anpi) e – credo giustamente – rivendica anche il suo diritto al finanziamento. Non c’è una clamorosa incoerenza nel chiedere che sia colpita l’Anpi perché la sua sezione di Parma è fuori controllo? A me pare di si.

Mi pare soprattutto che questa richiesta sia da considerare una delle tante espressioni del nuovo populismo Cinquestelle, al quale ogni tanto Libero si oppone, ma più spesso si accoda. “Basta soldi pubblici sprecati in iniziative culturali o editoriali, o raba del genere”. Sarebbe la parola d’ordine del rinnovamento. Però non è nuova nuova: qualche anno fa c’era un ministro che diceva che con la cultura non si mangia. E prima ancora uno che parlava di culturame. E poi, all’origine di tutti questi populismi, c’era addirittura Goebbels, che pronunciò la frase epica ( che oggi ha tanti, tanti seguaci…): «Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistol».

Cosa c’entra l’Anpi con la cultura? C’entra molto. La memoria, la storia, sono il cuore della cultura. Cosa c’entra Libero con la cultura? C’entra, come tutti i giornali: il giornalismo – buono o cattivo, discreto o mediocre – è la spina dorsale della cultura di un popolo. Si, lo è ancora oggi, anche se cerca di dimenticarlo e di farlo dimenticare.

Non solo credo che vada mantenuto il finanziamento all’Anpi. Credo che vada aumentato. Credo che vada tenuto anche il finanziamento a Libero e agli altri giornali, e alle radio, che oggi è sotto attacco, e questo attacco è un attacco terribile ad alcune colonne portanti della democrazia.

Anzi, credo che anche questi finanziamenti vadano allargati e aumentati. E credo che debbano tornare i finanziamenti pubblici ai partiti, che non ci sono più, e la loro abolizione ha contribuito in modo decisivo alla demolizione dei partiti, al crescere del liderismo puro, all’indebolimento, fortissimo indebolimento della democrazia politica.

Mi piacerebbe poter archiviare questo attacco all’Anpi come un errore di Libero. Uno dei tanti errori che si fanno nel nostro mestiere.

 

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