Giustizia 30 Jan 2019 10:59 CET

NO AL PROCESSO A SALVINI Se il Senato dice si, è la fine dell’autonomia della politica

Io penso che il Senato non deve concedere il via libera al processo contro Salvini. Per due ragioni. La prima è che le accuse che sono state rivolte al ministro ( sequestro di persona aggravato,arresto illegale) sono francamente fantasiose. La seconda è che è di fronte a tutti la posta della partita che si sta giocando. Una partita decisiva tra magistratura e politica.

Il Senato è chiamato a dire se ritiene che l’autonomia della politica sia un valore della democrazia o se invece questo valore non esiste e il potere giudiziario deve essere considerato sovraordinato rispetto agli altri poteri.Non credo che per sostenere questa tesi sia necessario essere d’accordo con le scelte compiute dal ministro dell’Interno sull’immigrazione, e coi divieti di sbarco che hanno bloccato per molti giorni tanti esseri umani a bordo delle navi che li avevano salvati dal naufragio. Io, per esempio, non sono affatto d’accordo con quelle scelte e con la linea di Salvini e non mi stancherò di ripeterlo e di gridarlo. E però non credo che il disaccordo si esprima attraverso l’azione penale. Salvini è stato accusato di reati di inaudita gravità. Se il Senato desse il via libera potrebbe essere condannato anche a moltissimi anni di carcere. Queste accuse hanno un senso? Esistono le garanzie di un processo giusto, senza condizionamenti politici?Provo a dare una riposta a queste due domande. L’accusa più grave è quella di sequestro di persona aggravato. In pratica i Pm sostengono che in quei giorni di agosto a Catania ( e probabilmente di nuovo ora, in gennaio, a Siracusa) c’è stato un vero e proprio rapimento, voluto e diretto dal ministro dell’Interno.Ora io mi limito a fare una domanda semplice e ingenua. Ma se davvero i Pm erano convinti che quello fosse un rapimento, e cioè che fosse in corso un reato gravissimo, perché non sono intervenuti immediatamente? La notizia di reato è di un paio di settimane precedente agli avvisi di garanzia. Quello che stava succedendo sulla Diciotti è stato subito chiarissimo. I magistrati non hanno ritenuto loro dovere intervenire per interrompere il reato e ottenere la liberazione degli ostaggi?Perché faccio questa domanda, che può sembrare paradossale? Perché a me sembra che proprio nella definizione roboante delle accuse ( sequestro, arresto illegale) ci sia il segno evidente di una tendenza alla spettacolarizzazione, al considerare la giustizia uno strumento politico più che di diritto.Poi c’è la seconda domanda e anche in questo caso a me sembra difficile dare una risposta tranquillizzante. In questi anni ci sono stati molti processi a politici. La maggioranza di questi processi è stata contro Silvio Berlusconi, però ce ne sono stati anche parecchi contro esponenti del centrosinistra. Molti di questi processi si sono conclusi con condanne in primo grado che poi sono state corrette e sono diventate assoluzioni in appello e in Cassazione. Ma le assoluzioni sono arrivate in molti casi troppo tardi, perché la carriera politica degli imputati era stata stroncata dal primo processo. Più di una volta si è avuta l’impressione che i magistrati che condannavano non fossero del tutto imparziali, o comunque che fossero condizionati dalle proprie idee politiche o etiche. Non è così? Si può immaginare che non possa avvenire la stessa cosa per Salvini?E allora torniamo al punto di partenza. E’ ancora un valore l’autonomia della politica o no? Se il Senato darà il via libera al processo contro il vicepresidente del Consiglio, metterà la parola fine alla lunga storia di questa autonomia, che è stata il pilastro dell’edificio repubblicano. Decreterà che comunque l’autonomia della politica può esistere solo nei confini che di volta in volta vorrà stabilire la magistratura. Oltretutto, se il Senato darà il via libera al processo, sarà molto complicato permettere al ministro dell’Interno, sospettato di reati gravissimi e considerato sospettabile dallo stesso Senato, di restare al suo posto. E di conseguenza avverrebbe quello che già è avvenuto in passato, sciaguratamente, almeno un paio di volte. Nel 1994, con la caduta per via giudiziaria ( avviso di garanzia) del governo Berlusconi 1, e poi nel 2008 con la caduta per la stessa via ( avviso al ministro della Giustizia) del governo Prodi 2. In tutti e due i casi alla caduta del governo seguì il cambio della maggioranza.Questa volta, è la mia impressione, la decisione sarebbe addirittura irrevocabile. E cioè sancirebbe il passaggio a quella che proprio ieri ( sulle Colonne del Corriere della Sera, in un articolo molto lucido che abbiamo ripubblicato sul Dubbio) Angelo Panebianco chiamava la “democrazia giudiziaria”.

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