Il Papa che remava sempre controvento

Editoriale

 

Il Papa ne ha combinata un’altra.  Ha detto che preferisce gli atei ai cattolici ipocriti. Cioè a quelli che considerano il cristianesimo un rito, quelli che pregano e odiano. Questo Papa non si stancherà mai di andare controvento.

Successe anche a Gesù…

Stavolta papa Francesco l’ha fatta grossa. Ma grossa davvero. Ha voluto spiegare cosa volesse dire Gesù quando ha pronunciato il “discorso della Montagna” – che forse è la chiave vera, quasi il riassunto di tutto il Vangelo – e cosa volesse dire quando ha dettato il “Padre Nostro”. E per fare questo, senza tanti formalismi, ha finito per sostenere che è meglio essere atei piuttosto che cristiani ipocriti. Ha lanciato una maledizione contro l’ipocrisia di chi considera il cristianesimo solo rito ed esteriorità: preghiera in pubblico, rosari, crocefissi, ostentazione della identità cristiana. Si è riferito alla requisitoria di fuoco, raccontata sempre dal Vangelo, di Gesù contro gli scribi e i farisei, ciò contro le classi dirigenti.

Disse Gesù: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia. Tutte le vostre opere le fate per essere osservati dagli uomini; infatti allargate le vostre filatterie e allungate le frange dei mantelli; amate i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe, i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente: ‘ Rabbì!’. Non chiamateli ‘ Rabbì’; perché uno solo è il Maestro e voi siete tutti fratelli. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare».

Il papa, nella sua prima udienza pubblica del 2019, si è occupato di questo: della condanna dell’ipocrisia e degli ipocriti, e della distanza tra i valori del cristianesimo e la boria del cristianesimo.

Difficile pensare che questo anatema, che è giunto fino al paradosso dell’apprezzamento dell’ateismo, possa essere stato casuale. Il papa nei giorni scorsi aveva parlato molto dell’accoglienza, degli ultimi, dei migranti. Il suo attacco fermissimo all’ipocrisia suona come una condanna senza appello del nuovo populismo occidentale, nazionalista e reazionario.

Proviamo però a non eccedere in interpretazione e stiamo alle parole di Francesco. Le trascrivo qui esattamente come lui le ha pronunciate: «Il Vangelo di Matteo colloca il testo del “Padre nostro” in un punto strategico, al centro del discorso della montagna (…) perché in questo lungo insegnamento, che va sotto il nome di “discorso della montagna” ( Vangelo di Matteo, 5,1), Gesù condensa gli aspetti fondamentali del suo messaggio. L’esordio è come un arco decorato a festa: le Beatitudini. Gesù incorona di felicità una serie di categorie di persone che nel suo tempo – ma anche nel nostro – non erano molto considerate. Beati i poveri, i miti, i misericordiosi, le persone umili di cuore. Questa è la rivoluzione del Vangelo. Dove c’è il Vangelo, c’è rivoluzione. Il Vangelo non lascia quieti, ci spinge: è rivoluzionario.

Ecco dunque come Gesù introduce l’insegnamento della preghiera del “Padre nostro”. Lo fa prendendo le distanze da due gruppi del suo tempo. I pagani e gli ipocriti. Anzitutto gli ipocriti: “Non siate simili agli ipo- criti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente” ( Mt 6,5). C’è gente che è capace di tessere preghiere atee, senza Dio e lo fanno per essere ammirati dagli uomini. E quante volte noi vediamo lo scandalo di quelle persone che vanno in chiesa e stanno lì tutta la giornata o vanno tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri o parlando male della gente. Questo è uno scandalo! Meglio non andare in chiesa: vivi così, come fossi ateo».

Questo ha detto il papa. Naturalmente questa nuova presa di posizione gli costerà ancora in termini di popolarità. E’ sempre più difficile non vedere come in Europa si contrappongano due idee di “etica” e di comunità. Quella di Francesco, ispirata ai valori cristiani, al vangelo, alla solidarietà, alla fratellanza, e quella di una parte dell’establishment, che in diversi paesi europei ( non solo l’Italia e l’Ungheria) è al governo o sta per arrivarci, che invece si fonda sul nazionalismo, la xenofobia, la difesa dei confini e delle nazioni.

E’ molto difficile trovare una mediazione tra queste due visioni. Sono due ipotesi opposte di futuro. Sia sul piano politico che su quello delle emozioni, dei sentimenti e della costruzione di una comunità. L’unica mediazione possibile è quella esteriore, formale: sta nella autocertificazione di cristianità di una parte vasta delle forze sovraniste e populiste. E’ esattamente contro questa confusione che si è scagliato ieri, sempre con il suo tono placido e curiale, Francesco. La scelta tra atei e cattolici ipocriti – a favore degli atei – è proprio questo: la scelta di respingere l’idea di un cristianesimo senza Cristo, o addirittura contro Cristo. Perderà consensi il papa? Li perderà, li perderà, ma sembra che non sia il suo assillo principale. del resto, se rileggete il feroce atto di accusa di Gesù Cristo contro scribi e farisei sembrerebbe che anche lui non desse troppo ascolto ai sondaggi…