Politica 27 Dec 2018 17:10 CET

Si chiamava Sandro Fontana. Era un dc e credeva che la politica fosse pensiero…

UN LIBRO DEDICATO AL DIRIGENTE DEMOCRISTIANO CHE FECE DEL POPOLARISMO UNA BUSSOLA. ANCHE DOPO LA FINE DEL SUO PARTITO. INVENTÒ IL CORSIVISTA BERTOLDO, LA MANO GRAFFIANTE DI UN PARTITO MANSUETO

‘Sandro Fontana, l’anticonformista popolare. Le sfide di Bertoldo in Italia e in Europa’ e’ il titolo del libro appena pubblicato ed edito da Marsilio che rilegge il magistero politico, culturale ed intellettuale di Sandro Fontana. Un intellettuale che ha vissuto l’impegno e la militanza politica quasi come un dovere per un cattolico. E soprattutto per un cattolico che ha fatto della politica una ‘ mission’ per tradurre quel popolarismo di ispirazione cristiana che l’ha accompagnato per tutta la sua vita. Bresciano, docente di storia contemporanea prima a Pavia e poi a Brescia, Fontana è’ stato prima amministratore regionale in Lombardia – fortemente innovativo il suo assessorato alla cultura – e poi senatore e deputato europeo.

Ma sono sostanzialmente 3 gli elementi che hanno caratterizzato il ricco e fecondo magistero politico, culturale e intellettuale di Sandro Fontana. Innanzitutto la sua fedeltà al popolarismo. Sono rimaste celebri alcune sue pubblicazioni al riguardo perché la difesa, la promozione e la valorizzazione dei ceti popolari sono stati sempre la stella polare che ha orientato la sua militanza politica quotidiana. A prescindere dai partiti di appartenenza e dalle fasi storiche, peraltro drammatiche, si sono succedute.

Una concezione popolare che ispira un modello di società, il profilo del partito e delle sue classi dirigenti e la costante necessità di essere sintonizzati con le istanze e le esigenze che provengono da quei ceti. E Fontana, per la sua formazione giovanile e soprattutto per la sua provenienza sociale, non ha mai avuto alcuna difficoltà a conoscere quelle istanze e a farsi interprete di quei sentimenti e di quelle richieste. Un popolarismo vissuto più che descritto e contemplato. Per questo è stato sì un intellettuale e uno storico popolare ma anche un autentico politico che ha tradotto il patrimonio del popolarismo di ispirazione cristiana nella concreta dinamica politica italiana.

In secondo luogo non si può non dire che Sandro Fiontana per molti anni è stato l’ideologo della sinistra sociale della Democrazia Cristiana. Il suo stretto rapporto con Carlo Donat- Cattin per molti anni ha rappresentato una collaborazione feconda ed importante non solo per la qualità e l’autorevolezza della sinistra sociale ma anche per il contributo politico determinante capace di orientare e di condizionare l’intera politica della Democrazia Cristiana. Non a caso gli ormai famosi convegni settembrini di Saint- Vincent erano incontri promossi della ‘ corrente’ di Forze Nuove ma anche e soprattutto momenti di confronto politico in grado di dettare l’agenda politica della Dc e quindi dell’intero paese. Insomma, possiamo tranquillamente sostenere che Donat- Cattin era l’uomo delle grandi intuizioni politiche mentre Fontana dava respiro ideale e una cornice culturale a quel progetto politico.

Memorabile, al riguardo, l’operazione del ‘ preambolo’ al congresso democristiano del 1980 e la dura e tenace opposizione alla gestione demitiana del partito negli anni ottanta. Un connubio, quindi, quello tra Donat- Cattin e Fontana, che ha rappresentato una pagina decisiva nel dare sostanza progettuale e politica alla sinistra sociale, alla Dc e alla cultura riformista e democratica del nostro paese.

In ultimo, Sandro Fontana ha sempre anteposto il pensiero rispetto all’azione e all’organizzazione. Ovvero, la politica è credibile se c’è un pensiero, una cultura politica e un filone ideale che la definisce e la caratterizza. Senza un pensiero e una cultura, la politica si inaridisce e si trasforma in puro pragmatismo se non in un larvato affarismo. Ma accanto al pensiero e alla cultura, Sandro Fontana attraverso i suoi indimenticabili corsivi sul [/ CAP- 2- 2] Popolo, di cui era Direttore, riuscì a fronteggiare gli avversari e i detrattori storici della Democrazia Cristiana. Con lo pseudonimo di Bertoldo – il contadino dalle mani grandi e dal cervello fino – e con il suo inconfondibile e quotidiano graffio culturale, Fontana rivoluziona il tradizionale atteggiamento della Democrazia Cristiana fatto di timidezza e di sostanziale subalternità rispetto all’arroganza e alla saccenza intellettuale della sinistra comunista e post comunista. E, proprio attraverso i corsivi di Bertoldo sul Popolo, cancella quella timidezza e restituisce orgoglio e autorevolezza all’intera Dc.

Certo, Fontana soffre, e soffre molto, per la fine della Democrazia Cristiana e per quel progetto politico che riuscì a far diventare classe dirigente quei ceti popolari cattolici storicamente subalterni ed emarginati. E anche le sue scelte politiche successive al tramonto della Dc avranno sempre e comunque al centro la conservazione di quel patrimonio culturale ed ideale che riuscì a fare della Dc un partito nazionale, riformista, democratico e alternativo tanto alla destra quanto alla sinistra.

Ecco perché chi pensa e lavora per riscoprire e rilanciare la presenza politica dei cattolici, non può non rileggere il magistero politico, culturale ed intellettuale di Sandro Fontana. E il libro appena pubblicato è un contributo, appunto, per rileggere quel magistero.