Politica 8 Dec 2018 19:00 CET

Povertà: la ricetta di Swift

Non sono affatto convinto della possibilità che il reddito di cittadinanza diventi davvero legge dello Stato. Da molti anni penso che un reddito minimo, per tutti, sia una misura giusta e necessaria per la lotta contro la povertà. Però la realizzazione di una misura di questo genere ha bisogno di un piano economico molto complesso, che comporta una forte riorganizzazione di tutta la legislazione che riguarda i sussidi.

Comporta grandi investimenti per produrre un aumento significativo del Pil, e ha bisogno anche di nuove tasse, per raccogliere risorse.

Non vedo niente di tutto ciò nella politica del governo.

Eppure ricordo una dichiarazione impegnativa del vicepremier, ciò di Luigi Di Maio. Disse: «Faremo sparire la povertà». Vasto programma. Che peraltro fu proclamato più di mezzo secolo fa da un importantissimo presidente americano, Lyndon Johnson, il quale nel 1964 presentò un progetto post- kennediano, chiamato “Great Society”, che prevedeva proprio il reddito minimo e l’abolizione della povertà. Il piano poi fallì, per via della guerra del Vietnam, che assorbì tutte le risorse economiche a disposizione del governo.

Stavolta non c’è alle viste nessuna guerra che possa fermare Di Maio. Temo però che Di Maio possa provvedere a fermarsi da solo, per mancanza di idee, o per presenza di idee portatrici di eterogenesi dei fini.

Finora, diciamo la verità, non è stato fatto nulla per abolire la povertà. Neanche per ridurla. Le uniche misure in campo sono ancora quelle predisposte dai governi di centrosinistra, come il reddito di inclusione, l’Ape sociale, il sostegno alla Cassa Integrazione.

I poveri però, restano tantissimi. Cinque milioni sotto il livello massimo di povertà. Circa tre milioni e mezzo di italiani e un milione e mezzo di stranieri. Purtroppo le statistiche si rifiutano di escludere gli stranieri dai loro calcoli. Le statistiche sono fredde, senza sentimenti: per loro gli esseri umani sono tutti uguali…

Il governo gialloverde ha disposto alcune misure sociali, in questi sei mesi circa. Però tutte con risultati opposti a quelli richiesti. Il decreto sicurezza ha prodotto un immediato aumento dei clandestini ( clandestinità e povertà sono due parole che spesso coincidono) e gli esperti sostengono che nei prossimi mesi il numero dei clandestini aumenterà almeno del 25 per cento. Sono stati aboliti i sussidi agli orfani figli di madri che hanno subito femminicidio. C’è stato un taglio ai fondi per disabili. Tutte misure che danneggiano i più deboli. Poi è stato varato il decreto dignità, che rende più difficili i contratti a termine, riduce quindi il precariato ma aumenta la disoccupazione e il lavoro nero. Anche qui si parla di diverse centinaia di migliaia di persone che rischiano di restare senza un reddito. In più c’è l’aumento dei mutui dovuto allo spread.

Purtroppo a fronte di questo pacchetto di misure dall’impatto sociale forse ridotto ma sicuramente largamente negativo, non si intravvede ancora nessuna misura di segno contrario.

L’altra grande operazione politico sociale del nuovo governo è la modifica della legge sulla legittima difesa. L’altro giorno è spuntato persino un emendamento che permetterà forse di sparare non solo ai presunti ladri che entrano in casa, o nel negozio, o nell’autorimessa, ma anche a quelli per strada, se abbastanza vicini alla propria abitazione. E’ chiaro che questa legge, accompagnata dalla robusta corsa all’acquisto di armi prodotta dalle campagne di stampa in corso, potrebbe aumentare il numero dei morti tra i ladri e anche tra i sospetti ladri. I ladri di appartamento, e soprattutto i presunti ladri, spesso sono poveri. Non so se in questo senso si possa considerare la legge Salvini una legge che punta a ridurre il numero dei poveri… Forse non si dovrebbe scherzare su queste cose. Vero. E’ che a me viene sempre in mente quell’opera geniale scritta nel 1729, quasi trecento anni fa, da un fantastico scrittore irlandese, Jonathan Swift (famoso soprattutto per i viaggi di Gulliver): “Una modesta proposta”.

Era un libricino di una trentina di pagine nel quale si proponeva una semplice soluzione a tutti i problemi dell’economia, compreso il problema della sovrappopolazione. Swift lanciava l’idea di vendere ai ricchi i bambini poveri ( opportunamente ingrassati a spese dello Stato) e farglieli mangiare. In questo modo, spiegava, sarebbe migliorato il livello alimentare dei ricchi e sarebbe diminuito drasticamente il numero dei poveri. Potremmo fare la stessa cosa coi bambini degli immigrati. Scherzo, eh…

 

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