La merce avariata della fuga di notizie

Editoriale

Armando  Spataro è un magistrato con alle spalle una carriera gloriosa. Spesso ho polemizzato con lui, in passato, specie per il modo nel quale, tanti anni fa, condusse le indagini sulla lotta armata. Io sono convinto che assunse quel compito difficilissimo facendosi trascinare dal fuoco sacro del “dovere morale”, della “missione”.

L’idea, allora, era che la magistratura dovesse impegnarsi non nelle indagini sul terrorismo ma nella lotta al terrorismo.

Viceversa io son convinto che il compito della magistratura, anche nelle emergenze, sia sempre e solo quello di indagare: non di lottare.

Spataro, a mio parere, si fidò troppo dei pentiti. La mia opinione è che l’uso eccessivo dei pentiti spesso non avvicini alla verità, e comunque ci allontani dallo Stato di diritto. I miei dissensi però tengono anche conto di cosa furono quei tempi. I giovani politici di oggi, come Salvini, o Di Maio, o Renzi, non li hanno conosciuti e probabilmente hanno qualche difficoltà a immaginarli. In loro prevale l’impeto a disfarsi del passato, delle vecchie cariatidi ma anche delle colonne: talvolta delle colonne della democrazia.

Erano giorni di fuoco: quando uscivi di casa rischiavi di essere abbattuto da una pallottola, non da un tweet. Molti magistrati in quel periodo pagarono con la vita il loro impegno.

Il Procuratore Armando Spataro ieri ha polemizzato duramente con Matteo Salvini perché il ministro, in un impeto di soddisfazione, aveva twittato di prima mattina sull’arresto di alcuni cittadini nigeriani. Si sa che Salvini è particolarmente sensibile all’arresto degli africani, e perciò, talvolta si fa prendere dall’entusiasmo e non considera i dettagli. Quali erano i dettagli che hanno fatto infuriare Spataro? Due: che l’operazione era ancora in corso, e che i nigeriani – definiti da Salvini “mafiosi nigeriani” non sono ancora condannati per mafia, come faceva capire il tweet, ma sono semplicissimi indagati, forse innocenti, e alcuni di loro non sono neanche sospettati di essere mafiosi.

Sul merito, stavolta, è difficile non dare ragione al magistrato. Sia quando protesta per l’intralcio alle indagini, sia quanto impartisce – rara avis – una lezione di garantismo al politico. Poi però c’è anche da fare un ragionamento più generale, che riguarda sia i magistrati che i politici. E cioè un ragionamento sull’uso della fuga di notizie ( ma in genere delle iniziative giudiziarie) nella lotta politica. Su questo terreno, di solito, i magistrati la fanno da padroni. Sono loro a favorire le fughe di notizie, a guidarle, a utilizzare i giornali, e sono loro a mostrare una certa soddisfazione quando il loro lavoro si trasforma in lavoro politico. Da quel che so io, Armando Spataro si è sempre tenuto fuori da questo gioco. Mi dicono i miei colleghi giudiziari milanesi che non si conoscono indagini che erano in mano a Spataro delle quali lo stesso Spataro abbia favorito le anticipazioni. Però, per la verità, non ricordo neanche molte polemiche di Spataro contro i suoi colleghi, condotte con la stessa forza con la quale ora, giustamente, polemizza con Salvini. Spataro, credo, era alla Procura di Milano quando furono consegnati al Corriere della Sera i documenti riguardanti l’avviso di garanzia in arrivo per Berlusconi, primo ministro in carica, durante un vertice internazionale a Napoli. Fu eliminato così il primo governo Berlusconi ( poi lo stesso Berlusconi, vari anni dopo, fu scagionato). Spataro non aveva alcuna colpa, però quella volta non protestò. Capisco l’obiezione: non è che un magistrato sia tenuto a dissentire pubblicamente ogni volta che non condivide atti o dichiarazioni dei suoi colleghi. Giustissimo. Penso anch’io che i magistrati dovrebbero cercare di esternare il meno possibile e di tenersi per sé le proprie opinioni politiche. Però Armando Spataro non sempre si è attenuto a questo principio… Anche stavolta l’esternazione di Spataro contro il ministro va considerata un eccesso? No, stavolta no: si è limitato a difendere una indagine della sua Procura sulla quale, per ragioni politiche, aveva fatto irruzione il leader della Lega.

Del resto se si possono imputare alcune contraddizioni a Spataro, se ne possono imputare altrettante, e forse di più, a Salvini. Non è lui il capo di un partito che per anni ha fatto parte del centrodestra a guida berlusconiana, che aveva portato il garantismo come una bandiera? Possibile che il garantismo si sciolga come neve al sole appena l’arrestato, invece di essere un elegante signore padano, è “negro”?

Questo è un problema molto serio che la destra italiana prima o poi dovrà risolvere. Il contrasto tra il garantismo per i borghesi e i bianchi, e la ferocia forcaiola per i disgraziati e per gli stranieri. E’ un contrasto che non ha futuro. Può portare dei voti, nell’immediato, ma prima o poi ti trovi di fronte alla scelta: sei garantista o giustizialista? Sei liberale o autoritario?

Può esistere una destra che non sia liberale e che rinunci al garantismo? E quali sono, allora, i valori moderni che le restano?