Due tragedie: quella di Fredy e quella del Moldavo

Il commento

Salvini  ha applaudito il commerciante che ha ucciso un ladro. Ha fatto malissimo. Fredy Pacini è colpevole di omicidio?

Assolutamente no. MatteoSalvini ha applaudito il commerciante toscano che ha sparato a un ladro e lo ha ucciso. Ha fatto malissimo. Il ministro dell’Interno non dovrebbe mai esultare per l’uccisione di una persona. Specialmente il ministro dell’Interno di un paese dove non esiste la pena di morte.

Questo vuol dire che Fredy Pacini è colpevole di omicidio? Assolutamente no. Se ha sparato per difendersi sarà prosciolto, o assolto, per legittima difesa. Come è successo, in passato, in moltissimi casi simili. Sarà prosciolto o assolto sulla base della legge italiana, che esiste, prevede la legittima difesa, ed è abbastanza saggia. Non è una legge sovversiva, di sicuro. La scrisse un certo Alfredo Rocco, ministro della Giustizia del cavalier Benito Mussolini. Negli anni trenta. Poi la legge fu modificata da un ministro della Lega, e resa più favorevole a chi spara. Sicuramente può essere modificata, resa più rigorosa, ma forse non è il momento. Comunque non è una modifica urgente. Certamente non ha molto senso modificarla per renderla meno rigorosa, cioè più favorevole a chi spara. Né il regime fascista né i ministri leghisti sono stati mai molto lassisti verso i ladri e chi entra non invitato in casa altrui. Dobbiamo andare oltre la loro visione giustizialista?

Spero di no. Spero anche – come mi capita molto spesso – che l’indagato sia prosciolto o assolto. Perché sia condannato occorrerebbero le prove che ha ucciso perché voleva uccidere, che ha inseguito il ladro quando poteva lasciarlo andare, che ha usato la pistola come un giustiziere. Non sembra il caso di Pacini. Mi pare di avere capito che ha sparato alle gambe, che ha ucciso il giovane moldavo per errore, e per una sfortunata circostanza. E cioè perché uno dei colpi, sparato alla coscia, ha reciso una grossa arteria e ha provocato il dissanguamento.

Sarebbe una cosa molto civile se in questi casi si discutesse di legittima difesa o di eccesso di difesa in questi termini. Oggettivi, senza scalmanarsi. Cioè tenendo fermo il diritto, e non scatenando tifoserie che finiscono sempre per incitare alla violenza, alla reazione armata. L’obiettivo di tutti dovrebbe essere quello di ridurre al minimo i furti e le invasioni di domicilio, e contemporaneamente di annullare le uccisioni dei ladri. Diceva De André – musicista che piace anche ai leghisti e ai 5 Stelle “guardate la fine di quel nazareno, e un ladro non muore di meno…”. Già. Subire un furto, spesso, è un dramma. Ma un ragazzo che muore a 29 anni – ladro o Cristo che sia – è una tragedia per tutti, credo, non è una festa.

Una persona normale, non accecata dai pregiudizi o dalle ideologie giustizialiste, in una situazione del genere può tranquillamente solidarizzare con il signor Pacini, che probabilmente in queste ora sta soffrendo per quello che è successo, si sta interrogando sulla proporzionalità della sua reazione, si sta chiedendo se poteva evitare quello sparo maledetto.

Però una persona normale solidarizza con Pacini ma anche con chi voleva bene al ragazzo ucciso. Che avrà avuto un padre, una madre, forse dei fratelli, degli amici: stava rubando e ci ha lasciato la pelle.

Pubblichiamo oggi un racconto scritto da un grandissimo intellettuale italiano negli anni 60. Carlo Levi, pittore, scrittore, militante antifascista finito al confino. Autore del celeberrimo “ Cristo si è fermato ad Eboli”. È un pezzo bellissimo, pieno di poesia e di impegno civile. Racconta un episodio di cronaca nera di tanti anni fa, molto diverso da quello di oggi. Quella volta il derubato ( anzi: un amico del derubato) non difese certo la sua incolumità ma solo una radio a transistor da 10 mila lire. Inseguì il ladruncolo, lo freddò con una revolverata in fronte, sparata da vicino. È curioso ricordare quell’episodio – io ero bambino, frequentavo Ciampini a piazza Navona, e ricordo benissimo, perché se ne discusse tanto, anche a casa mia, che era una casa di borghesi conservatori. È curioso perché una opinione pubblica che all’epoca era ancora molto arretrata, bigotta, un po ottocentesca, in parte influenzata dal senso comune del fascismo, eppure si schierò tutta con il ragazzo. Oggi non succederebbe mai una cosa del genere.

E ora speriamo che le indagini siano rapide e che Pacini sia prosciolto. E speriamo che nessuno esulti, nessuno inciti a sparare. Nessuno racconti la balla di una legge che impedirà di indagare chi spara. Grazie a Dio questo è impossibile. Se un magistrato viene informato che hanno sparato a una persona e l’hanno uccisa non può fare altro che avviare le indagini e spedire gli avvisi di garanzia. Gli avvisi di garanzia una volta erano stati immaginati per proteggere l’indagato. Poi una politica e una informazione che ama molto le forche, li ha trasformati in pre- condanne. Magari invece di fare leggi assurde, che permettono di sparare liberamente, sarebbe meglio applicare le leggi che ci sono e spiegare alla gente che se uno viene indagato non è colpevole. La statistica dice che all’ 80 per cento è innocente.

 

 

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