Salvini e l’accusa di fascismo

L’editoriale

 

L’EDITORIALE

C‘è una battuta molto divertente che corre in rete, su Salvini. Chiedono alla Isoardi: «Perché lo ha lasciato?». E lei risponde: «Perché mi chiamava Claretta…».

Scusate se anch’io mi permetto di accennare a cose personalissime che riguardano la vita privata del ministro dell’Interno e della sua ex fidanzata.  Non lo faccio mai.  Stavolta però la vicenda sentimentale ha conquistato tutte le prime pagine dei giornali.

Enon per colpa dei paparazzi, ma perché i due protagonisti hanno usato twitter per scambiarsi messaggi un po’ amorosi e un po’ stizziti. Ed è normale anche che abbiano suscitato molta ironia.

La battuta su Claretta Petacci ( cioè sulla giovane amante di Mussolini) è la conseguenza di tutto ciò che Salvini ha detto nei mesi scorsi e della discussione che si è aperta – anche dopo il questionario compilato da Michela Murgia, il famoso fascistometro – sulla somiglianza o no tra “gialloverdismo” e fascismo, e più ancora tra salvinismo e fascismo. Michela Murgia, la scrittrice, come sapete ha scritto una sessantina di domande ed elaborato un sistema di risposte e un calcolo che permette di misurare il “grado di fascismo che è in noi”. Provocando molte polemiche. Massimo Gramellini, per esempio, si è infuriato e ne ha scritto sulla prima pagina del “Corriere” perchè dopo aver risposto alle domande del fascistometro si è accorto che usciva anche lui macchiato da un leggero alone fascista. Paolo Mieli è intervenuto, da parte sua, con la sua autorità di intellettuale di vecchio corso e di storico, per dire che il questionario non è molto sensato pur esprimendo stima per Murgia – e che tra salvinismo e fascismo non c’è nessuna somiglianza.

Ha ragione Mieli? Ha ragione Murgia? Hanno ragione tutti quelli che a ogni piè sospinto accusano di fascismo la nuova maggioranza, o la Lega? Hanno ragione, viceversa, quelli che dicono che il fascismo è roba del passato, conclusa, e che è pura propaganda ritirarla fuori ogni volta che non si hanno altri argomenti contro la destra?

Io lascio lì, aperte, queste domande. Dico solo che ciascuno ha il diritto di chiamare con il nome che gli piace di più se stesso e la propria fede politica e la propria parte politica. Se io voglio dichiararmi comunista mi ci dichiaro, e non devo dimostrare che rispetto perfettamente le indicazioni e le analisi di Marx o le strategia di Lenin. E così se voglio dirmi liberale o democristiano o populista o qualunque altra cosa. Anche se voglio dirmi fascista.

Salvini non si è mai detto fascista. Però, siccome escludo che lui sia privo di formazione politica, allora quando in pochi giorni riesce a pronunciare, diverse volte e con enfasi, frasi tipo “Chi si ferma è perduto”,Molti nemici molto onore”,Me ne frego”, e poi a proporre la chiusura dei “negozi etnici”, è evidente che ha in mente qualcosa. Voglio dire: non lo fa per caso. E cioè è chiaro che Salvini vuole comunicare ai suoi elettori una certa simpatia per Mussolini e per il regime fascista.

Va bene così? No. Io penso di no. Sono sempre stato contrario alle leggi che prevedono la punizione delle idee fasciste. Ho sempre pensato che nessuna idea può essere punita per legge, o proibita, che la norma transitoria inserita nella nostra Costituzione e che vieta la propaganda fascista andrebbe eliminata, e che lo slogan “il fascismo non è un’idea ma un delitto” sia uno slogan stupido e molto fazioso. Anche molto rischioso: perché potrebbe essere esteso a varie altre idee, visto che non è facile stabilire chi sia il giudice che decide cosa è idea e cosa è delitto. Sono assolutamente convinto che nessuna idea né opinione sia un delitto, mai, e che i delitti esistano solo se ci sono atti concreti delittuosi. Di conseguenza non credo che si possa dire a Salvini che deve sospendere il suo rosario di citazioni mussoliniane o fasciste.

Però gli si può porre un problema. E cioè questo: è giusto alimentare, con elementi nostalgici verso il passato regime, il populismo italiano che oggi è al governo, perché ha vinto le elezioni? Probabilmente è utile a guadagnare qualche consenso nella destra estrema, e forse per prosciugare l’elettorato di Fratelli d’Italia. Ma il prezzo non è troppo alto? In Italia il fascismo ha governato. E’ stato non solo un’idea, un’aspirazione, ma un fenomeno politico molto concreto. E concretamente ha cancellato le libertà politiche, il diritto di voto, molte libertà civili, alcuni pezzi consistenti dello Stato di diritto, ha imprigionato migliaia di dissidenti, e tutto questo prima ancora di allearsi con il nazismo e di macchiarsi dei crimini orrendi del razzismo e poi dello sterminio.

Io faccio questa semplice domanda: lasciare un dubbio sul fascismo – e cioè sull’insieme di questi atti concreti – non è un errore che nessuno statista può permettersi? Spingere il senso comune dalla sponda populista verso una sponda autoritaria e illiberale, non è una follia? E Salvini, che oggi è di fatto l’uomo più potente d’Italia e quello che ha in mano le sorti del governo, non sente sulle sue spalle la responsabilità di dover essere uno statista, oltre che un abilissimo capopopolo?

 

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