Politica 28 Oct 2018 14:53 CET

Chi avrà più fiducia di un Paese che ignora i campanelli d’allarme?

Davvero paradossale. I campanelli d’allarme sono così tanti e così rumorosi che diventano un baccano. Ma più crescono e più aumenta il numero di quelli che si tappano le orecchie. Adesso si sono espressi tutti: non manca davvero nessuno. Succede qualcosa? Pare di no. Ognuno continua a compitare la sua parte, infischiandosene degli altri. Dopo la Commissione Ue è stata la volta di Mario Draghi e poi ancora dei sovranisti mitteleuropei che bastonano il Belpaese e i suoi conti pubblici a rischio panna montata. Palazzo Chigi e i due vicepremier rispediscono le critiche al mittente: usando nelle repliche dosi massicce di vetriolo: Draghi, secondo Di Maio, “avvelena il clima”. Bello, no?I cittadini sono sempre più disorientati e confusi. Vogliono ancora gli euro che hanno in tasca e l’Europa è accettata: sarà matrigna ma è meglio di niente. Poi però ai sondaggisti spiegano che Lega e M5S sono perfetti: vadano pure avanti a suon di abolizione della Fornero e reddito di cittadinanza, basta si facciano valere con voce grossa a Bruxelles. Semmai pure flirtando – perché no? – con Trump e Putin: se ci facciamo un selfie tutti e tre è roba che vale il fondo- immagine sul desktop.Dove porta tutto questo? Nessuno lo capisce, e il vero guaio è che nessuno sembra troppo interessato a comprenderlo. Prigionieri ciascuno del proprio ruolo, i governanti europei ( ma, appunto, non solo loro) stazionano sull’orlo del cratere e sentono il sordo tambureggiare che sale dalle viscere del vulcano. Stanno in bilico sul crostone per capire cosa accade. Ma non riescono a vedere: gli occhi si riempiono del fumo lavico che preannuncia l’eruzione. Non capiscono ancora da che versante esploderà il fiume bollente. Sanno solo che ci sarà. Le elezioni del maggio prossimo per il rinnovo del Parlamento europeo sono presentate come una sorta di ordalia che stabilirà vincenti e perdenti secondo un criterio presentato quale discrimine tra chi si mette al vento della novità storica e chi, al contrario, quel vento cerca di fermare con le mani. Sottintendendo che opporsi alla forza del cambiamento, è inutile. Dimenticando che arrendervisi senza capire dove porta, è irresponsabile.Ricapitoliamo. La Commissione Ue ha dato tre settimane di tempo all’Italia per modificare la legge di bilancio. Qualche ritocco è possibile ma è evidente a tuttiche la sentenza è già scritta: un bel no a caratteri cubitali. La maggioranza gialloverde fa spallucce: il guanto di sfida è considerato alla stregua non di un rischio bensì di un riconoscimento da mettere in bella vista sul petto. Nel frattempo l’Italia ballerà al ritmo dei ribassi in Borsa e dello spread stabile oltre quota 300: livello non così sfrenato da stenderci al tappeto ma comunque sufficiente a sfiancarci. Le crepe tra Salvini e Di Maio si accentuano e ritornano i refoli mai sopiti di elezioni anticipate: con la stessa legge e, probabilmente, anche le stesse impossibilità di maggioranze diverse. Il tutto sempre ignorando e perfino calpestando le prerogative del Quirinale che, costituzionalmente, è l’unico che può far suonare il gong di fine legislatura. Come se la cura Beppe Grillo fosse già in atto, e l’inquilino del Colle ridotto ad un taglianastri.Ma ciò che più sconcerta è la nebbia che avvolge il dopo e che nessuno ha fretta di diradare. I mercati magari non ci trafiggeranno a morte però l’Italia, nonostante le carezze interessate del Cremlino e un paio di telefonate dalla Casa Bianca, in Europa è isolata. Non produrremo contagio perché ci sarà apposto un cordone sanitario per lasciarci al nostro destino: cosa faremo, lo sfonderemo o ci culleremo nella melodia delle sirene autarchiche? Le Europee segneranno il forte avanzamento dei partiti sovranisti e populisti. Che forse si alleeranno con il Popolari. Una nuova maggioranza spostata, diciamo così, più a destra. Peccato che allo stato né la Lega né i Cinquestelle siano del gruppo. Forse a urne chiuse ci sarà un qualche invito dai nuovi padroni di casa: chissà se verrà accolto o subirà lo stesso trattamento dei moniti inviati dalla Commissione. C’è a chi piace molti nemici molto onore: ma il proiettile davvero letale è l’indifferenza che ci circonda.Poco male. In fondo – è il mantra che aleggia nei Palazzi della politica – le sanzioni Ue sono acqua fresca; chi non rispetta le regole subisce punizioni che però non provocano danni irreparabili. Vero. È così perché il mancato rispetto è contemplato come ipotesi del terzo tipo, visto che le regole sono frutto di accordi sottoscritti volontariamente dagli Stati. La domanda è chi potrà più fidarsi di un Paese che si fa beffe e si sottrae ai patti che ha liberamente firmato.

Notizie correlate