Salute 4 Sep 2018 15:14 CEST

Sesso: l’indagine sul web, italiani ‘promossi’ in contraccezione

Torna la settimana del benessere sessuale dal 1 al 6 ottobre

Roma, 4 set. (AdnKronos Salute) – Bravi e diligenti. Così appaiono gli italiani che hanno partecipato all’indagine condotta dalla Federazione italiana di sessuologia scientifica in occasione della quinta edizione della Settimana del Benessere Sessuale, in programma in tutte le regioni italiane dal 1 al 6 ottobre (con il patrocinio del ministero della Salute e della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri). Tema scelto quest’anno per il questionario on line è stato l’uso e la conoscenza dei contraccettivi e delle infezioni sessualmente trasmissibili. Chi ha partecipato all’indagine (oltre 500 sono state le risposte ad un questionario nel periodo da aprile a giugno 2018) si dice un habitué di tutti i metodi.
Il 56,61% dice di usarli ‘abitualmente’, al contrario di un 20% che risponde con un secco ‘mai’. Il resto ‘a volte sì, a volte no’, preferiscono tentare la sorte. Tra questi, il 9,29% se ne ricorda ‘talvolta, a seconda delle situazioni’. Tra i dispositivi anticoncezionali preferiti si conferma il preservativo. È il più conosciuto, infatti, il 97,68% degli intervistati lo mette nell’elenco degli strumenti noti. Seguito dalla pillola (96,61%) e dalla spirale (88,93%). Il meno affermato è il metodo Billings con solo il 26,96%. A sorpresa, il preservativo femminile è conosciuto dal 54,11% dei partecipanti all’indagine. Anche se tecnicamente non è un metodo anticoncezionale, il coito interrotto ancora riceve consensi da chi afferma di farne uso qualche volta (29,29%), chi sempre (7,09%), chi spesso (11,90%) e chi almeno una volta (6,41%). L’astinenza programmata e condivisa con il partner non fa parte dell’orizzonte sessuale degli intervistati. Chi non la usa mai è il 93,14%, contro una piccola percentuale – pari allo 0,69% – che invece la rispetta sempre.
Il condom maschile vince anche sotto le lenzuola. C’è poco da stupirsi, il preservativo è usato dal 76,66% degli intervistati. Solo l’1,14% preferisce quello femminile al pari della temperatura basale. Fanalino di coda è il diaframma con lo 0,46%. I soddisfatti del metodo usato sono la maggioranza, a fronte del 2,12% dei delusi. La maggior parte non farebbe a meno del contraccettivo ma ci sono anche quelli che molto volentieri se ne libererebbero (circa il 9%). E chi lo usa anche se non ne è soddisfatto è una buona fetta (molto 11,08% e completamente 12,50%). Si sente infastidito dal metodo o dispositivo solo l’1,18%.
Secondo l’indagine, i contraccettivi non rappresentano una barriera fra partner: il 64,86% degli intervistati si dice per niente inibito e l’87,50% non si opporrebbe. Pochissimi confessano un senso di mancata progettualità e solidità del rapporto per colpa dei vari metodi (2,59%). Per tanti non cambia nulla (45,28%), anzi, per il 30,27% i contraccettivi significano maggiore libertà sessuale. È proprio in minoranza (6,54%) chi pensa che invece ci sia meno spontaneità. Sul piano della frequenza, l’uso dei dispositivi non cambia nulla per il 64,89% così come su quello del piacere. Addirittura, c’è chi dice di provarne di più se c’è la sicurezza di un condom o di una spirale (12,11%). I contraccettivi sono soprattutto usati per il timore di andare incontro a una gravidanza indesiderata (56,25%), meno per quello di contrarre malattie (35,94%).
Dal report emerge che la protezione da malattie sessualmente trasmissibili è la prassi per il 51,01% che risponde positivamente alla domanda: ‘Si protegge dal contagio delle infezioni sessualmente trasmissibili?’. Ma non per il 18% che sbarra invece la casella “mai”. Stupisce come la sifilide sia più nota (95%) del papillomavirus (91,33%) o dell’Hiv (92,34%). Le percentuali si riducono poi quando si nomina la conoscenza del sarcoma di Kaposi (18,75%) o del granuloma inguinale (20,36%). E solo di alcune malattie il 53,63% conosce le conseguenze. Per proteggersi dalle infezioni l’89,53% sceglie il profilattico, il resto preferisce avere rapporti con persone di cui si fida ciecamente (43,89%). Non si protegge perché ritiene non ci siano rischi per la salute solo una minoranza (3,54%).
Chi gioca con la fortuna perché non si protegge visto che in passato non gli è accaduto nulla è solo il 2,71%. Anche la quota di chi dà retta completamente agli amici che gli dicono che è molto difficile un contagio senza protezione è sotto il 2%. In minoranza anche chi pensa di non proteggersi perché tanto esistono i farmaci giusti per guarire dalle infezioni. Stessa cosa per coloro che non lo fanno perché amano sfidare il caso. Diversa è la situazione di chi non si protegge perché si fida del partner: la quota sale, distribuita fra chi si riconosce abbastanza in questa condizione (19,38%), molto (12,29%) e completamente (17,71%).
“Anche quest’anno – afferma Roberta Rossi, presidente Federazione italiana di sessuologia scientifica – l’indagine condotta sul web non vuole essere esaustiva della realtà italiana ma può indicare un trend: l’utilizzo del profilattico è abbastanza diffuso e sappiamo che ha la doppia funzione contraccettiva e di protezione dalle infezioni sessualmente trasmissibili (Ist), quindi ben venga. Forse – aggiunge – vuole dire che le persone si stanno iniziando a muovere per un concetto di salute sessuale a 360 gradi. Colpisce, inoltre, la quasi sovrapposizione percentuale dei metodi pillola e profilattico. E anche in questo senso verrebbe da pensare che la voglia di avere una sessualità libera da pensieri e preoccupazioni si stia diffondendo anche magari con il doppio utilizzo degli strumenti a disposizione: pillola per evitare la gravidanza indesiderata e profilattico per le infezioni sessualmente trasmissibili”.
“Rimane un 18% – precisa Rossi – che non si protegge mai nei rapporti, dato comunque inquietante se consideriamo che il gruppo che risponde è adulto e dovrebbe quindi essere quello maggiormente responsabile. Continua ad essere importante una diffusione del concetto di salute sessuale della quale prendersi cura ancor prima di dover ricorre ai ripari”.