Analisi 4 Sep 2018 13:42 CEST

La legge ad cognatum non c’è né in Fatto né in diritto

 

Perché appare chiaro che quel briccone di Matteo Renzi abbia costruito su misura una legge per salvare suo cognato. Si scopre però fin da subito, leggendo l’articolo di Luca De Carolis, che in realtà si parla di due fratelli del cognato di Renzi, che in quanto tali non sono nemmeno parenti dell’ex presidente del consiglio.

Peccato però che il secondo titolo, quello con maggiore evidenza a pagina tre del quotidiano, reciti di nuovo “Via la legge ad cognatum”, aggiungendo poi, con grande rincrescimento, che comunque la nuova normativa non sarà applicabile ai “parenti di Renzi”.

Insomma, il succo di tutto è: poiché Renzi aveva costruito su misura una legge in favore del proprio cognato, Bonafede sta preparando una nuova norma che ristabilisca le regole, anche se però questa norma non sarà applicabile al cognato né ai suoi fratelli ( né a nessun altro in modo retroattivo, ovviamente), e questo ci dispiace. Ma intanto, caro Renzi, beccati questi bei titoloni.

A questo punto sarà bene capire di che cosa davvero si tratti. La notizia è che il governo sta per varare un disegno di legge “anticorruzione”, che il Fatto descrive come “una nuova norma che vale come un segnale, politico e simbolico”. Strano, e noi ingenui ignorantoni a credere che il codice penale servisse per perseguire i reati. Il segnale, nella fattispecie, riguarda il reato di appropriazione indebita, previsto dall’articolo 646 del codice penale, che punisce chi si appropria indebitamente di beni già in suo possesso. Un reato meno grave rispetto al furto, che comporta invece anche la sottrazione del bene al legittimo proprietario. Ora, il Fatto lascia intendere che il governo Gentiloni, prima di esalare l’ultimo respiro, abbia ( quasi) abolito il reato di appropriazione indebita, cancellandone la procedibilità d’ufficio.

Quando? “Con un decreto legislativo deliberato dal Consiglio dei ministri il 21 marzo. Un’ottima notizia per i due fratelli del cognato di Matteo Renzi”.

Ora rimettiamo le notizie nel loro ordine naturale, perché è molto grave che si faccia disinformazione in questo modo. Innanzi tutto ricordiamo che il decreto legislativo ( che non è un decreto legge) comporta una delega al governo da parte delle Camere, dove la proposta di legge viene discussa dalle commissioni dei due rami del Parlamento. Non c’è stato quindi nessun colpo di mano del governo, quel 21 marzo, ma solo il punto d’arrivo di un provvedimento che aveva iniziato il suo iter un anno prima. Secondo: la riforma riguardava l’estensione della procedibilità a querela di parte a una serie di reati, tra cui anche le forme meno gravi di appropriazione indebita.

Un modo di lasciare alla persona offesa la libertà di agire in giudizio sulla base della valutazione della gravità del fatto di cui è stata vittima. Nel caso dei fratelli del cognato di Renzi, sospettati di aver depositato su propri conti i fondi raccolti per solidarietà ai bambini africani, sono stati gli stessi uffici della procura competente a segnalare alle associazioni interessate la possibilità di querelarli.

Nessun problema, quindi.

Se le accuse sono fondate il processo ci sarà.

Ma per quale motivo il ministro Bonafede ( il quale, ci informa sempre il Fatto, “ha seguito la vicenda e intende intervenire”) vuole contro- riformare un provvedimento così utile a decongestionare l’elefantiasi dell’amministrazione di giustizia? Per combattere la corruzione. Testuale. Ma l’appropriazione indebita è forse un reato contro la Pubblica Amministrazione? Certo che no. Ma è ovvio che, riempiendo il porcellino di tante monetine, lo si può sempre rompere, un domani, per corrompere qualcuno.

Elementare, W.

 

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