Interviste 12 Aug 2018 08:46 CEST

Mastella: «Caro Silvio, Salvini non è il figliol prodigo: il vitello grasso lo mangia con i 5S»

«Lega e 5 Stelle hanno la scioltezza di movimenti non ideologizzati. Fanno alleanze di comodo e agiscono come meglio ritengono. Al momento non vedo alternative»

Il sindaco di Benevento Clemente Mastella, da poco iscritto in Forza Italia, non per ha per nulla digerito lo stop al Bando Periferie deciso dal governo giallo verde. Nelle pieghe del decreto “milleproproghe”, appena licenziato dal Senato, è stata inserita una norma che congela almeno fino al 2020 le somme destinate ai Comuni per la riqualificazione delle periferie. Nonostante sul finire dell’anno scorso fossero state siglate le convenzioni davanti all’allora premier Gentiloni.

Premesso che sul punto si deve osservare spiacevole disattenzione dei gruppi parlamentari di opposizione, non può non sottolinearsi anche una certa irriguardosità del provvedimento anche dal punto di vista costituzionale.

Se una persona viene meno alla parola data è un farabutto, ma se lo fa lo Stato è ancora peggio. E la parola l’aveva data eccome, consideri che siamo andati a firmare con la fascia tricolore addosso. Non si può all’improvviso eliminare un atto formale e sostanziale.

Adesso cosa succederà? I sindaci come si muoveranno?

Adesso si metta mano al decreto alla Camera. Altrimenti, per quel che mi riguarda, andrò al Tar e spero che poi si arrivi alla Corte Costituzionale. Ho appena parlato con il sindaco di Terni, che è della Lega, anche lui è in difficoltà perché le risorse del Bando erano l’unica possibilità per Comuni come i nostri che abbiamo ereditato dissestati. Erano goccioline fondamentali per l’infermo della periferia italiana.

Ancora più preoccupanti le conseguenze che si avrebbero nel Meridione…

Al Sud diventa una sorta di solco incredibile. Inoltre così facendo viene meno la fiducia nelle Istituzioni. Avrebbero dovuto dare una risposta socialmente interessata, dare il segnale di uno Stato che diventa vicino ai problemi dei cittadini che, soprattutto nelle società meridionali, sono carichi di rancore nei confronti della Istituzioni. Soprattutto i Cinque Stelle hanno tradito le esigenze del Sud e non solo, ma dei comuni di tutta Italia. Per questo sono intenzionato a fare una battaglia frontale in modo che sia chiaro che la responsabilità di quanto avviene è della Lega e dei Cinque Stelle. Anche perché, come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma si indovina».

Vuol dire che intravede un disegno politico dietro questo provvedimento?

Potrebbe essere una vera e propria mossa elettorale, magari finalizzata a riproporre a livello locale l’alleanza tra Cinque Stelle e Lega. Con noi altri che rimaniamo cornuti e mazziati: abbiamo ereditato Comuni in dissesto e non possiamo superare oggettive difficoltà infrastrutturali e di natura sociale. Il governo invece di aiutarci ci ammazza e godrà dei benefici successivi. Alle elezioni diranno: i vostri amministratori non hanno fatto nulla. Avrei capito se avessero detto che non ci sono i soldi, ma invece spostano un capitolo di bilancio a un altro. Un fatto gravissimo che dimostra anche l’indifferenza del governo nei confronti dei Comuni più in difficoltà.

Dice che siamo davanti a un governo antimeridionalista?

Tra gli scienziati politici al governo mi dica se ne è esiste uno meridionalista. Non mi pare che sia un governo che si stia preoccupando di coprire le scoperture drammatiche che esistono al Sud. Non c’è un atto fin qui che riguardi il Mez- zogiorno. Anche nel contratto non veniva mai nominato il Meridione. Neanche la parola era stata inserita e non sarebbe accaduto neanche dopo senza la pressione dell’opinione pubblica.

Quanto durerà questo governo?

Dura fino a quando non succederanno cose in grado di fare precipitare la situazione. Oggettivamente, al momento, non c’è un’alternativa. I partiti storici come Forza Italia e Pd continuano a beccarsi fra di loro e si fanno la guerra come gli ultimi giapponesi. Pensano di potersi rivolgere ancora a una componente ideologizzata che non c’è più, mentre i partiti al governo hanno la scioltezza e la disinvoltura di movimenti non ideologizzati. Fanno alleanze di comodo e agiscono come meglio ritengono. A livello locale fanno alcune alleanze, mentre a livello nazionale altre.

Neanche la manovra economica metterà in rilievo i contrasti che già si intravedono tra i vari Ministeri?

Come dicono a Napoli tenteranno di “apparare”, di far coincidere le diverse esigenze. Anche se intravedo segni di sconforto all’interno di segmenti sociali che hanno votato per questo governo in maniera massiccia. Ad esempio nel mondo della scuola o tra i medici oppure quando vedo seicento imprenditori del Veneto, e non della Campania, che si esprimono in contrarietà al decreto dignità. Segnali che indicano come inizi ad allentarsi la loro presa politica. Chi li ha votati per protestate contro le vecchie gestioni e per provare il nuovo comincia a capire di aver fatto uno spergiuro politico.

Che strada seguire per creare un’alternativa di governo?

Non si può continuare a pensare che Salvini ritorni a casa come il figliol prodigo. Lui sta mangiando i vitelli lì con Cinque Stelle. Bisogna recidere la possibilità dei due forni. Del resto Berlusconi gli aveva proposto di essere maggioranza e guidare il processo della coalizione. Ma non ha voluto. Per il resto bisogna partire dal consenso locale. Io ho aderito da poco a Forza Italia, ma ci sono tantissimi amministratori che lo hanno fatto e sono proprio loro che devono essere coinvolti. E’ inutile continuare ad aspettare Godot.

E’ una critica alla leadership di Berlusconi? Rientra tra chi lo ritiene ormai fuori dai giochi? Non la convince la riorganizzazione del partito per come annunciata?

Ma no. Berlusconi è un riferimento. Anche Charles De Gaulle era anziano, ma rimane un riferimento. Valuto positiva la nomina di Tajani che mi pare si stia muovendo molto bene. Adesso però bisogna organizzare e non essere nostalgici di quello che si è fatto, ma pensare a quello che bisogna fare. Si deve fare la battaglia: o si vince o si perde. Il che vuol dire recidere alla Lega gli spazi vitali a livello locale. E’ pur vero che in certe realtà, magari a Pisa, Forza Italia sta al 3% o al 4%, ma comunque consente alla Lega di vincere. Si presentino a livello locale con i Cinque Stelle. Non credo che al Nord avrebbero gli stessi consensi.

Insomma, il problema rimane la Lega…

La Lega deve scegliere. E’ anche vero però che se non la costringi a scegliere non lo farà mai. Inutile tenere in vita un’alleanza per avere quale assessore in più in questo o quel Comune, mica siamo i socialdemocratici che avevano solo assessori. Berlusconi non è mai stato interessato a questo tipo di politica e ha volato sempre più in alto.

 

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