carcere 9 Aug 2018 15:58 CEST

«Riforma del carcere, il governo ha deciso di non esercitare la delega»

Il Garante nazionale dei detenuti ha inviato all’esecutivo il proprio parere sul decreto attuativo della riforma riscritto ex novo

«Il governo ha deciso di non esercitare la delega relativamente alla revisione di modalità e presupposti di accesso alle misure alternative, di revisione delle procedure di accesso alle medesime, di eliminazione di automatismi e preclusioni, di valorizzazione del volontariato, di riconoscimento del diritto all’affettività, nonché di revisione delle misure alternative finalizzate alla tutela del rapporto tra detenute e figli minori». Ne prende atto il Garante nazionale delle persone private delle libertà Mauro Palma dopo aver inviato al governo il proprio parere sul decreto rifatto ex novo della riforma dell’ordinamento penitenziario. Il Garante ritiene che gli elementi di delega costituissero nel loro insieme «un corpus complessivo volto a ridefinire l’esecuzione penale con l’obiettivo di perseguire un reinserimento sociale che non apra al rischio di esclusione e di conseguente recidiva» e che le singole proposte presenti nel nuovo decreto «appaiono più rivolte ad affrontare aspetti settoriali che a ridefinire tale corpus complessivo». Nel merito, il Garante nazionale apprezza le disposizioni che tendono a migliorare la quotidianità detentiva e che, peraltro, riprendono alcuni aspetti sui quali il aveva già formulato un positivo parere.

In attesa di leggere, nel dettaglio, i pareri del Garante che dovranno essere trasmessi alle commissioni giustizia delle due camere, Il Dubbio, nei giorni scorsi, ha colto diversi cambiamenti volti non solo ad eliminare tutto ciò che riguarda fuori dal carcere, ma anche per quanto riguarda la vita interna. Tutto revisionato e riscritto. Tanto da aggiungere delle parole a diversi commi, oppure facendo rimanere così com’è alcuni commi del “vecchio” ordinamento e con il rischio evidente di fuoriuscire dal perimetro delle legge delega che puntava soprattutto a una graduale decarcerizzazio- ne che parte dalla vita detentiva finalizzata alla riabilitazione, fino all’implementazione delle pene alternative concesse dai magistrati di sorveglianza quando accertano che si verificano le condizioni. Il pratica non è stato recepito, come dice il Garante, il “corpus complessivo” della legge delega. Tolto ogni riferimento alle regole penitenziarie europee, tolta la parte dedicata alla sorveglianza dinamica. La perquisizione corporale è stata mantenuta come dal vecchio ordinamento, mentre la riforma originale l’aveva cambiato prendendo in considerazione diverse sentenze della cassazione che sottolineavano il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e il ricorso a tale metodo «solo nel caso in cui sussistano specifiche e prevalenti esigenze di sicurezza interna o in ragione di una pericolosità del detenuto risultante da fatti concreti». Così come è stato modificata la concessione dei benefici e, addirittura, quello sui colloqui coi familiari: il nuovo testo riscritto prevede di poter favorire i colloqui coi famigliari ‘ ove possibile’, mentre nel testo della riforma originale al posto del potenziale verbo ‘ potere’ si leggeva che era un dovere. Anche l’assistenza sanitaria è stata modificata, prendendo in considerazione solo l’aspetto organizzativo: tolta l’equiparazione tra i detenuti infermi di mente con quelli fisici e cancellato anche l’articolo che prevede sezioni adeguate per i detenuti psichiatrici.

Nel frattempo i disagi aumentano, compreso l’escalation dei suicidi in carcere. L’ultimo nel carcere di Poggioreale, il terzo nello stesso penitenziario nel giro di poco tempo. Si è impiccato alle inferriate della sua cella, approfittando dell’assenza dei quattro compagni di stanza che erano nei passeggi. Con questa ennesima tragedia, siamo a quota 34 suicidi dall’inizio dell’anno. La parola che meglio riassume lo stato delle persone private delle libertà l’ha data proprio il Garante nazionale Palma nella sua ultima relazione: è ‘ attesa’, che sottolinea lo stato di sospensione protratta in cui vivono le persone private della libertà personale che, secondo prospettive diverse e per motivi diversi, sono tutti soggetti accomunati dall’attesa di un segnale, un mutamento, esprimendo così dubbi, incertezze, ma anche la speranza di veder evolvere la loro condizione per non rimanere – si legge nella relazione – ‘ En attendant Godot’, ovvero nell’ineluttabilità di una condizione. Che Godot non arrivi più, ora è diventata quasi una certezza con la riscrittura della riforma.

 

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