Cultura 9 Aug 2018 17:02 CEST

Emile Zola: Quei giornali che vivono di scandali!

L’OMAGGIO DI ZOLA AL VICEPRESIDENTE DEL SENATO AUGUSTE SCHEURER- KESTNER, L’UNICO POLITICO A CREDERE NELL’INNOCENZA DI DREYFUS

Che dramma straziante, e quali splendidi personaggi! Di fronte a documenti di una bellezza così tragica che la vita ci mette davanti, il mio cuore di romanziere freme di appassionata ammirazione. Non so intravedere una psicologia più nobile.

Non è mia intenzione parlare del caso. Se talune circostanze mi hanno permesso di studiarlo e di farmene un’opinione formale, non dimentico che un’inchiesta è in corso, che la giustizia se ne sta occupando e che per onestà è giusto attendere, senza contribuire all’ammasso di pettegolezzi volti a ostruire un caso così chiaro e così semplice.

Ma i personaggi, da questo momento, appartengono a me, che sono soltanto un passante con gli occhi aperti sulla vita. E se il condannato di tre anni or sono e l’accusato d’oggi per me rimangono sacri fino a che la giustizia non avrà completato la sua opera, il terzo grande personaggio del dramma, l’accusatore, non avrà certo a soffrire se parlerò di lui con onestà e con coraggio. Ecco che cosa ho visto di Scheurer- Kestner, ecco che cosa penso e che cosa affermo. Forse un giorno, se le circostanze lo permetteranno, parlerò degli altri due.

Una vita cristallina, la più nitida, la più diritta. Non una tara, mai la più piccola debolezza. Una medesima opinione, costantemente seguita, senza ambizione militante, sfociata in un’altra posizione politica dovuta unicamente alla simpatia rispettosa dei suoi pari.

E non un sognatore, né un utopista. Un industriale, che ha vissuto chiuso nel suo laboratorio, dedito a ricerche particolari, senza conta- re la preoccupazione quotidiana di una grande ditta commerciale da mandare avanti.

Ed anche una situazione patrimoniale invidiabile. Tutte le ricchezze, tutti gli onori, tutte le gioie, il coronamento di una bella vita interamente dedicata al lavoro e alla lealtà. Più un solo desiderio da esprimere, ossia quello di finire in modo degno, in questa felicità e nella stima generale.

Eccolo, l’uomo. Lo conoscono tutti, non vedo chi mi potrebbe smentire. Ed è proprio l’uomo attorno al quale si sta per svolgere uno dei drammi più tragici e più appassionati. Un giorno, un dubbio si affaccia nel suo spirito, poiché è un dubbio che è nell’aria e che ha già rubato varie coscienze. Un tribunale militare ha condannato, per alto tradimento, un capitano che, chissà, forse è innocente. Il castigo è stato tremendo, la degradazione pubblica, l’internamento in un luogo lontano, l’esecrazione di tutto un popolo che si accanisce, infierendo sull’infelice già a terra. E, qualora fosse innocente, gran Dio! Che brivido di pietà, che orrore agghiacciante! Al pensiero che non ci sarebbe riparazione possibile.

Nello spirito del signor Scheurer-Kestner, è nato il dubbio. Da quel momento, come ha spiegato lui stesso, inizia il tormento, rinasce l’ossessione man mano che le cose gli giungono all’orecchio.

È un’intelligenza solida e logica quella che, a poco a poco, finisce per essere conquistata dal bisogno insaziabile della verità. Non c’è nulla di più alto, di più nobile e il travaglio che quest’uomo ha vissuto è uno spettacolo straordinario ed entusiasmante, per me, portato come sono dal mio mestiere a scrutare nelle coscienze. Il dibattito sulla verità e in nome della giustizia, non esiste lotta più eroica.

In breve, alla fine Scheurer- Kestner giunge alla certezza. La verità la conosce, ora deve fare giustizia. È un momento pauroso e posso immaginare cosa debba essere stato per lui quel momento d’angoscia. Non gli erano certo ignote le tempeste che stava per sollevare, ma la verità e la giustizia sono sovrane, poiché esse soltanto assicurano la grandezza delle nazioni. Può accadere che interessi politici le oscurino per qualche istante, ma un popolo che non basi su di esse la sua unica ragione d’essere sarebbe, oggi, un popolo condannato.

Fare luce sulla verità, certo; ma potremmo avere l’ambizione di farcene un vanto. Alcuni la vendono, altri vogliono almeno trarre vantaggio dall’averla detta.

Il progetto di Scheurer- Kestner era di restare nell’ombra, pur compiendo la sua opera. Aveva deciso di dire al governo: «Le cose stanno così.

Intervenite, abbiate voi stessi il merito d’essere giusti, riparando a un errore. Chi fa giustizia, trionfa sempre». Circostanze delle quali non voglio parlare fecero sì che non venisse ascoltato.

Da quel momento in poi, ebbe inizio la sua ascesa al calvario, un’ascesa che dura da settimane. Si era sparsa la voce che egli fosse in possesso della verità, e chi detiene la verità, senza gridarla ai quattro venti, che altro può essere se non un nemico pubblico? Stoicamente, per quindici giorni interminabili, rimase fedele alla parola data di tacere, sempre nella speranza di non doversi ridurre a prendere il posto di quelli che avrebbero dovuto agire. E sappiamo bene quale marea d’invettive e di minacce si sia abbattuta su di lui durante questi quindici giorni; un vero torrente di accuse immonde, di fronte al quale è rimasto impassibile, a testa alta. Perché taceva? Perché non mostrava il suo incartamento a chiunque lo volesse vedere? Perché non faceva come gli altri che riempivano i giornali delle loro confidenze?

Quanto, ah, quanto è stato grande e saggio!

Taceva, perfino al di là della promessa fatta, proprio perché si sentiva responsabile nei confronti della verità. Una povera verità, nuda e tremebonda, schernita da tutti e che tutti sembravano avere interesse a soffocare, lui pensava soltanto a proteggerla contro l’ira e le passioni altrui. Aveva giurato a se stesso che non l’avrebbero fatta sparire e intendeva scegliere il momento e i mezzi adatti per assicurarle il trionfo. Che può mai esserci di più naturale, di più lodevole? Per me non esiste niente di più sovranamente bello del silenzio di Scheurer- Kestner, dopo tre settimane di ingiurie e di sospetti da parte di un intero popolo fuori di sé.

Ispiratevi a lui, romanzieri! In lui sì avreste un eroe!

I più benevoli hanno avanzato dubbi sul suo stato di salute mentale. Non era per caso un vegliardo indebolito, caduto nell’infantilismo senile, uno di quegli spiriti che il rimbambimento incipiente rende inclini alla credulità? Gli altri, i pazzi e i delinquenti, l’hanno accusato senza tante cerimonie d’essersi lasciato “comprare”. Semplicissimo: gli ebrei hanno sborsato un milione per acquistare tanta incoscienza. E non si è levata una risata immensa, come risposta a tanta stupidità!

Scheurer- Kestner, è là, con la sua vita cristallina.

Fate un confronto tra lui e gli altri, quelli che lo accusano e lo insultano, e giudicate. Bisogna scegliere tra questo e quelli. Trovatela, la ragione che lo farebbe agire, al di fuori del suo bisogno così nobile di verità e di giustizia. Coperto d’ingiurie, l’animo lacerato, sentendo vacillare il suo prestigio sotto di sé, ma pronto a sacrificare tutto pur di portare a buon esito il suo eroico compito, egli tace, aspetta. Fino a che punto si può essere grandi!

L’ho detto, del caso in sé non mi voglio occupare. Tuttavia, è bene che io lo ripeta: è il più semplice, il più trasparente del mondo, per chi voglia prenderlo per quello che è. Un errore giudiziario, eventualità deplorevole, sì, ma sempre possibile.

Sbagliano i magistrati, possono sbagliare i militari. Cos’ha a che fare, questo, con l’onore dell’esercito? L’unico bel gesto, qualora sia stato commesso un errore, è di porvi riparo: e la colpa nascerebbe nel momento in cui qualcuno s’intestardisse a non voler ammettere di essersi sbagliato, nemmeno di fronte a prove decisive. Non ci sono altre difficoltà, in fondo. Andrà tutto bene, purché si sia decisi a riconoscere di aver potuto commettere un errore e di avere esitato, in seguito, a convenirne, perché era imbarazzante. Quelli che sanno, mi capiranno.

Quanto al temere complicazioni diplomatiche, è uno spauracchio per gli allocchi. Nessuna delle potenze vicine ha niente a che spartire con il caso e converrà dirlo forte. Ci troviamo soltanto di fronte a un’opinione pubblica esasperata, sovraffaticata da una campagna che è tra le più odiose. La stampa è una forza necessaria; sono convinto che nel complesso faccia più bene che male. Ma certi giornali, quelli che gettano lo scompiglio, quelli che seminano il panico, che vivono di scandali per triplicare le vendite, non sono certo meno colpevoli. L’antisemitismo idiota ha gettato il seme di questa demenza. La delazione è dappertutto, nemmeno i più puri e più coraggiosi osano fare il loro dovere per il timore di venire infangati.

E così, eccoci in questo orribile caos, nel quale tutti i sentimenti sono falsati, in cui non è possibile volere la giustizia senza venire trattati da rimbambiti o da venduti. Le menzogne mettono radici, le storie più assurde vengono riportate con sussiego dai giornali seri, l’intera nazione sembra in preda alla follia, quando un po di buon senso rimetterebbe subito a posto le cose. Oh, come sarà semplice, torno a dirlo, il giorno in cui quelli che sono alla guida oseranno, nonostante la folla aizzata, comportarsi da galantuomini!

Immagino che nel silenzio altero di Scheurer- Kestner, ci sia anche il desiderio di aspettare che ciascuno faccia il suo esame di coscienza prima di agire. Quando ha parlato del suo dovere che, perfino sulle rovine del suo prestigio, della sua felicità e dei suoi beni, gli ordinava, dopo averla conosciuta, di servire la verità, quest’uomo ha detto una frase ammirevole: «Non avrei più potuto vivere». Ebbene, ecco che cosa devono dirsi tutte le persone oneste immischiate in questa storia: che non potranno più vivere, se non faranno giustizia.

E, qualora ragioni politiche volessero che la giustizia venisse ritardata, si tratterebbe di una notizia falsa che servirebbe soltanto a rinviare l’epilogo inevitabile, aggravandolo ulteriormente.

La verità è in cammino e niente la potrà fermare.

* Pubblicato su “Le Figaro” il 25 novembre 1897

 

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