Bene. Ora via libera alla riforma

Editoriale

Ieri in redazione siamo restati senza parole quando è arrivato il testo pubblicato sul blog di Grillo. Abbiamo controllato cento volte che fosse un testo autentico, e poi che non fosse uno scherzo. Pare proprio di no: Beppe Grillo – l’uomo che più di tutti negli ultimi dieci anni ha sconvolto la politica italiana e ha modificato i rapporti di forza tra i partiti si è pronunciato in modo netto per l’abolizione del carcere, o quantomeno per un suo fortissimo ridimensionamento. Come potete leggere nel suo intervento ( che pubblichiamo integralmente a pagina 3), il fondatore del Movimento 5 Stelle propone una critica ferocissima dell’istituzione carcere.

Critica il grado di sopraffazione che il carcere esprime, la sua inutilità, la sua caratteristica “criminogena”, e persino mette in discussione il valore assoluto del concetto di “crimine”. Cita uno studioso norvegese, Nils Christie, ed espone tesi libertarie molto simili a quelle di grandi studiosi, come per esempio Michel Foucault.

Cosa c’è di strano? Innanzitutto diciamo che non c’è niente di irragionevole in quello che scrive Grillo. Di strano qualcosa c’è. C’è è che Grillo è il fondatore di un movimento, che oggi raccoglie la maggioranza dei consensi elettorali in tutto il paese, il quale si è presentato alle elezioni ( e poi al governo) con un programma sulla giustizia che è molto molto lontano dalle posizioni assunte ieri da Grillo. E gran parte dei giornalisti e degli intellettuali che fanno riferimento a quel movimento, ancora in tempi recentissimi, hanno scoccato molte frecce in difesa della tesi opposta, nella convinzione che la pena carceraria sia essenziale, che le misure alternative vadano abolite, che la certezza della condanna sia la chiave del diritto e della moderna convivenza.

Personalmente non ho mai capito bene quali fossero le posizioni politiche di Grillo. Non avevo mai avuto l’impressione che potessero avvicinarsi a una posizione liberale e garantista. Tuttavia è indubbio che Grillo sia espressione di una certa idea rivoltosa e anarchica della politica. E probabilmente è proprio in questo filone ribelle del suo pensiero che c’è l’origine della sua improvvisa presa di posizione anti- carcere.

In ogni caso la ricerca delle cause del ribellismo- garantista di Grillo non ha molta importanza. Quel che importa davvero sono le cose che ha detto, le esigenze che ha espresso e il vigore con il quale ha messo al centro della discussione il tema della libertà e della necessità di ridimensionare la sopraffazione carceraria.

Siccome Grillo è comunque considerato il vero leader del M5S si può immaginare una profonda revisione delle posizioni dei 5 Stelle sui temi della giustizia. Visto che è molto difficile immaginare di poter affrontare la questione delle carceri, in tempi brevi, senza affrontare alcuni problemi più generali che riguardano la giustizia. Si tratta di vedere, a questo punto, che atteggiamento assumerà la Lega, che comunque ( almeno come posizioni di partenza), è sempre stata una forza più liberale, rispetto ai 5 Stelle.

Intanto bisognerebbe provare a non fermarsi alle affermazioni generali di principio. Ci sono molte cose concrete da fare. Abbastanza in fretta. La prima, e la più ovvia, è quella di completare la riforma del carcere che il centrosinistra aveva avviato ma non aveva mai trovato il coraggio di concludere. Di quella riforma una parte essenziale sono proprio le misure alternative al carcere delle quali parla Beppe Grillo. Il governo ha la delega per varare quella riforma e deve esercitare questa delega, se non sbaglio, entro agosto. Può farlo. E se vuole può allargare e migliorare quel decreto rendendo ancora più ampie le possibilità di accedere alle misure alternative.

Questa è la prima tappa. Subito dopo il discorso si può molto allargare. Tenendo conto anche delle pronunce della Corte costituzionale, che appena 48 ore fa ha messo in discussione, in pratica, l’ergastolo ostativo. Cioè l’impossibilità, per alcuni detenuti, di accedere ai benefici penitenziari previsti dal regolamento e agli sconti di pena.

Forse è una circostanza casuale – ma è un’ottima casualità – che la sentenza della Corte coincida con la presa di posizione di Beppe Grillo. Magari questi due episodi potrebbero anche dare un po’ di coraggio ai nostri intellettuali, e ai partiti, tutti da molti anni impauriti dal prevalere di una opinione pubblica piuttosto giustizialista.

Prendiamo coraggio, su. E diamo il benvenuto a Beppe Grillo.

 

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