Politica 10 Jul 2018 11:20 CEST

Sull’Aquarius e nella cella di Dell’Utri

La politica acquista un ruolo molto alto, di direzione anche morale della società, quando alla lotta degli interessi si affianca la lotta delle idee

L’altro giorno ho partecipato a una serata di discussione al festival di “Popsophia”, a Pesaro, sul tema dell’utopia, a mezzo secolo di distanza dal subbuglio del 1968. La domanda, più o meno, era questa: l’utopia è utile in politica?

Io credo di si. Credo che sia indispensabile. Salvo che non si consideri la politica solo una lotta di interessi. E’ chiaro che la politica è anche lotta di interessi ( o di ceti, o di classi) ma se è solo questo si inaridisce e sfocia nel corporativismo e nel populismo. Come sta succedendo. La politica acquista un ruolo molto alto, di direzione anche morale della società, quando alla lotta degli interessi si affianca la lotta delle idee. Talvolta, effettivamente, le idee scaturiscomno dagli interessi, sono un loro innalzamento, o una loro proiezione o una loro estensione. Talvolta invece prescindono dagli interessi, assumono una funzione assoluta, attengono all’etica, o attengono – se vogliamo metterla così – all’interesse generale e a una certa visione del mondo. Se cercate l’Utopia potete trovarla sull’Aquarius e nella cella di Dell’Utri

Alcune grandi idee – come la libertà, l’uguaglianza, la fraternità – sono idee assolute, per esempio, non riferite a un gruppo di interessi o a un gruppo sociale.

L’utopia è quella parte dell’impegno politico che si fonda sulle grandi idee, non su interessi specifici. Utopia non è il contrario del realismo, è il contrario della realpolitik. Il realismo e la realpolitik non sono la stessa cosa. La realpolitik è la politica asciugata dalle idee e ridotta a sola tattica e amministrazione. Non è guidata dai principi ma solo ed esclusivamente dai propri obiettivi. Gli obiettivi ammettono qualunque mezzo.

Il realismo è una cosa diversa: mette la politica con i piedi sulla terra, non gli permette di volare nel mondo dei sogni e di liberarsi da ogni responsabilità. L’utopia è realista, non è sogno. E chiama a fortissime responsabilità. Tommaso Moro – che inventò l’utopia moderna – testimoniò la sua utopia pagandola con la sua vita sul patibolo.

Oggi credo che in politica l’utopia sia scomparsa. Da diverso tempo. La sinistra è rimasta orfana del comunismo, e da 25 anni vaga nel bosco alla ricerca di idee- guida che non trova. La destra paga la crisi del neoliberismo, del reaganismo, della scommessa persa sul mercato geniale, umano e invincibile. Anche la destra si è accorta che il mercato non è né geniale né umano. Probabilmente neppure invincibile. E però – così come la sinistra non è riuscita a produrre una critica di sinistra al comunismo – la destra non è riuscita a produrre una critica liberale del mercato. E si è vista soppiantata da una nuova destra reazionaria, sovranista, nazionalista, che sembra non dargli scampo. Così è scomparsa l’utopia.

Parlando di queste cose, al festival di Popsophia, ho provato a dire dove, secondo me, si può provare a far rinascere l’Utopia. Ho detto che si può farlo sul ponte dell’Aquarius e nella cella di Dell’Utri.

Già, non è vero che sono luoghi così lontani. Sono vicini. Confinano. Sono i luoghi della sofferenza, e dell’oppressione, e della negazione dei diritti. Sono i luoghi dove il potere è vissuto come sopraffazione, perché è sopraffazione. Tra Marcello Dell’Utri malato e in prigione e i migranti africani ( i “negri”: si i “negri”, li chiamano così) che chiedono il diritto a vivere e a migrare, non c’è molta differenza. La differenza sta nel fatto che i migranti sono sostenuti solo dalla sinistra, che odia Dell’Utri. E Dell’Utri quasi solo dalla destra, che – in gran parte – odia i migranti.

L’utopia è rimettere insieme queste due battaglie. Far capire che il Diritto è il Diritto è il Diritto ( come la rosa della Steiner) e ce n’è uno solo, indivisibile, e se ne infischia della sinistra e della destra, e delle simpatie, e delle ideologie trasformate in tifo. I diritti di un detenuto sono come quelli del migrante. Non solo perché è detenuto – e quindi debole, fragile, ultimo – ma perché è una persona. I diritti del ricco sono uguali al diritto del povero, e viceversa. Attenzione: E VICEVERSA.

Se questa idea inizierà a farsi largo, se la passione per la vendetta sui nemici compirà qualche passo indietro, allora nascerà qualche spazio nuovo nel quale potrà ricominciare a fiorire l’utopia.

Per ora l’utopia resta lì: sull acquarius e nella cella – ora, per fortuna, vuota – di Marcello Dell’Utri.

 

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