diritti 21 Jun 2018 14:44 CEST

Selam Palace, la città invisibile dei rifugiati

In occasione della Giornata del Rifugiato l’Associazione Cittadini del Mondo ha presentato presso il VII Municipio di Roma il Secondo Rapporto sul palazzo occupato, situato nella periferia della Romanina,

Una giornata mondiale del rifugiato che, almeno in Italia, cade nel pieno della decisioni della chiusura dei porti, della propaganda sulla cosiddetta emergenza immigrazione e di un clima che sembra poter portare ad un vero scontro sociale.In questo contesto, dove lo stesso concetto di accoglienza comincia ad incrinarsi nell’opinione pubblica, vengono al pettine le falle di un sistema che fino ad ora si è occupato di salvare vite ma che poi lascia chi emigra o richiede asilo completamente solo.

 

 

Come nel caso di Selam Palace, uno dei tanti stabili precari nella grande periferia di Roma. Situato nel quartiere de La Romanina, è la più grande occupazione abitativa romana. La storia di questo palazzo inizia nel 2006,  ad  oggi ospita tra le 700 e le 1000 persone circa. Gli abitanti, provenienti dal Corno d’Africa (Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan), sono titolari di protezione internazionale che non hanno trovato accoglienza nei centri predisposti dalle autorità romaneL’ex Commissario per i diritti umani, Nils Muižnieks, visitò palazzo Selam nel 2012 , rimase sconvolto dalle condizioni in cui versava lo stabile e definì la situazione sconvolgente.

Le sue parole furono chiarissime: «L’Italia è relativamente generosa nel concedere lo status di rifugiato, poi però fa ben poco di più». Purtroppo nonostante il passare degli anni e il lavoro di volontari ed associazioni, le condizioni di Selam Palace non riescono a raggiungere uno status di vita decenti, per parlare di ciò è stato presentato un rapporto presso la sede del Municipio di zona .

L’associazione Cittadini del Mondo, che ha redatto il rapporto, fin dall’inizio dell’occupazione opera all’interno del palazzo con uno sportello di ascolto, assistenza e orientamento sociali e sanitari. Ogni settimana i volontari prestano assistenza alle persone, orientano ai servizi territoriali, e intercettano situazioni di emergenza o particolari fragilità. La realtà descritta parla di mura pericolanti, intere zone murate perché troppo  pericolose per essere abitate. Qualche anno fa nello stabile erano alloggiati anche diversi bambini ma il loro numero è notevolmente diminuito. All’interno, uomini e donne  sono spesso separati dalle loro famiglie, su di loro pesa il famigerato regolamento di Dublino che gli impedisce di raggiungere i parenti che si trovano in altri paesi.

I sanitari che operano nell’occupazione riscontrano spesso casi di scabbia per via delle cattive condizioni igieniche, malattie che potrebbero essere debellate con una semplice pulizia assumono invece carattere endemico per via di materassi troppo vecchi e servizi igienici che non funzionano. Mentre la situazione peggiora di giorno in giorno le istituzioni sembrano essere paralizzate, non c’è una assunzione di responsabilità che possa portare ad uno sblocco. Nonostante l’impegno dell’amministrazione territoriale, a livello comunale si continua a ripetere che si hanno le mani legate.

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