Giustizia 16 Jun 2018 11:11 CEST

«Restino tutti in cella». Bonafede tumula la riforma del carcere

Il nuovo guardasigilli esclude di approvare il testo di Orlando. Ma Mattarella ricorda : «Dignità per i reclusi o convivenza a rischio»

«In tempi brevissimi dovrò fare delle scelte importanti sulla riforma dell’ordinamento penitenziari». È il passaggio decisivo, e più amaro, dell’intervento del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede durante la presentazione della relazione del Garante delle persone private della libertà, pronunciata poco prima dal presidente dell’Autorità, Mauro Palma, nella Sala Capitolare del convento di Santa Maria sopra Minerva. Bonafede ha spiegato quali saranno, le sue scelte: ribadendo che rimane fortemente critico rispetto a una riforma «volutamente lasciata alla nuova maggioranza dalla maggioranza precedente», vuole prendere in considerazione il punto relativo alla qualificazione del lavoro in carcere, perché «è la via maestra per il reinserimento sociale dei detenuti».

Ma il guardasigilli ha voluto ribadire chiaro e tondo che va «garantito il principio della certezza della pena», per lui intesa nell’esecuzione penale in carcere, seppure «nel rispetto della dignità del recluso». Bonafede ha spiegato che vorrà subito mettersi al lavoro per migliorare le strutture penitenziarie e aumentare i posti per evitare il sovraffollamento.

Quindi niente valorizzazione delle pene alternative, ma garantire la finalità rieducativa della pena esclusivamente all’interno del carcere. All’inizio del suo discorso, il guardasigilli ha richiamato diversi dati e raccomandazioni illustrati dal Garante nazionale. Un passaggio significativo riguarda il 41 bis, tema rispetto al quale Bonafede ha fatto propria l’annotazione del Garante sulla condivisione circa la finalità del regime speciale così come delineato dalla norma, e quindi sull’assoluta priorità di interrompere forme di comunicazione con l’esterno. Però ha omesso di riportare la critica avanzata dal Garante per quanto riguarda alcuni divieti al 41 bis che comprimono in maniera ingiustificata dei diritti inviolabili. Il guardasigilli, a conclusione del suo intervento, ha detto che in carcere sono pochi i detenuti per corruzione e quindi intende contrastare questo reato più energicamente. E soprattutto, ha indicato come inde- rogabile e prioritaria rispetto a tutto il resto non quella «maieutica» che, secondo il Garan- te, la «politica» deve proporre rispetto alle ansie della collettività, ma «la richiesta di certezza della pena che proviene dai cittadini e a cui siamo convinti di dover dare risposte». Il fine rieducativo della pena stessa, e la dignità del condannato, si assicurano dunque secondo Bonafede solo con «interventi strutturali» di ampliamento della capienza negli istituti e con il lavoro dentro le carceri, non con misure alternative. Chiarissima, insomma, la rinuncia a esercitare la delega sulla riforma penitenziaria, in scadenza il 3 agosto, È intervenuto, tramite un messaggio inviato al Garante nazionale Mauro Palma, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Tutte le aree di privazione della libertà personale – chiede il Presidente –, a cominciare dalle carceri, hanno bisogno di interventi mirati per rendere più coesa, sicura e rispettosa dei diritti delle persone la nostra società». La legge affida all’ufficio del Garante, spiega il Capo dello Stato, «il compito di vigilanza sui luoghi ove le persone vivono una restrizione della propria libertà, affinché il loro stato non si risolva in un peggioramento delle condizioni di disagio ed esclusione sociale, con rischi accentuati per la convivenza: il consolidamento di migliori condizioni di permanenza è essenziale a questo fine».

Il rapporto circa l’attività del Garante nel 2017, continua Mattarella, «sottolinea il lavoro profuso, sin dalla sua istituzione, nel settore della detenzione penale, anzitutto attraverso la tutela dei diritti inalienabili delle persone in carcere e la costante attenzione alla giustizia minorile. In questo ambito si è registrata una maggiore attenzione ai legami familiari e ai rapporti genitoriali, unitamente all’impegno volto ad attuare un regime detentivo improntato alle finalità che la nostra Costituzione assegna alla pena». Secondo il presidente della Repubblica «tutte le aree di privazione della libertà, i luoghi di custodia di polizia, i centri di trattenimento di migranti presenti irregolarmente nel territorio, le residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza psichiatriche, i trattamenti sanitari obbligatori e le residenze per anziani e disabili, hanno meritato e meritano attenzione in ragione delle caratteristiche specifiche che le contraddistinguono, imponendo interventi mirati ed un monitoraggio costante dei fenomeni in evoluzione. Questa opera, rivolta a rendere, in ossequio al dettato costituzionale, più coesa, sicura e rispettosa dei diritti delle persone la nostra società, merita – conclude il Capo dello Stato – apprezzamento e incoraggiamento».

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