L’esile limite della civiltà

L’editoriale

Il Presidente della Repubblica ieri sera è stato chiarissimo. Ha detto che una democrazia vera non è solo rapporto tra maggioranza e minoranza. Una democrazia vera è umanità. Se non c’è umanità non è più democrazia: è tirannide. Ha detto esattamente così. È arduo non mettere queste parole – prese a prestito da Giuseppe Saragat, vecchio socialdemocratico, vecchio antifascista in relazione con la vicenda Aquarius.

Cioè con la vicenda della nave dei profughi, con 600 persone a bordo, respinta dall’Italia – che ha deciso di mettere a rischio molte vite umane – e accolta, per fortuna, dalla democrazia spagnola. Il premier Pedro Sanchez, senza conoscere le parole di Mattarella, ha parlato proprio di questo: di umanità. E’ la ragione per la quale ha messo a disposizione il porto di Valencia, anche se la Spagna non aveva niente a che fare col salvataggio in mare.

La reputazione dell’Italia, la sua immagine all’estero, esce a pezzi da questa vicenda. I giornali e i siti stranieri sono molto sprezzanti nei confronti del nostro paese. E’ inevitabile che sia così. Non era mai successo che l’Italia chiudesse i suoi porti. Chiudere i porti è l’azione più innaturale per un paese come il nostro e per la sua storia che ha più di 2500 anni. Trasformare l’odissea di centinaia di profughi, tra i quali parecchi bambini e donne incinta, in una occasione di campagna elettorale, di ricerca di voti e consensi, è una novità assoluta nella politica italiana.

Salvini, che ha tenuto una conferenza stampa da ministro dell’Interno dietro una parete tappezzata di manifesti della Lega ( anche questa è una novità assoluta nel costume e nel galateo politico italiano), ha rivendicato il suo gesto maschio. Ci ha detto che intende ripeterlo. Vuole giocare a poker con i profughi e con quelli che fuggono dall’Africa, perché – ha detto l’Africa in Italia non c’entra. Continuando a usare politicamente la paura, a prospettare l’invasione, anzi a dire che è in atto, che è avvenuta, che l’Italia è stata fagocitata dagli africani.

Beh, non è così. Sarebbe utile, ogni tanto, dare un’occhiata alle cifre. Nella classifica dell’accoglienza ai profughi, l’Italia è sedicesima in Europa. Dietro a tutti i paesi dell’Europa occidentale ( Malta accoglie circa dieci volte più di noi) e persino dietro alla Bulgaria e alla Serbia. Nella classifica sugli immigrati residenti, l’Italia è più o meno in linea con i grandi paesi europei ( Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna) ma comunque, tra questi paesi, è all’ultimo posto. Gli immigrati in Italia sono circa l’ 8,5 per cento della popolazione e contribuiscono in modo decisivo a spingere il Pil e a dare ossigeno alle casse dello Stato, pagando le tasse e pagando la previdenza. In Germania gli immigrati sono il 10,5 della popolazione, in Spagna il 9,5, in Gran Bretagna l’ 8,6 e in Francia l’ 8,5. L’immagine di un paese sommerso dall’immigrazione è del tutto infondata. Oltretutto l’Italia è prima, invece, in Europa, nella classifica dell’emigrazione. Ci sono centinaia di migliaia di nostri concittadini che ogni anno vanno a vivere in Germania, in Svizzera, in Gran Bretagna, in Belgio, in Olanda. Molti economisti e imprenditori ritengono che l’Italia per salvarsi dalla crisi deve aumentare il numero degli immigrati.

Questo vuol dire che l’immigrazione non pone nessun problema? No. L’immigrazione pone molti problemi perché consiste nel trasferimento in Italia di persone povere. E non è difficile capire che la povertà porta con sé problemi sociali, di comportamento, di adattamento. Così succede che in molte periferie della principali città, o nei quartieri più popolari e più poveri, viva un grande numero di immigrati, e che in questi quartieri l’aumento della popolazione povera si traduca in un aumento dei problemi sociali e di convivenza. Perché? Per una ragione semplice: che in molte città non si riesce a fare una politica di sostegno e di sviluppo civile delle periferie. E in genere, in questo paese, nessuno si occupa del fatto che l’aumento progressivo delle differenze economiche aumenta, ed è inevitabile, le tensioni sociali.

Ma cosa c’entra una battaglia per lo sviluppo e la protezione delle periferie, per il rafforzamento del welfare, per la riduzione della povertà e delle diseguaglianze economiche e sociali, cosa c’entra con la battaglia contro gli immigrati?

Niente: non c’entra niente. L’accoglienza è una questione fondamentale di civiltà. E ancor di più lo è il soccorso in mare. Nessuno conosce esattamente il numero dei morti nel Mediterraneo negli ultimi due decenni. Stime ragionevoli parlano di 25 mila morti. E’ una cifra spaventosa. Qual è il problema essenziale: impedire che la percentuale di stranieri in Italia si avvii al 9 per cento o salvare qualche migliaio di vite umane?

Decidete voi. Io dico che questa domanda segna il confine labile che passa tra la civiltà e la non civiltà.

P. S. 1 un grazie a Mattarella che restituisce dignità alle nostre istituzioni

P. S. 2 Un grazie a Pedro Sanchez che se ne frega dell’imminenza elettorale ( tra qualche mese la Spagna va alle urne) e invece di andare a caccia di qualche voto slava alcune centinaia di vite umane.

 

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