Interviste 12 Jun 2018 12:49 CEST

Falcomatà: «Io, sindaco disobbediente dico a Salvini: noi siamo diversi da voi»

«Prima di ogni cosa vengono il rispetto della vita umana e della dignità della persona. Ecco perchè ho aperto il porto della mia città»

Durante lo scorso inverno ha aperto le porte del Comune ai senza tetto. Adesso, il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà ( Pd), è stato tra i primi amministratori a “disobbedire” a Matteo Salvini, tenendo aperto il porto cittadino per l’eventuale approdo dell’Aquarius, la nave con 629 migranti a bordo, bloccata in mezzo al mare.

Sindaco, partiamo dalla fine. È stato il neo primo ministro spagnolo Pedro Sachez a risolvere la crisi dei migranti, offrendo la disponibilità di Madrid ad accogliere l’Aquarius. Dunque, i socialisti in Europa esistono ancora?

Determinati valori, ideali e convinzioni sull’accoglienza e su come affrontare la tragedia dei migranti esistono ancora. Il fatto che in nuovo premier spagnolo abbia deciso di compiere questo gesto come bigliettino da visita del suo mandato fa ben sperare. Si è assunto sulle sue spalle la responsabilità di un’impasse istituzionale che sembrava impossibile sbloccare. Non dimentichiamo che a bordo della nave c’erano minori e donne incinte.

Perché lei si è subito opposto a Salvini, offrendo la disponibilità del porto della sua città?

Noi sindaci facciamo squadra, facciamo rete, ci scambiamo consigli. In questo caso non è successo, ma in senso positivo, perché tutti noi, più o meno nello stesso momento, in maniera naturale, abbiamo offerto la disponibilità dei nostri porti. Chi amministra una città sa cosa vuol dire dover rispondere ai bisogni delle persone e sa cosa significa andare pure oltre le proprie responsabilità. Reggio non si è mai tirata indietro dalla partita dell’acco- glienza, anzi, ha sempre affrontato con la partecipazione di tutta la città i momenti più duri, quando qui arrivava una nave a settimana. Ecco perché mi è venuto naturale pronunciare quelle parole: prima di ogni cosa vengono il rispetto della vita umana e della dignità della persona. L’istituzione non può girarsi dall’altro lato. Con questo non voglio dire che va tutto bene. Vanno riviste le politiche europee rispetto alla gestione dei migranti e quelle italiane rispetto all’approdo delle navi. Ma la soluzione non può essere chiudere i porti, così sono tutti bravi a fare i ministri. Chiudere i porti senza una strategia europea significa aprire le porte a un nuovo olocausto.

Ma che potere ha un sindaco di opporsi alle disposizioni del Viminale?

Nessun potere, perché non disponiamo dei porti, ma è un segnale importante, non è una provocazione. Politicamente, significa opporsi a chi vuole chiudere le frontiere senza il minimo rispetto della tragedia che stanno vivendo uomini, donne e bambini su una nave.

La presa di posizione del ministro dell’Interno è l’ultimo intervento di una lunghissima campagna elettorale o il primo atto politico del nuovo governo?

A me sembra perenne campagna elettorale, c’è ancora chi si comporta da leader politico e non da responsabile istituzionale. Ma temo che sia la prima di una serie di battaglie che l’Italia assumerà su questo tema.

Quando un esponente del Pd si pronuncia contro trattamenti disumani dei migranti si sente rispondere più o meno così: “Parlate proprio voi che con Minniti avete creato i lager in Libia? ” Ecco, crede che l’ex ministro abbia commesso un errore a firmare gli accordi bilaterali col governo di Tripoli o lo rivendica?

Rispondo da sindaco: l’ultima nave approdata qui, prima di quella di sabato scorso, risale al giugno 2017. La politica portata avanti dal ministro Minniti ha avuto un effetto immediato nelle città e ha favorito un’accoglienza diffusa, grazie a numeri più bassi, e dunque maggiore rispetto per le persone sbarcate. In questo modo sono state anche liberate le strutture di fortuna individuate dai sindaci – palestre, centri civici e quant’altro – e restituite al loro originario utilizzo.

Certo, ma chi muove l’appunto si riferisce al trattamento disumano in Libia…

Sono le stesse persone che poi formulano ipotesi sulle Ong. Io da sindaco e da membro del Pd commento dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Ieri il presidente della Camera, Roberto Fico, ha visitato la tendopoli di San Ferdinando, dove il 2 giugno è stato ucciso il sindacalista Soumayla Sacko. Ha avuto modo di confrontarsi con la terza carica dello Stato?

Di solito, quando rappresentanti del governo o del Parlamento arrivano in città fanno un saluto a chi la città la rappresenta. Io ho appreso dai giornali della presenza del presidente della Camera. Mi dispiace, perché a prescindere dalle appartenenze politiche, ognuno di noi dovrebbe approcciarsi all’altro col piglio delle istituzioni, solo dopo vengono le posizioni politiche. Per questo mi spiace che non abbia avuto il garbo istituzionale di incontrarmi. Se l’avessi saputo in tempo l’avrei cercato io.

Forse non era il caso di incontrare un sindaco che aveva appena provato a “disobbedire” al governo…

E perché? Non l’avrei certamente invitato nella sede della federazione del Pd. L’avrei invitato nella sede del Comune per conoscerlo e confrontarmi da istituzione a istituzione.

Il suo collega livornese, Filippo Nogarin ( M5S), su Facebook ha assunto una posizione molto simile alla sua in merito all’Aquarius, salvo poi cancellare un post «per non creare problemi al governo». Sente di dire qualcosa al sindaco?

Tra tutti i rappresentanti istituzionali, il sindaco è colui che deve esercitare il proprio ruolo, il proprio mestiere, con la massima libertà, senza lacci e lacciuoli partitici. Si devono mettere i propri valori davanti a tutto e non ci si può far condizionare dalle linee politiche nazionali nel momento in cui queste sono diverse rispetto ai propri sentimenti politici. Il sindaco è di tutti.

 

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