Giustizia 17 May 2018 12:20 CEST

Nessun accordo con gli scafisti: la Open Arms resta libera

Il tribunale del riesame respinge il ricorso della procura di Ragusa: la nave dell’ong era in mare solo per aiutare i migranti e ha agito in stato di necessità

Nessun accordo con i trafficanti libici, nessun reato associativo, la ong Proactiva Open Arms ha agito per “stato di necessità”.  Per tanto la nave sequestrata il 17 marzo a Pozzallo rimane libera di continuare il suo lavoro soccorrendo i migranti nel mediterraneo.

Si conclude così il terzo episodio dell’inchiesta ai danni di Open Arms che dopo il fermo della sua imbarcazione, a seguito di un provvedimento di sequestro da parte della Procura di Catania, l’annullamento di tale decisione del Gip di Ragusa, ora vince il un altro round in quanto  il ricorso della locale Procura contro il dissequestro è stato rigettato dal Tribunale del riesame.

Tirano un sospiro di sollievo gli indagati. Il comandante Marc Reig Creus, assistito dall’avvocato Rosa Emanuele Lo Faro, e il capo missione Ana Isabel Montes Mier, difesa dall’avvocato Alessandro Gamberini.

Per loro l’accusa era grave, si trattava di traffico di immigrazione clandestina e associazione per delinquere. I fatti si riferiscono al 15 marzo scorso quando dopo chiamata del coordinamento della guardia costiera, Proactiva Open Arms si diresse verso acque internazionali, a 73 miglia dalla costa libica, per soccorrere un barcone di migranti in difficoltà. Una nave della marina libica si è posizionata tra l”imbarcazione dei migranti e la Open Arms. Armi in pugno minacciarono i soccorritori. A quel punto la ong si è rifiutò di consegnare i migranti, per non farli tornare nei centri di detenzione libici, e prese la via del ritorno. Le persone a bordo erano 218. A Malta sbarcarono un bambino che necessitava di cure urgenti.

Poi di nuovo in mare chiedendo un porto sicuro dove attraccare. Le motivazioni che hanno portato il Tribunale del riesame a rigettare il ricorso sono scritte chiaramente: “nella vicenda in esame nessun elemento consente di ravvisare il ricorrere di cointeressenze o di accordi tra l’equipaggio della motonave Open Arms e l’organizzazione – verosimilmente libica – autrice dell’illecito trasporti di migranti”.

Per i giudici: “Ammesso che sia ipotizzabile la sussistenza di determinazioni del comandante della nave non pienamente collaborativa con le indicazioni ricevute dalle autorità libiche e dalla Centrale operativa italiana, queste non bastano a configurare il reato ipotizzato”.

Inoltre “la carenza di condizioni di sicurezza e il profilarsi di condizioni di pericolo per i migranti, pur se determinati in gran parte dal comportamento di quest’ultimi legittimavano allora il soccorso da parte di Open Arms”.

I magistrati del riesame hanno anche ravvisato come i migranti non potevano essere sbarcati a Malta. In quanto è “notorio”, come scrivono, che La valletta dia il proprio assenso se non in casi estremi. Sulla vicenda è intervenuto anche Riccardo Magi, deputato della lista +Europa. «La conferma da parte del tribunale del riesame di Ragusa del dissequestro della nave Proactiva Open Arms è un’ottima notizia innanzitutto perché un nuovo stop avrebbe impedito ai volontari di salvare delle vite nel Mediterraneo.

Ma è molto importante anche perché, ribadendo che la ong ha agito per ‘stato di necessità’, ha confermato che non ci sono elementi per considerare la Libia un posto sicuro dove poter riaccogliere i migranti».

Circostanza  avvalorata anche da una sentenza del 10 ottobre 2017 con la quale la Corte di Assise di Milano ha  riconosciuto le atrocità perpetrate a danno dei migranti sequestrati nei campi di raccolta libici. La Corte con un  accertamento processuale, ha descritto un universo apocalittico rafforzando le ombre sull’accordo di amicizia e collaborazione tra Italia e  Libia.