Cronaca 16 May 2018 17:20 CEST

Fino a 8 animali su 10 con bocca malata, salute a rischio

Milano, 16 mag. (AdnKronos Salute) – La salute del corpo parte da quella della bocca, la ‘porta’ dell’organismo, che va tenuta pulita negli animali così come negli uomini. Spazzolino e dentifricio devono diventare ‘un must’ anche per i pet, avvertono gli esperti. I nostri compagni di vita possono infatti […]

Milano, 16 mag. (AdnKronos Salute) – La salute del corpo parte da quella della bocca, la ‘porta’ dell’organismo, che va tenuta pulita negli animali così come negli uomini. Spazzolino e dentifricio devono diventare ‘un must’ anche per i pet, avvertono gli esperti. I nostri compagni di vita possono infatti soffrire proprio come noi di disturbi a denti e gengive, particolarmente frequenti nelle razze canine più piccole – i cosiddetti ‘toy dog’ – e rischiosi per il benessere di organi vitali quali rene, cuore e fegato. E’ il messaggio del Mese dell’igiene orale, promosso da Mars Italia. Un’iniziativa che torna anche quest’anno all’insegna dello slogan ‘Tu spazzoli, lui mastica’.
“I problemi del cavo orale rappresentano oggi una grossa problematica nei nostri animali”, spiega Mirko Radice, Senior President Siodocov. Stando alle ultime pubblicazioni, questi disturbi interessano “il 70% dei gatti e l’80% dei cani maggiori di 3 anni”. Il nemico più cattivo si chiama “parodontopatia: è quella che nell’uomo veniva definita piorrea, dipende dalla presenza di batteri del cavo orale” e “non è soltanto un problema estetico”.
L’attacco invisibile sferrato dai germi della bocca può causare ben più di “gengiviti, retrazione gengivale e danni alle strutture di supporto dei denti che alla lunga possono cadere”: attraverso “un meccanismo definito di tromboembolismo settico – precisa lo specialista – i batteri possono entrare in circolo” e viaggiando nel sangue “diffondersi, raggiungendo altri organi e in particolare rene, cure e fegato. Con endocarditi, glomerulonefriti e insufficienze epatiche”.
Come salvare cani e gatti da questo effetto domino? “I campanelli d’allarme sono diversi e non si limitano all’alito cattivo”, sottolinea Radice. “L’alitosi è il sintomo che i proprietari notano di più”, ma quando si presenta potrebbe essere troppo tardi perché “significa che la sofferenza del cavo orale è già avanzata e le soluzioni sono normalmente chirurgiche e invasive”. In realtà l’odore “è la punta dell’iceberg di un problema decisamente più importante e sommerso”, ed “esistono altri segnali-spia che i padroni devono imparare a monitorare”: prima ancora di alito cattivo persistente, gengive rosse, infiammate o sanguinanti, e recessione gengivale che scopre la radice dei denti fino a farli cadere, a suggerire un possibile problema orale è il comportamento dell’animale.
Meglio insospettirsi, per esempio, se un inguaribile giocherellone sembra improvvisamente intristirsi, oppure se un goloso insaziabile inizia a fare ‘il difficile’, magari mostrando di preferire cibi morbidi o masticando solo da un lato della bocca. Quando davanti alla ciotola l’animale dà l’impressione di aver cambiato ‘gusti’, o quando diventa meno vivace e socievole, il proprietario tende a pensare che stia semplicemente invecchiando. “Invece potrebbe avere un dolore cronico”, dice il veterinario.
“I nostri pazienti a quattro zampe nascono fondamentalmente come predatori, e per non ritrovarsi prede sono stati ‘preimpostati’ da madre natura per mascherare il dolore”. Ecco perché comprenderlo e valutarlo “è estremamente difficile” e un padrone attento può fare la differenza.
“Una delle soddisfazioni principali del mio lavoro – confida Radice – è sentire i proprietari che tornano da noi e ci dicono di vedere un cane completamente diverso: ringiovanito, molto più attivo e interattivo”. Perché curarli si può, l’importante è capire che stanno male.
Ecco dunque le regole della salute orale a quattrozampe: 1) Portalo dal veterinario almeno una volta l’anno per un check-up della bocca. Tenendo presente però che alcuni cani potrebbero necessitare di controlli più ravvicinati, magari 2 volte l’anno. “Esiste assolutamente una predisposizione di razza alle patologie del cavo orale – conferma Radice – In cima alla classifica dei più colpiti ci sono barboncini, yorkie, chihuahua” e altri pet ‘da borsetta’. “In questi soggetti, più che in quelli di grandi dimensioni, è importante instaurare un piano di profilassi giornaliero”;
2) Abitualo a lavare i denti ogni giorno. “La prevenzione è un punto chiave – ammonisce il veterinario – Esattamente come nell’uomo, l’uso giornaliero di spazzolino e dentifricio è il mezzo più efficace per ridurre l’insorgenza di patologie del cavo orale. Per questo è importantissimo abituare i cani e i gatti fin da cuccioli a farsi maneggiare la bocca in maniera routinaria e quotidiana. La placca mineralizza e diventa tartaro nell’arco di 48-72 ore, quindi è importante agire ogni giorno;
3) Controlla regolarmente i suoi denti e le sue gengive; 4) Aiuta il tuo cane a mantenere gengive sane e denti forti utilizzando prodotti specificamente studiati per l’igiene orale. “Esistono snack pensati proprio per questa funzione – spiegano gli addetti ai lavori – che aiutano a ridurre la formazione del tartaro fino all’80% e che, grazie alla loro forma a X, permettono di sviluppare la potenza di taglio dei denti contribuendo così a rimuovere la placca”;
5) Al momento dell’acquisto di snack funzionali, è importante valutare la presenza di alcuni ingredienti. “Ad esempio, il tripolifosfato di sodio e il solfato di zinco contribuiscono a rallentare il processo di formazione della placca”. Il primo “inibisce il processo di cristallizzazione tra il calcio e il fosfato contenuti nella saliva, che formano poi il tartaro”; il secondo “riduce la concentrazione del calcio nella saliva”. Il veterinario segnala che “purtroppo in commercio non esiste una regolamentazione su questi prodotti, quindi bisogna fare molta attenzione quando si acquistano, orientandosi su quelli con certificazioni di qualità e pubblicazioni scientifiche alle spalle”. Occhio soprattutto alla consistenza: “I casi in cui i proprietari comprano prodotti che rischiano di provocare fratture dentali perché troppo duri – conclude Radice – non sono rari.