Lettera alla senatrice assenteista e al candiato nipote del boss

Una senatrice del Movimento 5Stelle, che si chiama Vittoria Bogo Deledda, farà parte della commissione lavoro di Palazzo Madama. Io sono contento. La senatrice conosce benissimo i problemi del lavoro.

Perché li ha vissuti in prima persona in tutta la loro drammaticità. Non c’è nessuna ironia in quello scrivo. Nessuna.

La storia è questa: Vittoria Bogo Deledda è una dipendente comunale che negli ultimi otto mesi prima della campagna elettorale non si è mai presentata al lavoro. Perché stava male. I medici le hanno prescritto l’assenza dal lavoro. E questa assenza è durata ininterrottamente fino alla fine di gennaio, quando il Movimento 5 Stelle ha deciso di candidarla alle elezioni. Lei allora è rientrata dalla malattia e si è messa in ferie. Ora, una volta eletta, è naturalmente in aspettativa. La domanda dei maligni è stata: possibile che sia stata male proprio fino al giorno della candidatura e poi sia guarita come d’incanto?

Beh, non è una domanda retorica. Ed è possibilissimo che la senatrice sia stata vittima di un episodio di depressione così come è possibilissimo che la svolta della candidatura abbia cambiato il suo stato d’animo. Francamente credo che bisognerebbe conoscere molto bene come sono andate le cose prima di condannare e indignarsi. E siccome non so come sono andate le cose, non condanno e non mi indigno. Anzi… Anzi, spero che la senatrice sarà portatrice di una visione moderna del lavoro e delle condizioni del lavoro. Non salterà in piedi a gridare ogni cinque minuti contro i furbi del cartellino. Sarà portavoce delle sofferenze del lavoro e dei diritti e dei punti di vista dei lavoratori, che in genere non coincidono con quelli dei censori, che siano essi magistrati o conduttori televisivi, o caporedattori dei giornali.

*** Il candidato dei 5 Stelle a governatore del Molise è nipote di un boss mafioso. L’ho letto sui giornali. Io trovo che questa non sia una notizia. Né tantomeno un argomento di battaglia politica. Quando uno fa politica, o fa il giornalista, o il medico, o il netturbino, io il commerciante, risponde delle sue azioni e delle sue scelte. Delle sue. Non di quelle di suo zio. Tantomeno – per dire di quelle del fratello di suo nonno, come è capitato di dover fare a Pietro Navarra, candidato del Pd a governatore della Sicilia, il quale subì una campagna devastante contro di lui, condotta dai 5 Stelle ( e dal Fatto Quotidiano) perché bisnipote di Michele Navarra, boss mafioso di una sessantina d’anni fa.

Bisogna dire che i partiti in competizione coi 5 Stelle sono stati molto più signorili, in Molise, di quanto siano stati i 5 Stelle in Sicilia con il povero Navarra ( che è stato travolto). Ma lasciamo stare le classifiche. La speranza è che da ora in poi i 5 Stelle non usino più le parentele per fare campagne elettorali, e non se la prendano più, come moderni Torquemada, contro i primo dipendente comunale che va a far la spesa.

 

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