Giustizia 8 Mar 2018 12:50 CET

Faldoni nei cassonetti, il Tribunale di Treviso corre ai ripari

Il vertice dell’ufficio prima dà la colpa agli avvocati: «Erano loro fotocopie». L’Ordine: «Buttati fascicoli d’archivio». Poi arriva la circolare che richiama i cancellieri

«I nostri documenti noi li mandiamo al macero. Quello che invece finisce lì ( nei bidoni gialli della carta, fuori dal Tribunale ndr) è il contenuto dei cestini. Non solo quelli dei cancellieri e degli altri funzionari, ma soprattutto la marea di carta che viene buttata nei corridoi dove si trovano svariate macchine fotocopiatrici a disposizione degli avvocati». Ha replicato così, il presidente del Tribunale di Treviso Aurelio Gatto, dopo le polemiche suscitate dall’articolo pubblicato dal Dubbio, in cui si dava conto degli atti giudiziari contenenti dati sensibili gettati nei cassonetti del Tribunale, collocati in pubblica via, senza venire passati nel tritadocumenti. Gatto ha spiegato al quotidiano locale il Gazzettino che «i faldoni vengono conservati e smaltiti come previsto dalla normativa» e che gli atti giudiziari rinvenuti nei cassonetti sono fotocopie gettate via «soprattutto» dai legali che tutti i giorni affollano i corridoi del tribunale. Alle parole di Gatto ha immediatamente replicato il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Treviso, Massimo Sonego: «Non posso accettare che si sostenga, arrivando a negare l’evidenza, che gli atti rinvenuti nei bidoni della raccolta differenziata, “siano, più plausibilimente, fotocopie venute male e cestinate dagli avvocati”». Sonego, infatti, visionando gli scatti pubblicati su questo giornale ha ribadito come «si evince in maniera inequivocabile come non si possa parlare di fotocopie mal riuscite. Fanno, infatti, bella mostra di sè addirittura un faldone, che notoriamente non è nella disponibilità di noi legali; docu- menti in originale e atti con sottolineature». Inoltre, ha sottolineato come «resta il fatto che da qualsiasi parte arrivino quelle carte è e resta onere del Tribunale far sì che nessun documento possa trapelare all’esterno e addirittura, come è avvenuto, finire alla portata di tutti». E conclude: «Non è scaricando la responsabilità che si può pensare di camminare insieme verso un obiettivo comune».

Nonostante la difesa ( d’ufficio, verrebbe da dire) del proprio comparto amministrativo, scaricando sugli avvocati la responsabilità, il presidente Gatto ha tuttavia disposto con una circolare interna che «stampe e fotocopie imperfette siano distrutte prima di essere inserite nei cestini per la carta presenti in ogni stanza. Le copie di atti giudiziari, minute, copie di cortesia destinate al macero siano raccolte assieme ai facicoli di parte civile» e che «pertanto, il predetto materiale cartaceo non sarà mai collocato all’interno dei bidoni gialli presenti per strada». L’invito «ad atteneresi scrupolosamente a tali disposizioni» è rivolto «a tutti i magistrati e al personale amministrativo» ma la disposizione viene inviìata anche all’Ordine degli Avvocati di Treviso, «comunicando che sono rimossi i contenitori della carta presenti presso i fotocopiatori ai piani».

Auspicabilmente, in questo modo potrà essere tutelata la privacy, i dati e le informazioni sensibili dei cittadini che si rivolgono con fiducia all’ufficio giudiziario trevigiano per avere giustizia.

 

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