diritti 8 Mar 2018 15:33 CET

Carcere e diritti: i punti fermi di Antigone

Dalla legalizzazione delle droghe leggere alla riforma delle pene accessorie, l’associazione principe per le garanzie dei detenuti chiede risposte alla politica

Togliere centralità al carcere, superare un codice penale che risale all’epoca fascista. Il sistema della giustizia in Italia avrebbe bisogno di una riforma strutturale. Il governo che verrà dovrà affrontare queste problematiche ma la campagna giustizialista che ha preceduto le elezioni non lascia presagire nessun esito positivo in questo senso.

L’associazione Antigone, prima delle elezioni, ha proposto alle varie forze politiche cinque punti, obiettivi da raggiungere finalmente, dopo che negli anni diverse commissioni parlamentari hanno fallito.«Abbiamo chiesto ai futuri parlamentari di pronunciarsi su cinque punti che sono la legalizzazione delle droghe leggere, l’introduzione dei numeri identificativi per le forze dell’ordine, la riforma dell’isolamento penitenziario, l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina e la riforma delle pene accessorie che devono finire una volta che è stata erogata la sentenza» spiega Susanna Marietti coordinatrice nazionale di Antigone.

Si tratta di proposte non impossibili, punti molto concreti che «si possono tradurre in legge ordinaria con estrema facilità – secondo Marietti -» ma che hanno un enorme valore concreto e simbolico. In questo momento rimangono fuori tematiche più controverse come la sessualità per i detenuti e quelle relative allo specifico dell’ordinamento penitenziario.Le risposte arrivate dai partiti sono state diversificate, l’area di centrosinistra, a cominciare dal partito Democratico ha dato riscontri positivi, da Liberi e Uguali fino ad arrivare a Potere al Popolo il responso è stato positivo.

«Sono due i partiti con i quali non c’è dialogo su questo terreno, la Lega e Fratelli d’Italia, -dice la coordinatrice di Antigone – con tutti gli altri tentiamo un dialogo perché si tratta di proposte che si ripercuotono sui quasi 60mila detenuti che sono nelle nostre carceri». Discorso a parte merita il Movimento 5 Stelle che ha accolto positivamente solo tre dei cinque punti. I vincitori delle elezioni infatti si sono espressi positivamente riguardo la legalizzazione delle droghe leggere, l’introduzione dei numeri identificativi per le forze dell’ordine, e l’abolizione del reato di immigrazione clandestina. Silenzio invece verso la carne viva, le pene e il carcere.

Ora si aspetta se il governo ancora in carica deciderà di licenziare i decreti riguardanti l’ordinamento penitenziario, un’operazione segnata dalle elezioni appena concluse e dai veti incrociati.

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