Politica 4 Mar 2018 14:42 CET

Dal voto al nuovo governo, ecco cosa accadrà dopo il 4 marzo…

Dall’elezione dei presidenti di Camera e Senato alle consultazioni. Ecco cosa accadrà dopo i risultati elettorali

Il calendario istituzionale che va dalla chiusura delle urne, alle 23 di domenica 4 marzo, fino alla nascita del nuovo governo prevede un timing preciso fissato dalla Costituzione e dai regolamenti di Camera e Senato. Una serie di adempimenti e scadenze che, tuttavia, non prevedono un dead line per la formazione del futuro esecutivo. Molto, infatti, dipenderà non solo dal risultato delle elezioni e dalla possibilità che un partito o una coalizione ottengano una maggioranza certa, ma anche e soprattutto, vista la legge elettorale prevalentemente proporzionale, dalla volontà e capacita delle forze politiche di trovare e raggiungere intese. A cominciare dall’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento. Dunque, calendario alla mano, e come già successe per l’avvio della scorsa legislatura, potrebbero trascorrere anche due mesi dalla data del voto a quella del giuramento del nuovo esecutivo. Queste le principali tappe istituzionali:

4 MARZO
Le urne resteranno aperte fino alle 23 di domenica. A seguire inizierà lo spoglio. Lo scrutinio delle schede elettorali potrebbe andare avanti tutta la notte e i risultati definitivi non arrivare prima della giornata di lunedì, vista la novità della legge elettorale e la complessità del sistema di voto e di assegnazione dei seggi e delle percentuali.

PROCLAMAZIONE DEGLI ELETTI
Al termine delle operazioni di scrutinio e delle operazioni di assegnazione dei seggi in base ai voti ottenuti, l’Ufficio centrale circoscrizionale procede alla proclamazione degli eletti. Dell’avvenuta proclamazione il presidente dell’Ufficio centrale circoscrizionale invia attestato ai parlamentari proclamati e ne da immediata notizia alla segreteria generale della Camera di appartenenza. Alle Camere è riservata la convalida della elezione dei propri componenti. Nessuna elezione può essere convalidata prima che siano trascorsi venti giorni dalla proclamazione.

DOPO LA PROCLAMAZIONE
Gli eletti, in vista della prima seduta delle nuove Camere, dovranno effettuare alcuni adempimenti necessari a poter svolgere le loro funzioni, come la registrazione, le foto necessarie per i relativi tesserini di riconoscimento e altri adempimenti burocratici.

VENERDI’ 23 MARZO
Il nuovo Parlamento si riunisce per la prima volta e procede all’elezione dei rispettivi presidenti. L’Assemblea di Montecitorio è presieduta, nella prima seduta all’apertura di ogni legislatura, dal più anziano per elezione tra i vicepresidenti della legislatura precedente. Quando nessuno di essi sia presente, si risale ai Vicepresidenti delle legislature anteriori. In loro mancanza, l’Assemblea e presieduta dal decano per eta. All’avvio della XVIII legislatura sarà  Roberto Giachetti a presiedere l’Aula, qualora venga rieletto. Altrimenti il compito spetterà a Luigi Di Maio, sempre se eletto. La prima seduta dell’Assemblea del Senato, e fino all’elezione del nuovo Presidente, è presieduta provvisoriamente dal più anziano di età. Dati anagrafici alla mano, quindi, il ruolo di dirigere i lavori dell’Aula di palazzo Madama dovrebbe spettare al senatore a vita Giorgio Napolitano (92 anni). Tra i più anziani, anche la neo senatrice a vita Liliana Segre (87 anni), Carlo Rubbia (83 anni). Tra i senatori eletti, sempre che incassino i voti necessari per diventare parlamentari, il più anziano dovrebbe essere un senatore di Forza Italia: già due volte parlamentare, Alfredo Messina (83 anni), fedelissimo di Silvio Berlusconi, è stato uomo Fininvest e poi Mondadori, con un passato all’Iri ai tempi di Romano Prodi, ed è l’attuale tesoriere del partito azzurro. Se non dovesse toccare a lui, e anche gli altri “anziani” tra i senatori a vita dovesse rinunciare all’incarico, il ruolo di presidente provvisorio potrebbe comunque spettare sempre a un uomo di Forza Italia: in pole i nomi di Giancarlo Serafini e Giacomo Caliendo, solo al terzo posto il capogruppo uscente del Pd, Luigi Zanda. Tra i papabili anche il Senatur Umberto Bossi.

ELEZIONE DEI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO
Già dalla prima seduta si procede all’elezione del Presidente della Camera, che ha luogo a scrutinio segreto a maggioranza dei due terzi dei componenti. Dal secondo scrutinio è richiesta la maggioranza dei due terzi dei voti, computando tra i voti anche le schede bianche. Dopo il terzo scrutinio e sufficiente la maggioranza assoluta dei voti. Il Senato procede alla elezione del Presidente con votazione a scrutinio segreto. E’ eletto chi raggiunge la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato. Qualora non si raggiunga questa maggioranza neanche con un secondo scrutinio, si procede, nel giorno successivo, ad una terza votazione nella quale è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche. Qualora nella terza votazione nessuno abbia riportato detta maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti è eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età. In entrambi i casi, tanto più se dalle urne non dovesse uscire una maggioranza autosufficiente e certa, serviranno trattative e accordi anche trasversali tra le forze politiche, che prenderanno il via presumibilmente già all’indomani dei risultati elettorali.

25 MARZO
E’ la data limite entro la quale i deputati devono comunicare al segretario generale di Montecitorio a quale gruppo parlamentare appartengono.

27 MARZO
Entro questa data il presidente della Camera convoca i deputati appartenenti a ciascun gruppo e quelli da iscrivere nel gruppo Misto. Successivamente, i gruppi eleggono i propri presidenti, vicepresidenti e comitati direttivi.

SECONDA SEDUTA DELLE NUOVE CAMERE
La data della seconda seduta della Camera e del Senato (la prima seduta parte il 23 marzo e si considera unica fino all’elezione dei nuovi Presidenti, anche se dovessero servire piu giorni) viene fissata una volta eletti i nuovi presidenti e sara dedicata all’elezione dell’Ufficio di presidenza, composto da quattro vicepresidenti, tre Questori e otto segretari.

CONSULTAZIONI
Una volta eletti i presidenti delle due Camere e costituiti i gruppi, il presidente della Repubblica potrà avviare le consultazioni, poiché nel frattempo il presidente del Consiglio, per cortesia istituzionale, dovrebbe recarsi al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. Ovviamente le dimissioni saranno “congelate” e il premier resterà a palazzo Chigi per il disbrigo degli affari correnti finché non si formerà il nuovo governo. Le consultazioni non sono normate dalla Costituzione, ma sono una prassi. Solitamente si comincia con i presidenti delle Camere e con gli ex presidenti della Repubblica, in questo caso sarà quindi consultato Giorgio Napolitano. Poi saliranno al Quirinale i rappresentanti dei gruppi parlamentari, che potranno decidere di avere in delegazione anche il leader del partito. A volte si comincia con il gruppo più grande, a volte con quello più piccolo. Le consultazioni durano un minimo di due giorni, solitamente. Se alla fine del primo giro di consultazioni non si arriva all’individuazione di una maggioranza, si può procedere ad altri giri di consultazioni o, come in passato, all’indicazione di un ‘esploratore – che potrebbe essere anche uno dei presidenti del Parlamento appena eletti, poiché espressione di una maggioranza numerica – che compirà i suoi sondaggi tra i partiti per verificare se e possibile indicare una maggioranza che sostenga un governo. Se e quando si troverà una maggioranza, essa esprimerà anche un candidato premier.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AFFIDA L’INCARICO O IL PREINCARICO
Una volta individuata una maggioranza parlamentare, il capo dello Stato convocherà la personalità indicata dalle forze politiche come in grado di coagulare i voti necessari per ottenere la fiducia e gli conferirà l’incarico, che potrà essere pieno o con alcune condizioni (in quest’ultimo caso si parla di preincarico). La persona designata può accettare l’incarico subito o con riserva, ovvero prendersi alcuni giorni per avviare un confronto con le forze politiche e, solo dopo tale confronto, sciogliere la riserva.

NUOVO GOVERNO E GIURAMENTO
Una volta accettato l’incarico, il premier forma il governo, stilando la lista dei ministri che proporrà al capo dello Stato, durante un colloquio al Colle. Trovata l’intesa sulla lista, il presidente della Repubblica nomina i ministri. Entro poche ore presidente del Consiglio e ministri giurano nel salone delle Feste al Quirinale.

CERIMONIA DELLA CAMPANELLA E PRIMO CDM
I componenti dell’esecutivo, una volta prestato giuramento al Quirinale, scenderanno a Palazzo Chigi dove si terrà la cerimonia della campanella, cioè il passaggio di consegne con il premier uscente, e la prima riunione del Consiglio dei ministri che servirà a nominare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

IL PARLAMENTO VOTA LA FIDUCIA AL GOVERNO
Dopo il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo presidente del Consiglio, il neo-premier si riserverà alcune ore per scrivere il discorso programmatico con il quale si presenterà alle Camere per chiedere il voto di fiducia. Solitamente vale il principio della “culla”: si chiede per prima la fiducia alla Camera che la volta precedente fu lasciata per ultima. In questo caso si dovrà cominciare dal Senato. Ottenuta la fiducia, il governo e pienamente in carica e può cominciare la sua attività.

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