Politica 3 Mar 2018 09:20 CET

Matteo cala l’asso Paolo e avverte: «Rischio Lega- M5S»

Il leader dem punta tutto sul premier Gentiloni e avverte: “Resterò segretario fino alla fine”

Lavorano in tandem, nelle ultime manciate d’ore di campagna elettorale. Uno candidato a Roma e l’altro a Firenze, il premier Paolo Gentiloni e il segretario del Pd Matteo Renzi sembrano essersi spartiti i temi.

A Gentiloni, volto gentile della campagna elettorale e punta d’attacco dei dem per promuovere l’immagine di partito della ragionevolezza, spetta l’ultimo appello nazionale al voto: «Il rischio più grave sarebbe un’affermazione delle forze populiste, e si può evitare solo votando per la coalizione di centrosinistra perchè oggi queste idee prevalgono anche nel centrodestra». Renzi, invece, si difende dove i colpi più gli fanno male, sciabolando per primo contro gli assalti alla diligenza del partito, che subito cominceranno lunedì: «Resterò segretario fino al 2021, sono le primarie a decidere il segretario del Pd», ha detto dagli schermi di La7.

E sembra davvero che il sodalizio tra i due – che più diversi per idole e modi non potrebbero essere si sia solidificato in questi ultimi scampoli prima delle urne. Lo certificano le dichiarazioni dello stesso Gentiloni, che ha riconosciuto a Renzi «una straordinaria operazione di adeguamento dell’orizzonte culturale del Pd e un lavoro titanico a Palazzo Chigi» e, negli utlimi 15 mesi, «abbiamo dimostrato di saper gestire i nostri rapporti e i nostri differenti ruoli con vantaggio per il Paese». Il segretario dem si aggrappa invece al governo uscente come antidoto ai 5 Stelle e alla loro squadra di ministri in pectore, nella remota – per ora – ipotesi di un loro esecutivo. «Rischiano di esserci più sostenitori delle nostre riforme nei ministri di M5S che, paradossalmente, tra i nostri», ha ironizzato sui tre professori presentati ieri da Luigi di Maio, che in passato hanno sostenuto il governo, poi enfatizza il ruolo della squadra: «Abbiamo fatto una scelta come partito e come coalizione di puntare alla squadra. C’è Gentiloni, c’è Minniti che ha lavorato benissimo oppure c’è il ministro Martina. Posso dire sommessamente che la squadra del Pd ha lavorato bene e ha un futuro. Questo fa la differenza». Insomma, acceleratore puntato a promuovere la compagine del governo uscente – quella più premiata dagli indici di gradimento degli elettori – e attenzione massima ad allontanare da sè qualsiasi accusa di personalismo. Del resto, il referendum dello scorso dicembre qualcosa ha lasciato. E la chiave è piaciuta a Gentiloni, che in questi giorni ha incassato molti placet anche dalla stampa estera attentissima alle nostre consultazioni. «Piaccio perchè tento di «concentrarmi sui problemi del Paese, prima di tutto conoscendoli, di fare poche polemiche e molto gioco di squadra con i miei ministri, una squadra davvero di alto livello», ha commentato al Corsera.

Intanto, ieri sera il Pd ha chiuso la propria campagna elettorale con cento eventi sul territorio, rinunciando invece per la seconda volta di fila alla piazza nazionale. Renzi è rimasto a presidiare il suo collegio a Firenze e a ruota tutti gli altri big del partito. Del resto, il retrogusto di una campagna elettorale per certi versi breve ( poco più di un mese, sulla carta) ma in realtà lunghissima ( dalle dimissioni di Renzi dopo la Caporetto del referendum) lo ha ben chiarito Gentiloni: «Mi sembra che si stia andando tra il disinteresse e il cinismo alle elezioni più importanti degli ultimi 25 anni, come se il voto fosse una gara di nuoto sincronizzato da guardare con distacco, tanto poi i giochi veri si fanno dopo. Non è così».

Quanto alle aspettative, l’obiettivo dei dem rimane il 25% di Bersani nel 2013, unico argine all’apertura di una crisi interna. Confermata dal numero di messaggi, gazebi e volantinaggi organizzati in questi giorni, al Nazareno circola una sola voce: nel silenzio dei sondaggi l’orientamento è che queste elezioni le decideranno gli indecisi, che magari non ammettono di votare centrosinistra ma nel segreto dell’urna non sono insensibili all’appello al voto utile. «Tantissimi indecisi, se avvicinati e coinvolti, si dichiarano pronti a votare il PD. Esporsi non è facile, lo sappiamo», ha scritto lo stesso Renzi nella sua Enews.

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