Giustizia 11 Feb 2018 10:44 CET

Mascherin: «La libertà dell’avvocato sia in Costituzione»

Inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella

L’intervento del ministro della Giustizia è appena iniziato. Con le sue parole sta per chiudersi l’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense. «Voglio ringraziare il presidente Mascherin», dice Andrea Orlando, «perché ha scelto una strada che gli ha consentito di sconfiggere molti luoghi comuni sulla professione. Ha difeso il ruolo dell’avvocatura senza indulgere nel corporativismo, in un tempo in cui le reazioni corporative ai cambiamenti sono così diffuse». E in effetti Andrea Mascherin ribadisce anche in questa cerimonia di voler guardare lontano, quando descrive il riconoscimento a cui gli avvocati devono aspirare. E anzi tutta la cerimonia sorvola soltanto i temi tipici della discussione quotidiana sulla giustizia per affrontare il cuore dell’assedio alla democrazia: «Il contrasto fra mercato e solidarietà, fra efficientismo e diritti», nella sintesi proposta dal presidente del Cnf in una cornice resa solenne dalla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. «Un alto onore che per noi è uno stimolo», dice Mascherin al presidente della Repubblica.«Viviamo un tempo congelato», è il punto da cui parte la relazone inaugurale, «in cui si guarda con preoccupazione al futuro, e si avverte lo spegnersi dello slancio vissuto nella fase Costituente, quando ci si è dotati degli antidoti alla dittatura.C’è chi si è insinuato nel dilatarsi della maglie della storia e ha suggerito diverse classifiche valoriali: economia globale, mercato, finanza senza regole si inseriscono tra i principi fondanti della Costituzione e tendono a sostituirli». In questo quadro l’avvocatura deve veder riconosciuto il ruolo che è naturalmente chiamata a svolgere, quello di custode del diritto inteso come «garanzia del principio di uguaglianza: la giurisdizione», ricorda il presidente del Cnf, «è lo strumento a presidio della parità fra i cittadini, e se in questo senso l’avvocato è sentinella della democrazia, dobbiamo chiederci se questa figura debba essere senza esitazioni libera e indipendente». La risposta dal punto di vista del Cnf «non ammette dubbi, e per questo auspichiamo che il prossimo Parlamento accolga il progetto di introdurre in Costituzione il riconoscimento della libertà e dell’indipendenza dell’avvocato».Ed uno dei due segni decisivi della cerimonia inaugurale del Cnf: la richiesta non di tutele corporative, ma di essere investiti del ruolo di custodi della democrazia. L’altro segno risponde e combacia col primo: è la presenza di Mattarella nella grande sala di Palazzo Brancaccio. «Grazie per l’attenzione che ha inteso manifestare nei confronti dell’avvocatura italiana», sono le prime parole della relazione di Mascherin. E al Capo dello Stato sembra innanzitutto rivolgersi il vertice dell’avvocatura in altri passaggi decisivi del suo discorso. Come in quello che richiama «lo straordinario sforzo che giornalmente compiono sul territorio i Consigli degli Ordini». O alla fine dell’intervento, quando assicura al presidente della Repubblica che «l’avvocatura italiana le sarà sempre a fianco, senza paura, nel suo ruolo di garante della democrazia».È un impegno corroborato proprio dal progetto di rafforzare il rilievo costituzionale della professione forense. Ne risente tutto il confronto che, seppurein modo indiretto, la cerimonia propone. Sia nel corso dell’inaugurazio-ne vera e propria sia con la successiva tavola rotonda ( di cui diamo conto in altro servizio, ndr) , in cui è l’accademia, insieme con un magistrato dall’apertura di pensiero non comune come Margherita Cassano, a discutere di un nuovo articolo 111. Nel corso delle relazioni il tema ricorre sempre. Nei chiari richiami del primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone, che spiega come «il ruolo di primo livello nel governo della giurisdizione assegnato da legislatore all’avvocatura non rappresenti a sufficienza il grado di integrazione raggiunto tra Suprema corte e professione forense». Così come nel cammino degli ultimi due anni riletto dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, che parte dal «protocollo d’intesa firmato nel luglio 2016 fra il Consiglio superiore e il Cnf» per descrivere «il metodo del dialogo circolare fra il ministro della Giustizia, l’organo di autogoverno dei magistrati e l’avvocatura». Ma il ruolo degli avvocati riecheggia soprattutto in quel richiamo a una funzione non solo tecnica della professione che fa vibrare alcuni passaggi del discorso di Orlando, il quale davvero consegna a Palazzo Brancaccio la sua eredità di guardasigilli. «Un’avvocatura forte e libera ècondizione essenziale per la libertà di tutta la giurisdizione», dice il ministro. Il tema si accorda perfettamente con l’altro pilastro posto da Mascherin a sostegno della nuova aspirazione: «L’effettiva autonomia e indipendenza della magistratura, che la nostra Costituzione ritiene debba avere un controllore solo interno, l’avvocatura appunto». Insieme magistrati e avvocati devono guardarsi «dai condizionamenti che insidiano ilprocesso». Legnini chiede unità anche «nel contrastare le degenerazioni «come quelle proposte dalla cronaca e che vedono coinvolti purtroppo anche magistrati e avvocati». Di fatto, un richiamo al ruolo equilibratore di cui parla Mascherin, a quel reciproco sostegno nella giurisdizione, ma anche nella difesa della democrazia. Un segno, come lo sguardo di Mattarella, che l’aspirazione disegnata dal Cnf è un passo doveroso.

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