Cultura 11 Feb 2018 17:45 CET

Pannunzio, lontano da Togliatti dai fascisti e da Pio XII

Mario Pannunzio è stato una figura di grande rilievo del giornalismo italiano perché ha diretto Il Mondo negli anni 50 e 60

Mario Pannunzio è stato una figura di grande rilievo del giornalismo italiano perché ha diretto Il Mondo negli anni 50 e 60. Il Mondo diede voce a quell’area laico- liberale minoritaria nei confronti delle due grandi chiese, quella democristiana e quella comunista, e nella sua fase finale fece da sponda anche al socialismo autonomista di Nenni e a quello riformista di Riccardo Lombardi, ma il suo punto politico di riferimento fu Ugo La Malfa. Il Mondo però, insieme all’Espresso, fu il retroterra della prima versione del Partito Radicale ( appunto quello di Niccolò Carandini, Ernesto Rossi, Leopoldo Piccardi, Antonio Cederna e di Arrigo Benedetti direttore dell’Espresso). Il Mondo era un settimanale scritto molto bene, curato in ogni pagina, con uno straordinario gusto nella scelta delle fotografie. La rubrica intitolata “I taccuini” con pezzi non firmati, si occupava dell’attualità politica con un taglio nel quale lo spessore storico- politico si combinava con l’ironia.

Il punto di riferimento culturale era Benedetto Croce. Il Mondo diede voce a tutto un mondo liberale che era in rottura con il Pli nella versione confindustriale di Malagodi. La scelta di fondo del Mondo era antitotalitaria, antifascista e anticomunista. Il settimanale diede voce a tutti coloro che non si riconoscevano nell’egemonia togliattiano- stalinista sulla cultura italiana, e che nel contempo erano lontani anni luce dall’integralismo cattolico di Pio XII, dei comitati civici, della destra e dell’estrema sinistra democristiana ( i “dossettiani”). La sapienza politica di De Gasperi prima, ma anche l’abilità politica della Dc successiva, quella di Moro, Fanfani, Rumor fu quella di realizzare governi di coalizione, prima la coalizione centrista, poi la coalizione di centrosinistra.

Il Mondo diede la pa- rola a tutto un mondo laico che si riconosceva nell’Occidente, che si contrapponeva al totalitarismo comunista, e con qualche difficoltà dopo il 1956 guardò con attenzione all’autonomismo socialista con una netta propensione per il rigorismo riformatore di Riccardo Lombardi che derivava dal Partito d’Azione. Nell’Italia degli anni Cinquanta per un verso bigotta e clericale, per altro verso dominata dal dogmatismo staliniano, Il Mondo diede voce a tutti coloro che non si riconoscevano in quegli apparati dogmatici, ma che coltivavano invece il gusto per l’eresia, per la libertà critica, per il revisionismo di ogni tipo. Nel Mondo una figura assai significativa fu quella di Ernesto Rossi che esercitò una critica inesorabile di stampo liberista nei confronti di tutti i potentati economici privati e pubblici. La controprova del fatto che la magistratura italiana ha sempre fatto politica sta nel fatto che Tangentopoli sarebbe scoppiata con molti anni d’anticipo, anzi il sistema di Tangentopoli sarebbe stato ucciso in fasce se le denunce assai documentate di Ernesto Rossi fossero state prese in considerazione dalle procure negli anni 50 e 60, ma allora esse si occupavano con attenzione solo dei delitti a sfondo sessuale. Nel Mondo c’era una grande attenzione per tutti gli aspetti della cultura italiana, dai romanzi, alla saggistica, alla pittura, alle arti. Insomma, preso nel suo complesso, Il Mondo diede parola e immagini fotografiche ad un’Italia “positiva” che cresceva, si sviluppava, si modernizzava ed era insieme critica e autocritica nei confronti di sé stessa, insomma una bella Italia, colta e ironica: un’Italia mille volte migliore di quella attuale. Nella sua giovinezza, negli anni Trenta, Pannunzio era stato caporedattore e critico cinematografico del settimanale Omnibus diretto da Leo Longanesi e poi con Arrigo Benedetti diresse

Oggi. Era un giornalismo singolare perché era nel contempo collocato all’interno del regime fascista, ma con un taglio critico che provocò più volte la reazione censoria del regime. Come testimonia il volume di Mario Pannunzio “L’estremista moderato”, in quegli anni egli fu molto attento al cinema e alle arti figurative. Poi in un saggio dal titolo “Le passioni di Tocqueville” Pannunzio motivò, dopo la liberazione, le ragioni del suo liberalismo e quindi diresse il quotidiano Risorgimento Liberale fino a quando nel 1949 iniziò l’avventura del Mondo.

Il Partito Radicale derivante dal Mondo si lacerò nella cosiddetta vicenda Piccardi. Da una nota contenuta nel libro di De Felice sugli ebrei italiani risultò che Piccardi negli anni Trenta si era recato in Germania a un convegno giuridico di stampo nazista Pannunzio, Carandini e altri attaccarono frontalmente Piccardi che allora era segretario del Partito Radicale. Le difese di Piccardi furono prese da Ernesto Rossi che, nell’assemblea che segnò la fine di quella versione del Partito Radicale portò le fotocopie di articoli di Omnibus e di Oggi degli anni Trenta, di impostazione chiaramente fascista. Su quella polemica astiosa e inutile da ambo le parti finì ( e finì male) la prima versione del Partito Radicale, poi “ereditato” da Marco Pannella che ne fece un soggetto politico assai diverso. In ogni caso Mario Pannunzio è stato un gigante del giornalismo italiano, e con Il Mondo ha dato una grande lezione di spirito critico e di liberalismo militante. Molti dei giornalisti venuti dopo, al suo confronto sono dei nani.