Interviste 2 Feb 2018 13:25 CET

«Perseguitato dai Pm, riparto dal carcere per andare in Parlamento»

Il caso di Massimo Mallegni

Sette procedimenti penali. L’ultimo è durato 12 anni, si è concluso a novembre con la definitiva assoluzione, come in tutti gli altri casi. «Alcuni mesi fa la Rai ha dedicato uno speciale alla mia vicenda e l’ha paragonata a quella di Tortora», dice Massimo Mallegni, ex sindaco di Pietrasanta, candidato al Senato da Forza Italia, nella circoscrizione Toscana, dopo un’incredibile odissea giudiziaria. La sua campagna elettorale è iniziata due giorni fa davanti al carcere di Lucca. «Ci ho passato 40 giorni dentro: sono ripartito proprio da lì dove tutto sembrava finito. Un innocente, in quei momenti, vive una condizione difficile da descrivere Cominci a capire dove sei quando leggi l’ordinanza cautelare e ricostruisci i confini della sciocchezza che ti hanno costruito addosso».

Imprenditore anche lui. «E mi hanno indagato un minuto dopo l’inizio del mio impegno politico». Sette procedimenti, l’ultimo è durato 12 anni e si concluso pochi mesi fa in Cassazione: assolto come tutte le altre volte. Le analogie con Silvio Berlusconi ci sono: l’ex sindaco di Pietrasanta e capolista in Toscana per Forza Italia Massimo Mallegni scova altre due analogie. «Alcuni mesi fa la Rai ha dedicato uno speciale alla mia vicenda: il titolo era ‘ dopo il caso Tortora, il caso Mallegni’». L’altro rimando è al calvario di Ottaviano Del Turco: «Avessi avuto l’età che aveva lui quando lo arrestarono, non starei ancora qui a ricominciare tutto».

E invece riparte dal carcere di San Giorgio, dove l’hanno tenuta dopo l’arresto nel 2006.

Proprio dove tutto sembrava finito. E invece sono andato a iniziare la campagna elettorale proprio lì davanti. Ci ho passato 40 giorni dentro, poi altri 120 ai domiciliari.

Cosa passa per la testa a un innocente in 40 giorni di carcere?

È una condizione difficile da descrivere. Potrei dire di sconcerto, ma è di più, all’inizio non riesci a capire nulla. Sei una persona perbene, hai ottenuto un mandato dalla tua comunità, improvvisamente ti sbattono in galera come un delinquente. Cominci a capire dove sei finito quando leggi le 163 pagine dell’ordinanza cautelare e ricostruisci i confini della sciocchezza che ti hanno costruito addposso.

C’è chi l’ha attaccata persino quando rifiutò la prescrizione.

Al settimo procedimento, partito con 51 capi d’imputazione, dopo essere stato assolto per 48 di questi, mi sono rifiutato di lasciar finire prescritte le ultime 3 accuse. Si trattava di cose ridicole, come l’istigazione al rilascio di un’autorizzazione per un passo carrabile. A chi ebbe da dire sulla mia scelta risposi che avrebbero dovuto sciacquarsi la bocca. Alla fine sono stato assolto anche da quelle ultime 3 contestazioni.

In molti punti il programma del centrodetra sulla giustizia pare fatto apposta per evitare che ricapitino vicende come la sua.

Noi vogliamo dare alla giustizia gli strumenti necessari per operare, a cominciare dagli organici: abbiamo la metà dei magistrati tedeschi nonostante le nostre sedi giudiziarie siano il doppio che in Germania. E soprattutto, non è possibile che la carcerazione preventiva sia utilizzata come avviene oggi, e come è capitato al sottoscritto. Fatti salvi i casi in cui c’è la flagranza di reato, si viene processati e si mette piede in un istituto di pena solo dopo una condanna definitiva. Lo diceva pure il centrosinistra, salvo poi arruolare Domenico e Antonella Manzione, fratello e sorella, i grandi accusatori a cui devo il mio calvario.

Cosa pensa del muro alzato dai pm di fronte alla proposta di Forza italia sull’abolizione del ricorso della Procura in caso di assoluzione in primo grado?

Premetto che una riforma della giustizia non può prescindere dall’opinione degli operatori del diritto: magistrati e avvocati. Ma se mi assolvono tu non puoi continuare a perseguirmi. Non è possibile che in Italia incomba su qualsiasi indagato l’onere dell’inversione della prova: per come è strutturato il nostro ordinamento, sei sempre tu che devi dimostrare l’infondatezza delle contestazioni mosse dallo Stato, che si tratti di un Tribunale penale o di una cartella di Equitalia. Non è possibile.

E invece il “principio” è stato consacrato anche dal nuovo Codice antimafia: sequestri preventivi agli indiziati di corruzione, che devono provare la liceità dei beni se non vogliono vederseli portare via.

Un’assurdità che non è sfuggita al presidente della Repubblica: ha promulgato la legge ma ha raccomandato al Parlamento di monitorarne gli effetti. Se quella norma fosse stata in vigore quando venni arrestato nel 2006, con accuse di corruzione e concussione, mi avrebbero sequestrato tutto.

A proposito di operatori del diritto: gli avvocati sono ascoltati abbastanza quando di tratta di definire provvedimenti sulla giustizia?

Se guardiamo agli scioperi che hanno indetto negli ultimi mesi si direbbe il contrario. Questo fine settimana sarò all’inaugurazione dell’anno giudiziario delle Camere penali, e dirò una cosa: se il governo perde settimane per confontarsi con i sindacati dei lavoratori prima di un presentare un nuovo contratto collettivo, è giusto che stia a sentire coloro che come gli avvocati hanno la competenza in materia di giustizia. Poi non è detto che gli equilibri del Parlamento consentano di portare a casa tutte le proposte, ma almeno ci si è provato.

Lei finirà per occuparsi di giustizia, una volta eletto senatore di Forza Italia.

Preferirei occuparmi di cultura: qui in Versilia, come in tutta Italia, c’è una ricchezza che può essere ancora più valorizzata. Vorrei dedicarmi a cose piacevoli, ecco.

Cosa può dire a chi come Ottaviano Del Turco ha vissuto un calvario simile al suo ma non ha potuto ricominciare con la politica, nonostante sia stato assolto praticamente da tutto?

Io ho avuto un paio di colpi di fortuna. Sono stato colpito solo di striscio dalla legge Severino, che mi è costata una sospensione di quindici giorni. Ma soprattutto ho avuto la ventura di essere stato arrestato a 36 anni. Se fossi finito nella cella di un carcere all’età in cui ci è finito Ottaviano, e lo chiamo per nome perché sono socialista anch’io, lo conosco, ecco, se avessi avuto la sua età non avrei mai potuto riscattarmi e tornare in campo. Avrei avuto 72 anni. Ma dalle ingiustizie non sei esce mai del tutto illesi.