carcere 3 Jan 2018 09:47 CET

Telefono in tutte le celle La Francia è sempre avanti

Nei prossimi mesi nelle circa 50mila celle delle 178 prigioni francesi verranno installati telefoni fissi per consentire ai detenuti di comunicare

Una piccola grande rivoluzione che apre al mondo esterno l’angusto universo carcerario. Una rivoluzione voluta dal presidente Macron e realizzata dalla ministra della Giustizia Nicole Belloubet. Come ha rivelato ieri il quotidiano Le Monde nei prossimi mesi nelle circa 50mila celle disseminate nelle 178 prigioni francesi verranno infatti installati altrettanti telefoni fissi per consentire ai detenuti di comunicare legalmente e 24 ore su 24 con familiari e amici. Il costo dell’operazione verrà finanziato da un’impresa privata scelta dal governo la quale verrà a mano a mano rimborsata dal costo delle telefonate “pagato” dagli stessi detenuti. Il costo sarà del 20% inferiore a quello delle normali tariffe di telefonia fissa.

Naturalmente sono previste alcune restrizioni: ogni detenuto dovrà indicare fino a quattro diversi recapiti e le persone con cui entrerà in comunicazione dovranno essere identificate dalle autorità.

La decisione non è frutto di un’improvvisata svolta libertaria, ma segue un esperimento realizzato lo scorso anno nell’istituto di pena di Montmédy dove, certifica la ministra, «grazie ai telefoni in cella le tensioni sono nettamente diminuite e il clima all’interno del carcere è diventato decisamente più vivibile».

Un altro benefico effetto riguarda il traffico illegale di telefonini che imperversa nelle carceri d’oltralpe: secondo un rapporto del ministero a Montmédy i sequestri di smartphone e affini sono diminuiti del 31% in sei mesi. Solo nel 2016 sono stati sequestrati oltre 33mila telefo- nini e relativi accessori ( su 70mila prigionieri condannati o in attesa di processo), un fenomeno che le autorità penitenziarie non riescono minimamente a sradicare e che la principale causa degli incidenti che avvengono all’interno delle case circondariali. Anche i sistemi per perturbare le comunicazioni attivi in diversi istituti non sono in grado di filtrare le telefonate che passano per il 4g, WhatsApp o Viber, mentre una sentenza del 2009 emessa dalla Corte europea per i diritti umani vieta la perquisizione sistematica dei detenuti.

«Nelle nostre prigioni esistono già le cabine telefoniche, ma sono concentrate in un unico spazio comune, il personale è costretto ad accompagnare e a sorvegliare i detenuti, tutte operazioni che richiedono tempo, di fatto l’accesso ai telefoni avviene con il contagocce», spiega Belloubet per poi aggiungere: «Mantenere legami quotidiani con la propria famiglia allevia il senso di isolamento ma soprattutto facilita la reinserzione nella società quando si è estinta la pena».