ildubbio 3 Jan 2018 10:18 CET

Generale Mori: “l’uomo nero” ora esce a “testa alta…”

Tanti impegni per il generale Mario Mori: candidato al Parlamento e protagonista di un docu-fim, mentre il processo sulla trattativa è alle battute finali

Probabilmente neppure quando era in servizio il generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei carabinieri e direttore del Sisde, ha vissuto un periodo così affollato di scadenze come quello che si appresta a vivere nelle prossime settimane.

Un calendario fitto di eventi che avrà il suo clou nel mese di marzo.

A Palermo il processo sulla trattativa Stato-mafia che vede Mori imputato di aver tessuto accordi con i corleonesi dopo le stragi del 1992 è alle battute finali.

Il presidente della Corte d’Assise Alfredo Montalto ha voluto in questi mesi imprimere un’accelerazione al calendario. Dopo quattro anni di dibattimento, lo scorso dicembre è iniziata la requisitoria dei pubblici ministeri Nino Di Matteo, Vittorio Teresi, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia.

Procedendo a tappe forzate con una media di tre udienze a settimana, entro questo mese i pm formuleranno le richieste di condanna. Poi la parola passerà alle difese e a marzo il presidente Montalto conta di andare in camera di consiglio per la sentenza che, in ogni caso, è destinata a lasciare un segno nella storia recente del Paese.

Una data a marzo è invece già certa. Il quattro Mori saprà se è stato eletto in Parlamento. La sua candidatura con Energie per l’Italia è stata recentemente presentata da Stefano Parisi. Con lui, nell’uninominale, anche l’ex segretario dei Radicali Giovanni Negri che è stato il primo sponsor del generale tramite il movimento La Marianna.

Ed infine il 16 marzo, a quarant’anni dal sequestro di Aldo Moro, Mediaset trasmetterà in prima serata il docufilm diretto dai fratelli Crespi “Generale Mori, un’Italia a testa alta”. Un racconto in prima persona che ripercorre la carriera di Mori, i suoi successi e i suoi momenti bui. Dalla morte di Carlo Alberto dalla Chiesa, al sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio, fino alla cattura di Totò Riina e alla lotta contro il terrorismo, la camorra e la ’ ndrangheta.

Mori, insomma, come paradigma della giustizia italiana.

Per alcuni “l’uomo nero” che ha protetto Totò Riina e Bernardo Provenzano e che ha “trattato” con mafia per far cessare le stragi. Per altri, la maggioranza, l’uomo che ha speso la sua vita per assestare colpi fatali alla criminalità organizzata e che ha dato la caccia ai terroristi.

 

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